“Intervista” Maroni: riforma del lavoro, la Margherita voti com noi

28/10/2002




28 ottobre 2002

Maroni: riforma del lavoro la Margherita voti com noi
      MILANO – Di rientro dagli Stati Uniti il ministro del Welfare, Roberto Maroni, si ritrova in agenda tre appuntamenti importanti: la riforma del mercato del lavoro (collocamento, part time, nuove tipologie di contratti, formazione professionale permanente) che martedì in mattinata dovrà superare nell’aula della Camera dei deputati l’ostacolo della pregiudiziale di costituzionalità presentata dalla sinistra; il confronto con le parti sociali sul maxiemendamento alla finanziaria; la crisi Fiat.
      Si tratta di esami severi per il governo e per la maggioranza. Ministro Maroni, dopo lo strappo con la Cgil, dopo lo sciopero generale, dopo le durissime critiche di Confindustria è davvero possibile rilanciare il dialogo con i rappresentanti delle categorie sociali?
      «Il dialogo è stato rilanciato il 5 luglio scorso con il Patto per l’Italia, patto che trova ora con la legge finanziaria e con la delega per la riforma del mercato del lavoro piena attuazione. Il confronto con le organizzazioni sindacali, a parte la Cgil che si è autoesclusa per motivi ideologici, e con gli imprenditori è sempre stato aperto, serio, costruttivo. Adesso è il momento di tradurre gli impegni in provvedimenti. Quell’accordo resta il punto di riferimento della nostra politica».

      Confindustria e sindacati hanno avanzato forti riserve sulle politiche per il Mezzogiorno?

      «Il punto in questione è il passaggio dai finanziamenti a fondo perduto per il Mezzogiorno ai finanziamenti agevolati. La reazione degli imprenditori e del sindacato è comprensibile ma non condivisibile. Con il metodo del confronto e senza diritto di veto – perché la vecchia concertazione è morta – modificheremo e troveremo il pieno accordo».

      Quando sarà approvata la riforma del mercato del lavoro?

      «Spero che la delega venga approvata entro Natale. I decreti attuativi sono già pronti. Da martedì spetta all’aula dei deputati dare il via. C’è da superare lo scoglio della pregiudiziale di costituzionalità avanzata dalla sinistra più estrema e mi auguro che tutti i parlamentari della maggioranza siano presenti».

      Teme imboscate?

      «Spero di no. Semmai ho fiducia che la parte più moderata, attenta e responsabile del centrosinistra contribuisca ad approvare un provvedimento che è vitale per il futuro del Paese, una riforma che non toglie diritti e offre piuttosto nuove opportunità. So che nella opposizione c’è forte tensione, la stessa tensione che vi fu in materia di politica estera sulla missione degli alpini in Afghanistan. C’è una sinistra che vuole fare la guerra alla riforma del mercato del lavoro e un centrosinistra, la Margherita, su posizioni ben diverse. Del resto questa riforma sviluppa il pacchetto presentato a suo tempo da Tiziano Treu. I più attenti, lo stesso Treu o l’ex ministro Letta, settori importanti del centrosinistra, credo che siano disposti a discutere su come modificare e modernizzare il mercato del lavoro. Chi si oppone è la sinistra rigida, ultraconservativa, quella sinistra che riteneva il mercato del lavoro di sua unica competenza e che non può tollerare che sia il centrodestra a fare ciò in cui fallì il governo di centrosinistra».

      Una riforma che lacera la sinistra?

      «Ne sono convinto. Ciò che ha scritto Marco Biagi nel libro bianco e che trova attuazione nella riforma non è dissimile da ciò che sosteneva l’ex ministro e mio predecessore Treu. Per quale motivo questa parte del centrosinistra dovrebbe farsi prendere da smanie distruttive e subire il ricatto degli ultraconservatori della estrema sinistra?».

      La delega affida al governo la nuova disciplina del collocamento, del part time, della formazione professionale, dei contratti innovativi. Lei ha detto che i decreti attuativi sono già pronti. Può anticipare i contenuti?

      «Per la riforma del collocamento ci siamo ispirati al modello laburista di Toni Blair. Creiamo in collaborazione con le Regioni il Sil, Sistema informativo del lavoro, che assorbirà tutta la domanda e tutta l’offerta di lavoro e al quale avranno accesso le agenzie di collocamento costituite dai privati, regolarmente registrate e accreditate. Sarà un sistema efficace ed efficiente per fare incontrare domanda e offerta senza intoppi burocratici e con tempi rapidi. Sul part time il principio è di favorire l’occupazione femminile. Certo il datore che assume due lavoratori part time non deve sostenere costi maggiori che gli deriverebbero dall’assumere un lavoratore full time. Sulle nuove tipologie contrattuali si introduce il lavoro a progetto, si assume per realizzare un progetto e la retribuzione è legata alla qualità, ai contenuti, ai tempi di realizzazione del progetto. E si introduce anche il
      job sharing , più persone condividono la stessa attività. Infine sulla formazione permanente si offre la possibilità ai lavoratori di un aggiornamento continuativo che dia la possibilità anche ai più anziani di restare sul mercato del lavoro. Puntiamo sulla dinamicità dei nuovi contratti contro la staticità dei vecchi contratti a tempo indeterminato che sono un pilastro ma non devono essere l’unico sul mercato del lavoro».
      Restano sempre irrisolte alcune questioni di fondo: le pensioni che assorbono oltre il sessanta per cento della spesa sociale e che pesano sui conti pubblici.

