“Intervista” Maroni: sul Tfr il premier faccia l’uomo di Stato

20/10/2005
    giovedì 20 ottobre 2005

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    Maroni: sul Tfr il premier faccia l’uomo di Stato

      Intervista
      Amedeo La Mattina

        ROMA
        Il messaggio che Roberto Maroni manda al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è chiaro e diretto: se il premier finalmente dicesse sì alla riforma della previdenza complementare, dimostrerebbe di essere «un vero uomo di Stato». Il ministro del Welfare è convinto che in questo modo smentirebbe la sinistra e tutti coloro che lo hanno sempre inchiodato sul conflitto di interessi. «Un conflitto di interessi che c’è – dice l’esponente della Lega – è un fatto oggettivo. E’ stato lo stesso Berlusconi a riconoscerlo: viste le ricadute su Mediolanum, nel momento in cui il Consiglio dei ministri ha cominciato a discutere il provvedimento, il premier si è alzato e ha lasciato la sala». Secondo Maroni «ora, però, ha un’occasione irripetibile per la sua immagine di uomo delle istituzioni».

          Finora, con il veto alla riforma della previdenza integrativa, il presidente del Consiglio sembra dare ragione ai suoi accusatori. Anche se ieri una piccola aperta l’ha fatta, affermando di non essere «negativo sul fatto che la riforma si attuerà», ma che ci sono «alcune condizioni» da verificare.

            «Mi auguro che il parere delle commissioni possa servire a fargli cambiare opinione. Io comunque non ho intenzione di cambiare il testo: quello è e quello rimane. Ma sono fiducioso perchè non ci sono argomenti di natura tecnica che possano essere di impedimento. Tutte le organizzazioni interessate sono d’accordo, compresi i sindacati, i Cobas, la sinistra e la Confindustria. Tutti d’accordo, tranne l’Ania, nonostante in tutti questi mesi mi sono sgolato per spiegare che questa riforma avvantaggia anche le compagnie di assicurazioni. Ecco, le compagnie assicurative serie lo hanno capito…».

              Berlusconi e Mediolanum no, invece?

                «Evidentemente no. Ma io parlo e cerco di convincere – e sono sicuro che ci riuscirò – con il mio presidente del Consiglio. E ho rapporti istituzionali con l’Ania, non con le singole società. E’ chiaro che in questa faccenda sono entrati in gioco le grandi lobby . Vede, qui non siamo di fronte ad una questione ideologica, come lo è stato per l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori: destra contro sinistra, lavoratori contro datori di lavoro. Se la riforma fosse a costo zero, il problema sarebbe già risolto. C’è di mezzo invece un forte impatto sociale e grandi interessi delle lobby assicurative che sono ostili perchè vendono fondi che chiamano previdenziali ma che tali non sono e che producono un enorme vantaggio finanziario. Noi invece dobbiamo fare gli interessi generali, soprattutto dei giovani lavoratori che devono cominciare a pensare al loro futuro, utilizzando il Tfr, cioè i loro soldi, per costruirsi una previdenza complementare. Non è vero come ha detto Berlusconi che si tratta di un regalo ai sindacati. Glielo spiegato cento volte».

                  Ma il conflitto di interessi è più forte delle argomentazioni tecniche, è vero?

                    «Guardi, se in Consiglio dei ministri, quando arriverà il parere delle commissioni parlamentari, ci sarà un veto politico da parte Forza Italia, la Lega ne terrà conto. Avrebbe il significato di appannare i rapporti tra i due partiti. Se Berlusconi porrà il veto, è chiaro che la riforma non si farà, commettendo un grave errore. E per noi sarà una situazione molto difficile da superare».

                      Dunque lei si dimetterà, come aveva promesso?

                        «Queste sono decisioni che verranno prese dal mio partito. Sconfitta non sarà la Lega ma il governo. Tra l’altro noto che, chiariti alcune problemi, anche An è d’accordo. Lo è anche l’Udc. Rimane da convincere Berlusconi che ha una grande occasione…».

                          Quale?

                            «Il premier ha l’opportunità di dimostrare che il conflitto di interessi non gli impedisce di intervenire contro i suoi interessi. Ha la possibilità di smentire l’opposizione e di avere fatto leggi ad personam. Dimostrerà di essere un uomo di Stato che riesce a mettere da parte il proprio particolare e far prevalere gli interessi di tutti. Sono convinto che questo accadrà».

                              Molti temono che non ci siano più i tempi per l’entrata in vigore della riforma entro gennnaio 2006. Come stanno le cose?

                                «Le commissioni parlamentari dovranno dare un parere entro il 5 novembre. Poi il governo avrà 30 giorni per approvare il decreto. Se questo avverrà, non ci sarà nessun ritardo: la riforma entrerà in vigore a parte dal primo gennaio del 2006.».