“Intervista” Maroni: «Trattiamo sugli aiuti per chi non ha lavoro»

18/04/2002


1) Intervista al ministro Maroni
2) Le proposte del governo



«Trattiamo sugli aiuti per chi non ha lavoro»

Maroni: chiamerò Cofferati, ma riveda il giudizio sprezzante sul libro bianco che ferì Biagi

      MILANO – «Dopo il primo maggio convocherò il sindacato e presenterò le proposte di riforma degli ammortizzatori sociali, ovvero di tutte quelle norme che sono a protezione di coloro che non hanno un lavoro o che lo stanno perdendo o che lo hanno già perso. E’ da qui che deve ripartire il dialogo». Il ministro del Welfare Roberto Maroni ha parlato ieri mattina con Silvio Berlusconi: insieme hanno valutato la situazione all’indomani dello sciopero generale che ha bloccato l’Italia e hanno concordato i tempi possibili per la ripresa del confronto con Cgil, Cisl e Uil. Non vi sarà alcuno stralcio dell’articolo 18 ma l’esecutivo inviterà a valutare «un percorso di raffreddamento» della situazione. Contatti informali fra le parti sono già stati avviati. Nelle prossime ore lo stesso Roberto Maroni telefonerà a Sergio Cofferati: «Gli chiederò solo una cosa per riprendere un rapporto personale oltre che professionale. Che riveda quel giudizio sprezzante sul libro bianco di Marco Biagi che diede dal banco del congresso Cgil nello scorso febbraio. Lo definì un "libro limaccioso". So bene quanto quella frase ferì Marco Biagi. Lo ferì molto il contenuto e lo ferì il tono con cui fu pronunciata. Ecco io sono pronto a sedermi a un tavolo ma sarebbe un atto elegante da parte di Cofferati dire oggi che quelle parole furono davvero un giudizio sbrigativo. Mi auguro che ciò possa avvenire».
      Ministro Maroni una valutazione sullo sciopero generale di martedì.

      «La polemica sui numeri è inutile. Cambia poco se ha partecipato il 60 o il 90 per cento dei lavoratori. Occorre piuttosto dare un giudizio sui motivi dello sciopero e valutare le conseguenze che può avere sull’azione di governo».

      Qual è allora la posizione del governo?

      «La motivazione dello sciopero è stata politica: contro il governo di centrodestra e contro il suo progetto di riforma del Paese. La Cgil ha trascinato con sé gli altri sindacati e ha usato come pretesto una norma assolutamente secondaria della delega che l’esecutivo ha chiesto al Parlamento in materia di lavoro. L’articolo 18, la revisione dell’articolo 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori, è diventata una bandiera politica contro il governo».

      E il governo come risponde ai milioni di lavoratori scesi in piazza?

      «Lo sciopero generale rientra nelle dinamiche democratiche. Nulla di tragico. Se però lo sciopero è stato così fortemente caratterizzato da motivi politici la risposta non può che essere politica».

      Che cosa significa? Il governo intende riaprire il dialogo?

      «Siccome lo sciopero contro la riforma dell’articolo 18 ha dimostrato che l’articolo 18 è solo un pretesto, il governo non può che dire una cosa: il contenuto della proposta di delega viene confermato. Ho letto in questi giorni numerosi appelli, compreso quello di monsignor Brigantini presidente della Commissione affari sociali della Conferenza Episcopale dei Vescovi. Si chiede di ripartire dal famoso libro bianco, si chiede di ripartire dalla discussione sulla riforma del lavoro. Bene è quanto vogliamo anche noi da mesi. La delega in discussione ora al Senato non è altro che la trasposizione del libro bianco».

      Il governo ha la volontà di sedersi al tavolo di una trattativa?

      «Assolutamente sì ma il sindacato non può preliminarmente chiederci di revisionare la nostra proposta. Sarebbe sciocco e insensato. Devo anche aggiungere che non pensiamo affatto di ridurre le modifiche dell’articolo 18».

      Cofferati insiste sullo stralcio dell’articolo 18.

      «Lo stralcio significherebbe l’accantonamento. Non è praticabile. Se ci avessero convinto che l’opposizione riguardava davvero soltanto una norma e non era una opposizione politica al governo di centrodestra noi avremmo discusso subito. In verità ci siamo accorti che la Cgil aveva voglia di riempire le piazze, che l’articolo 18 era diventata una bandiera da agitare. Così non è stato più possibile dialogare. Ma non per volontà nostra».

