“Intervista” Maroni: serve una riforma totale del welfare

09/04/2002



L’INTERVISTA


    Il ministro: serve una riforma totale del welfare
    DAL NOSTRO INVIATO


    MADRID –
    Roberto Maroni, ministro del Welfare, se lo aspettava di sentir dire qui all’assemblea dell’Onu di Madrid che l’Italia è il Paese più vecchio del mondo?
    «La verità è che poco importa se siamo i primi, i secondi o i quarti in questa classifica planetaria. Il problema non è certo che in Italia ci sia un’alta concentrazione di ultrasessantenni. Anzi. Il fatto che per il 2050 si prevede che l’aspettativa media di vita sarà di 81 anni per gli uomini e di 86 per le donne lo considero un dato molto positivo. La nostra tragedia è che da noi nascono davvero pochi bambini».

    In effetti con il nostro 1,2 figli per donna abbiamo un tasso di natalità, anche qui, tra i più bassi del mondo. Che si può fare?

    «Ci stiamo pensando. E’ allo studio un’ipotesi per dare incentivi per la nascita dei figli».

    Che cosa vuol dire?

    «Incentivare, anche economicamente, le famiglie per spingerle a mettere al mondo bambini. Del resto abbiamo già in cantiere un disegno di legge che prevede sgravi e agevolazioni fiscali anche per l’acquisto della casa alle giovani coppie che vogliono sposarsi o che si sono appena sposate. E’ un aiuto concreto per la creazione di nuove famiglie. Con lo stesso criterio stiamo valutando altre ipotesi, tra queste quella di trovare formule adeguate per incentivare la nascita di figli. Nominerò a giorni una commissione che dovrà lavorare su tutti questi temi per presentare proposte concrete al governo».

    Proposte di che tipo?

    «L’intenzione è di fare un riforma totale del sistema Welfare. Quello che abbiamo oggi è troppo costoso e inadatto, vecchio di dieci anni, quindi antiquato. Ecco perché ho pensato a un nuovo libro bianco».

    Un nuovo libro bianco?

    «Sì, sul modello di quello fatto per il mercato del lavoro. Un libro bianco che, dopo il lavoro e la previdenza, questa volta si occupi dell’altra faccia del Welfare: anziani, giovani, famiglia, disabili, tossicodipendenti, contrasto alla povertà. E a questi sei punti ci si devono aggiungere altri due, indirettamente correlati: immigrazione e volontariato. Questo nuovo libro bianco sarà pronto entro l’estate, al più tardi entro l’autunno».

    Si può anticipare qualche altra ipotesi di riforma?

    «In linea generale punteremo sulla sicurezza e sulla protezione sociale, sugli ammortizzatori sociali e previdenziali. Un programma articolato di protezione sociale: il Welfare non può essere uguale per tutti».

    E quindi?

    «Rimanendo in tema di anziani stiamo valutando la fattibilità di un fondo sociale globale attraverso la contribuzione e la fiscalizzazione. Pensiamo a schemi assicurativi per sostenere, soprattutto, le persone anziane non autosufficienti. Così come già succede in Paesi del Nord Europa ben più avanti di noi, come l’Olanda e la Germania. Dobbiamo confrontarci con gli altri Paesi dell’Unione, per questo sarà importante una ricognizione generale per individuare le criticità del nostro sistema Welfare».

    Uno dei dati che più preoccupano in questa assemblea mondiale sull’invecchiamento è il crollo di quella che viene chiamata la percentuale potenziale di sostegno, ovvero il rapporto tra le persone attive e quelle che hanno smesso di lavorare. Oggi ci sono 9 persone che lavorano per sostenere un pensionato, nel 2050 ce ne saranno soltanto 4. Pensa che sia il caso di aumentare l’età della pensione?

    «Procediamo per gradi. Abbiamo definito una riforma del sistema previdenziale e nella legge delega è stato già inserito un punto ben preciso a riguardo: la liberalizzazione dell’età della pensione».

    Che vuol dire liberalizzazione?

    «Che chi crede e si sente può decidere di rimanere a lavorare anche oltre i 65 anni».

Alessandra Arachi