      «Una volta per tutte: occorre farla finita con una visione esclusivamente finanziaria del problema. La questione va affrontata con una visione sociale. Non si deve pensare solo all’oggi ma si deve pensare al domani, alle nuove generazioni. Il taglio delle pensioni risolverebbe forse i problemi di cassa oggi ma non i problemi del domani».

      Le pensioni non si toccano?

      «Le pensioni di anzianità non si toccano. Sia l’Europa sia il Fondo monetario ci hanno detto che l’approccio giusto è quello nella delega in discussione in Parlamento con l’introduzione dei tre pilastri che spostano il peso delle pensioni dal pubblico al privato: previdenza pubblica, previdenza integrativa collettiva, previdenza integrativa individuale. Semmai si può intervenire e interverremo come ci ha prospettato il Fondo monetario sull’innalzamento dell’età pensionabile. Servono meccanismi chiari e condivisi. Mi rifiuto di farlo per decreto. Su questo bisogna lavorare con le parti sociali e poi in Parlamento nella delega».

      Il libro bianco sul lavoro auspica il superamento della contrattazione collettiva centralizzata e parla esplicitamente di dualismo Nord-Sud. Ci saranno interventi?

      «Questa è materia che spetta alle parti sociali e sulle quali il governo non ha parola. Certo è che i tempi sono maturi. Dieci anni fa lo diceva la Lega. Ora lo dice in modo raffinato il Fondo monetario. Occorre rendersi conto delle realtà territoriali. La contrattazione centralizzata è ormai superata».

      Crisi Fiat. Qual è la sua posizione?

      «La Fiat ha presentato un piano molto dettagliato per quanto riguarda i tagli occupazionali e assai meno dettagliato sulle prospettive di rilancio industriale. E’ un piano sbilanciato e sul quale mi sento di condividere le perplessità del sindacato. Spero che la Fiat vada oltre la richiesta di interventi di sostegno al reddito e di ricorso alla cassa integrazione straordinaria. Se presenterà un piano bilanciato lo sosterremo tutti».

      A che tipo di piano pensa?

      «Escludo una partecipazione dello Stato nel capitale azionario. Penso a un piano che distribuisca i sacrifici fra governo, collettività, lavoratori e azionisti. La Fiat è un conglomerato con attività ad alta redditività. Non può pensare di socializzare le perdite e continuare a privatizzare i profitti: la famiglia Agnelli se intende chiedere sacrifici non può tirarsi indietro».

      La maggioranza negli ultimi tempi è stata scossa da violenti polemiche. Superate le tensioni Lega-centristi?

      «La discussione è fisiologica. Se si mantengono i patti su federalismo e devoluzione non ci saranno mai rotture e crisi».

      Ma sull’allargamento dell’Europa già la Lega è pronta a distinguersi dagli alleati?

      «L’allargamento pone gravi problemi. Ed è giusto evitare trionfalismi o inutili entusiasmi che non tengono conto dell’impatto sociale dell’allargamento dell’Europa. Ad esempio sul lavoro, sulla occupazione, sulla crescita. Noi non siamo pregiudizialmente contro. Diciamo che assieme alle positività ci sono molte negatività che vanno valutate, gestite e governate».
Fabio Cavalera fcavalera@corriere.it


Politica



Il lavoro
      ASSUNZIONI
      La riforma del collocamento prevede la chiamata diretta: i datori di lavoro potranno scegliere chi assumere senza dover sottostare a graduatorie ma individuando i lavoratori attraverso il Sil, Sistema informativo del lavoro
      CONTRATTI
      La delega prevede l’incentivo del part time e nuove forme contrattuali come il lavoro a progetto e il
      job sharing (più persone che condividono la stessa attività)


Le pensioni
      DELEGA
      Lo scorso dicembre il governo ha varato un disegno di legge delega sulle pensioni che contiene incentivi per chi ritarda il pensionamento
      VECCHIAIA
      Sarà liberalizzata l’età pensionabile con l’abolizione dell’età di vecchiaia, oggi fissata in 65 anni per gli uomini e 60 per le donne
      FONDI
      Una parte del Tfr confluirà nei fondi pensione a integrazione della previdenza pubblica