“Intervista” Maroni: «Un paracadute per il Tfr»

03/03/2003



Sabato 01 Marzo 2003
Intervista


Maroni: «Un paracadute per il Tfr»

Riforme in cantiere – Il ministro del Lavoro anticipa le modifiche che proporrà al Senato per il testo della delega previdenziale


ROMA – Un meccanismo ad hoc «per salvaguardare il Tfr dei lavoratori destinato obbligatoriamente al fondo pensione nel caso in cui il gestore chiuda o fallisca; misure per favorire il lancio dei fondi regionali; agevolazioni in materia di disabili»: il ministro Roberto Maroni annuncia che al Senato presenterà solo questi tre emendamenti alla delega pensioni. «Al massimo si potrà arrivare a quattro per ripristinare il limite minimo del 3% per la decontribuzione, che comunque potrebbe essere reintrodotto anche con i decreti attuativi», aggiunge il titolare del Welfare. Che, rispondendo a rilievi mossi da Confindustria, tiene a sottolineare: «In ogni caso garantisco il mantenimento della soglia minima del 3%». Maroni poi afferma di essere contrario all’adozione del "contributivo" a tutto campo: «Sbaglia chi sostiene questi tesi, che è poi la tesi della Cgil». E aggiunge che non è intenzionato a convocare le parti sociali sulle pensioni.

Signor ministro, la delega pensioni ha appena ricevuto il via libera della Camera, ma sono in molti a sostenere che la vera partita sulla previdenza si giocherà al Senato. Il Governo si accinge a calare qualche carta a sorpresa?

Al Senato presenterò tre emendamenti per introdurre maggiori garanzie per i lavoratori sul conferimento del Tfr ai fondi pensione, sviluppare i fondi pensione regionali e soddisfare le richieste, arrivate anche dall’opposizione, sulla questione della disabilità. Rimane il punto interrogativo sul limite minimo del 3% per la decontribuzione: potrebbe esserci un emendamento ma si potrebbe percorrere anche la strada dei decreti delegati.

Per garantire maggiormente i lavoratori il meccanismo di smobilizzo obbligatorio del Tfr verrà modificato?

No. Due sono i punti fondamentali della delega: la riduzione del costo del lavoro, ovvero la decontribuzione, e la riforma del Tfr per la nascita della previdenza complementare. In questo caso si tratta solo di aumentare le garanzie per il lavoratore.

Come?

Esiste già uno strumento a disposizione delle imprese: il versamento di un contributo per un fondo di garanzia sul Tfr presso l’Inps. Lo stesso meccanismo si può studiare per salvaguardare non il rendimento ma la quota di Tfr destinata dal lavoratore al fondo nel caso in cui il gestore chiuda o fallisca. Per il lavoratore, quindi, non cambia nulla: potrà utilizzare il Tfr negli stessi casi in cui lo utilizzerebbe anticipatamente se fosse in azienda

Per i fondi regionali è allo studio una corsia preferenziale?

Interverremo su questo fronte. Stiamo studiando la questione: si tratta di un tema molto interessante ma anche molto complesso.

Resta il nodo della decontribuzione ammorbidita dalla Camera. Che cosa risponde ai rilievi mossi da Confindustria?

La decontribuzione rimane sostanzialmente quella che era, perché dire da 0 a 5 o da 3 a 5 non cambia la portata dell’intervento, visto che io più volte ripetuto che, essendo la decontribuzione un incentivo all’occupazione, se è inferiore a 3 punti non è efficace. Mi faccio garante di questa misura. E se la critica di Confindustria è solo questa, mi sembra un’affermazione un po’ frettolosa dire che la delega è stata stravolta.

I sindacati, però, si preparano a dare battaglia…

La critica dei sindacati sulla decontribuzione è strumentale perché abbiamo già avuto modo di dire nella delega che non c’è bisogno della copertura poiché sarà prevista dalla Finanziaria. Tra l’altro, l’Inps sta elaborando delle simulazioni da cui emergerà che questo dramma nei conti pubblici dell’ente non c’è.

Arriverà a breve la convocazione delle parti sociali?

Le critiche di Confindustria e sindacati sono già note. Il confronto si farà al Senato. Sono soddisfatto di come la maggioranza si è comportata alla Camera. Ma ho anche apprezzato, al di là di qualche episodio sgradevole, l’atteggiamento dell’opposizione che non ha fatto ostruzionismo. E questa è la novità di cui tenere conto.

Intanto aumentano i fautori del "contributivo" per tutti…

Io sono contrario al contributivo pro-rata per tutti. Ritengo il che il meccanismo giusto sia quello della delega. Elsa Fornero ha un’opinione diversa. Rispetto e apprezzo i suoi contributi, ma non condivido la tesi che la delega tradisce gli obiettivi. E non condivido neppure quella secondo cui l’unico vero intervento riformatore sarebbe il ricorso ai disincentivi e cioè al contributivo pro-rata. Che poi, tra l’altro, è la tesi della Cgil.

MARCO ROGARI