“Intervista” Maroni: Pensioni, si alla sanatoria per i rimborsi delle minime

07/01/2004




Mercoledì 7 gennaio 2004
La riforma del welfare
L’intervista
Maroni: saranno congelate le richieste inviate dall’Inps

«Pensioni, si alla sanatoria per i rimborsi delle minime»

ROMA - Sanatoria per le coppie di pensionati a 516 euro e per gli altri anziani che dovrebbero restituire all’Inps somme di denaro relative a prestazioni assistenziali cui non avevano diritto. Lo annuncia il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, in questa

intervista in cui rivendica i risultati ottenuti dalla politica sociale del governo, «che non è fatta di interventi spot, ma risponde a un disegno organico che ci ha consentito, per esempio, di ridurre la povertà dell’1% nel 2002 rispetto al 2001, secondo i dati Istat».

Ministro, perché prima avete promesso la pensione minima a 516 euro per tutti e poi se due coniugi la ricevono, se la vedono revocare dall’Inps?
«Si è fatto un allarmismo che non si fonda sui dati, ma sul pregiudizio politico. Con la nostra legge sulle pensioni a un milione di lire abbiamo aumentato l’assegno e migliorato le condizioni di vita di quasi due milioni di persone. Adesso l’Inps sta verificando i requisiti di reddito previsti dalla stessa legge e risulta che circa 1.500 coppie, cioè 3 mila pensionati, non avevano diritto all’aumento. Questi numeri dimostrano che la nostra è una legge buona. Ma va completata, questo sì».

Anche per evitare che una coppia con due pensioni a 516 euro si veda revocare il beneficio?

«Sì. Questa è una stortura che intendiamo correggere in una delle prossime leggi finanziarie. Ne abbiamo ancora due prima della fine della legislatura. E con queste aumenteremo anche la platea dei pensionati cui verrà aumentata la rendita a 516 euro. Sappiamo che finora abbiamo raggiunto meno di due milioni su circa 6 milioni di potenziali aventi diritto. Ma il programma di governo diceva che l’aumento a un milione di lire sarebbe avvenuto gradualmente nell’arco della legislatura. Completeremo l’operazione nei prossimi due anni».

Verranno quindi aumentati i requisiti di reddito per accedere alla maggiorazione sociale a 516 euro?

«Esatto».

Questo per il futuro. Ma intanto interverrà sulle 1.500 coppie che hanno ricevuto dall’Inps la lettera di revoca della maggiorazione sociale?

«Certamente. L’Inps non poteva far altro che applicare la legge. Ma dato l’esiguo numero di casi interverremo e non ci sarà alcuna revoca degli aumenti».

Ci vorrà un decreto legge?

«Domani (oggi per chi legge, ndr) incontrerò il presidente dell’Inps, Gian Paolo Sassi, e vedremo come intervenire. L’Inps riceverà comunque istruzioni per non procedere alla revoca delle maggiorazioni».

A parte il caso delle pensioni a 516 euro, ci sono 168 mila pensionati che, dopo le verifiche reddituali, dovrebbero restituire all’Inps somme per prestazioni varie (reversibilità, invalidità, pensioni sociali) cui non avevano diritto. Una parte di questi già rientra nella sanatoria decisa con la Finanziaria 2002. Per gli altri ne farete una nuova?

«Certamente sì. La sanatoria era già stata fatta dal governo Prodi e poi da noi per evitare, soprattutto ai pensionati a basso reddito, la restituzione delle somme all’Inps. Finché non saremo in grado di evitare il pagamento della pensione a chi non ha diritto non potremo fare altro. È un vizio del sistema, che per ora non si può evitare. È quindi prevedibile la riproposizione dell’ultima sanatoria».

Ci sono le risorse?

«Le troveremo».

Lei dice che l’operazione pensioni a 516 euro verrà completata. Nel frattempo molti anziani non arrivano a fine mese e al governo sembra mancare un disegno organico di politica sociale.

«Alt. Non generalizziamo. Questo governo ha preso provvedimenti importanti sia sulle pensioni sia sul versante sociale. Il bonus di mille euro dal secondo figlio in poi non è uno spot elettorale, ma una misura che abbiamo mutuato dal governo francese di Jean-Pierre Raffarin, che voi spesso sulla stampa elogiate come un riformista illuminato. Inoltre, contesto che non ci sia un disegno organico di riforma. C’è ed è contenuto nel Libro bianco sul Welfare. Le misure di cui stiamo parlando ne anticipano alcuni contenuti».

Ma restano lacune importanti. Avete fatto la riforma del mercato del lavoro che aumenta la flessibilità, ma non ci sono sostegni di livello europeo per chi è disoccupato.

«Un conto è avere ben presente il quadro delle riforme e noi ce l’abbiamo. Un altro conto è attuare le riforme, per la qual cosa ci vuole il tempo di una legislatura. Stiamo attuando l’aumento dell’indennità di disoccupazione. Il provvedimento è in discussione al Senato».

E la riforma dello Stato sociale?

«Ne cominceremo a discutere lunedì con i sindacati. Intanto, la riprova del fatto che il governo non si è mosso in maniera occasionale, ma secondo una strategia ben precisa, sta nel calo della povertà. Lo dico anche alla sinistra che ritiene di avere il monopolio della politica sociale: questo governo ha fatto di più di quanto loro abbiano fatto».

Però sta emergendo un problema di tutela dei redditi, da lavoro e da pensione, rispetto ai prezzi.

«Il tema della politica dei redditi è rilevante e i sindacati hanno ragione quando sollevano il problema della distribuzione della ricchezza, che riguarda salari e pensioni. Gli stessi sindacati sono pronti a ridiscutere l’accordo del luglio ’93 che finora ha regolato la materia. Il governo è disponibile a farlo, ma a due condizioni».

Quali?

«Primo, che le parti sociali si impegnino a metter mano al modello contrattuale, in modo da adeguare stipendi e salari al costo della vita a livello territoriale, eventualmente in sede di recupero del differenziale tra inflazione programmata e reale. Secondo, che non si metta in discussione il criterio base dell’inflazione programmata già fissato nel ’93».

Oggi incontrerà nuovamente Cgil, Cisl e Uil sulla riforma delle pensioni. Nessuno di voi crede alla possibilità di un accordo, ma allora perché andate avanti?

«Questo non è un tavolo per trovare un accordo, ma un tavolo di confronto. Abbiamo ascoltato le ragioni del sindacato. Alcune delle quali, per esempio sulla previdenza complementare, saranno accolte dal governo, anche se non si dovesse arrivare a un’intesa. Anche io sono pessimista sulla possibilità di un accordo pieno. Noi lo cerchiamo a tutti i costi, ma il confronto è comunque utile».

Quali proposte del sindacato verranno accolte?

«Questo non posso dirlo».

Visto che ha parlato di previdenza complementare e che il leader della Lega, Umberto Bossi, ha bocciato il trasferimento obbligatorio del Tfr ai fondi pensione, si passerà al silenzio-assenso, cioè i lavoratori manterranno la possibilità di tenersi la liquidazione?

«Le preoccupazioni di Bossi sono comprensibili, soprattutto alla luce dei recenti scandali finanziari. Dopo quanto è avvenuto, dobbiamo contemperare le esigenze di aumentare il flusso di finanziamento ai fondi pensione con l’esigenza di tutelare questa particolare forma di risparmio».

Enrico Marro