      Il problema però resta. Che accade ora? Di nuovo muro contro muro? Non è dovere del governo ritrovare la strada del confronto?

      «Credo che per riprendere il dialogo, per raffreddare la situazione sia necessaria tanta ragionevolezza. Il governo non ha l’ansia di convocare le parti e discutere un minuto dopo lo sciopero: è comunque pronto a farlo. Il sindacato rifletta sulla inutilità delle posizioni di rigidità che hanno impedito il negoziato e scenda dalle barricate».

      Bisogna ripartire da una proposta concreta. Qual è la proposta del governo?

      «La delega che il governo ha chiesto al Parlamento è articolata in dodici articoli. Il primo articolo riguarda la riforma del collocamento, il secondo articolo riguarda la riforma degli ammortizzatori sociali, il terzo articolo la nuova tipologia contrattuale. Poi ci sono il part-time e l’occupazione femminile. La riforma dell’articolo 18 è il decimo articolo della delega. La stessa delega è ora all’esame della commissione al Senato che è ferma al punto primo, il collocamento, e procederà articolo per articolo. Sarebbe opportuno costruire un’agenda di trattative che segua lo stesso iter parlamentare. Se la commissione al Senato sta per cominciare a discutere di ammortizzatori sociali le parti dovrebbero discutere di ammortizzatori sociali».

      Significa rinviare la discussione sull’articolo 18?

      «Propongo di seguire l’ordine logico che è contenuto nella delega. E’ un percorso già segnato: l’ordine degli articoli. Costruiamo un’agenda delle priorità: collocamento, ammortizzatori sociali, part-time, occupazione femminile, tipologie contrattuali. Poi arriverà l’articolo 18, decimo punto della delega. Entro l’estate vorremmo chiudere».

      Convocherà i sindacati?
      «Con Berlusconi abbiamo concordato che il dialogo va ripreso senza affrettare i tempi dando la possibilità a tutti di riflettere. Dopo il primo maggio il governo chiederà un incontro ai sindacati sugli ammortizzatori sociali. Ci sono quattro ipotesi allo studio che stiamo analizzando con il ministro dell’Economia. Noi vogliamo ristabilire i rapporti con il sindacato».
      Per ristabilire i rapporti è necessario compiere un passo indietro
      . Chi lo compie: il governo o il sindacato?
      «Più che un passo indietro va compiuto un passo avanti sia da parte del governo sia da parte del sindacato. Dunque si deve andare oltre la questione dell’articolo 18. Sono convinto che i milioni di lavoratori che hanno scioperato in buona fede sarebbero adesso contenti di sapere che si comincia a discutere di riforma del collocamento, di part-time, di occupazione femminile, di protezione per chi non ha una occupazione o per chi la sta perdendo, di sistema di formazione permanente per cui un lavoratore anziano che oggi viene mestamente accompagnato alla pensione sia invece messo in grado di aggiornarsi. Il sindacato è composto da persone responsabili che conoscono l’importanza di queste tematiche. Mi aspetto la loro disponibilità».
Fabio Cavalera fcavalera@corriere.it


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      LE PROPOSTE DEL GOVERNO


      Nuovo collocamento

      1 Il progetto del ministro Maroni prevede la creazione di un’ anagrafe nazionale dei disoccupati . Gli iscritti sosterranno un colloquio di orientamento e riceveranno una proposta di formazione . Ci sarà poi una borsa del lavoro per agevolare l’incontro tra domanda e offerta

      Ammortizzatori

      2 E’ previsto il potenziamento della cassa integrazione e del sussidio di disoccupazione . Quest’ultimo sarà erogato per 12 e non più per 6 mesi; l’importo sarà a scalare, partendo da un livello del 40% più alto rispetto a oggi. Gli ammortizzatori saranno estesi ai lavoratori autonomi

      Articolo 18

      3 La modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori prevede l’ abolizione dell’obbligo di reintegro per chi, nelle aziende con più di 15 dipendenti, viene licenziato senza giusta causa. Al lavoratore spetterà però un indennizzo . La norma riguarda solo i nuovi assunti



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