“Intervista” Maroni: «Pensioni, lavoro, art. 18: è l’anno buono»

08/01/2003




Mercoledí 08 Gennaio 2003

LE RIFORME IN ITALIA


          «Pensioni, lavoro, art. 18: è l’anno buono»

          Il nuovo welfare – Il ministro Maroni raccoglie l’appello di D’Amato sull’urgenza di modifiche strutturali e indica le priorità del 2003

          MARCO ROGARI


                  ROMA – «Il 2003 sarà l’anno non solo delle riforme istituzionali ma certamente anche di quelle economico-sociali». Roberto Maroni si dichiara d’accordo con il presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, sulla necessità di dare la priorità agli interventi strutturali per il rilancio competitivo. E afferma che l’Esecutivo conta di presentarsi a giugno all’appuntamento con il semestre di presidenza italiana della Ue con «tre importanti obiettivi» già centrati: la riforma Biagi; la riforma delle pensioni; la revisione dell’articolo 18 e degli ammortizzatori. Il ministro del Welfare ribadisce che la delega sulla previdenza sarà modificata. E conferma che la "strada maestra" resta quella degli incentivi per favorire l’elevazione dell’età pensionabile: «Il super-bonus del 30% è una delle ipotesi alle quali stiamo lavorando». Il ministro poi parla di una «stretta collaborazione» con Parigi sulla previdenza e annuncia che la prossima settimana incontrerà le parti sociali. E aggiunge: «Sul ricorso ai disincentivi e al contributivo per tutti ci rimetteremo alla volontà del Parlamento».
                  Signor ministro, si parla tanto di riforme istituzionali mentre gli interventi sull’economia restano al palo. Che cosa risponde al presidente di Confindustria D’Amato che chiede di dare nel 2003 la priorità alle riforme economiche?
                  D’Amato ha ragione. Non a caso il il 2003 sarà l’anno non solo delle riforme istituzionali ma certamente anche di quelle economico-sociali, proprio come chiede il presidente di Confindustria. La prima a tagliare il traguardo in tempi molto rapidi sarà la riforma Biagi: il Senato l’approverà entro gennaio. Subito dopo accelereremo l’iter del Ddl 848 bis sulla revisione dell’articolo 18 e degli ammortizzatori sociali prevista dal Patto per l’Italia con l’obiettivo di ottenere il via libera prima dell’estate. Ed entro questa scadenza contiamo di vedere approvata anche la delega pensioni. Sulla riforma Biagi pende però la spada di Damocle degli oltre 500 emendamenti presentati al Senato dall’opposizione… Il testo è blindato e non ci saranno ulteriori rallentamenti: stiamo cercando di convincere il Senato a inserire la riforma al primo punto dell’ordine del giorno alla ripresa dei lavori. E mi pare davvero singolare che quella parte della sinistra che ha condiviso molte delle tesi esposte da Marco Biagi nel suo Libro bianco ora faccia ostruzionismo con oltre 500 emendamenti.
                  Resta da sciogliere il nodo dell’articolo 18 e dell’indennità di disoccupazione: questa riforma finirà nel dimenticatoio?
                  È nostra intenzione che il Ddl 848 bis inizi subito l’iter non appena approvata la riforma Biagi per arrivare all’approvazione entro giugno. Del resto, è già tutto definito nei contenuti: il nuovo articolo 18 è allegato al Patto per l’Italia e l’indennità di disoccupazione è contenuta nel Patto stesso. Anche sulle pensioni si è assistito a un congelamento della riforma. Per quanto tempo durerà ancora?
                  La discussione alla Camera sulla delega varata nel dicembre del 2001, dopo il confronto con le parti sociali, è già a buon punto. Ci sono però ancora dei punti da definire. Per questo il Governo proporrà alcuni correttivi che contribuiranno a velocizzare l’iter. L’obiettivo è di giungere all’approvazione definitiva prima dell’estate, ovvero prima dell’inizio del semestre di presidenza italiana della Ue.
                  Proprio la Ue invoca una riforma rapida e strutturale. Come risponde il Governo?
                  Tutti gli Stati membri sono pressati dalla Ue, che a marzo comincerà a definire le politiche europee sulla previdenza. Noi ci stiamo muovendo, in sintonia con il governo francese, proprio sulla base delle indicazioni della Ue: favorire l’innalzamento dell’età pensionabile e sviluppare le forme integrative.
                  Vuol dire che sulla previdenza c’è una asse Roma-Parigi?
                  Noi abbiamo uno stretto rapporto di collaborazione con Francia, Spagna e Gran Bretagna, ma sulla previdenza soprattutto con Parigi. Non a caso anche il Governo francese parla di dialogo sociale e non di concertazione.
                  Per modificare la delega l’unica strada percorribile è il super-bonus del 30% in favore di chi resterà al lavoro?
                  Questa è una delle ipotesi alle quali stiamo lavorando. Noi pensiamo che ci sia spazio per procedere a una sostanziale elevazione dell’età pensionabile ma non attraverso tagli drastici alle pensioni di anzianità, a differenza di quanto strumentalmente continua ad annunciare la Cgil facendo allarmismo puro. Rispetto alla testo che venne negoziato un anno fa ci sono comunque dubbi che oggi possono essere sciolti.
                  Quali?
                  Noi pensiamo ad un meccanismo che punti essenzialmente sugli incentivi economici che inducano il lavoratore a rimanere in attività. Confindustria preme per l’introduzione di disincentivi ma ha anche chiesto l’introduzione della novazione del contratto e quindi l’eliminazione dell’automatismo per restare al lavoro. Il che può apparire una contraddizione. Io resto favorevole a incentivare il più possibile la permanenza e a eliminare la novazione per chi decide di restare in attività. Niente disincentivi, dunque. Su questo c’è una forte richiesta. Lasceremo la decisione al Parlamento dove noi siamo pronti a confrontarci anche sull’estensione a tutti i lavoratori del metodo contributivo.
                  Non considera prioritario il parere delle parti sociali?
                  Incontrerò le parti sociali la prossima settimana sulle modifiche che intendiamo proporre. Sul contributivo e sui disincentivi potrà essere il Parlamento stesso ad ascoltarle.
                  E su decontribuzione e Tfr si annunciano modifiche?
                  Il conferimento del Tfr ai fondi pensione deve essere obbligatorio garantendo strumenti compensativi alle imprese. Sulla decontribuzione, resto convinto che questa sia una misura che contribuisca ad aumentare l’occupazione portando benefici all’Inps. Nell’immediato la decontribuzione non comporterà una riduzione delle prestazioni pubbliche dei neo-assunti.