“Intervista” Maroni: Ora basta mostrare i muscoli

09/12/2003


DOMENICA 7 DICEMBRE 2003

 
 
Pagina 5 – Economia
 
 
LA PROTESTA PER LE PENSIONI
IL MINISTRO
"Ora basta mostrare i muscoli

giovedì convoco i sindacati"
          la piazza Per l´articolo 18 c´erano molte più persone.Un dato politico da valutare
          la cgil Epifani non può dire solo dei no Vogliamo sapere cosa propone il sindacato
          Roberto Maroni: la riforma è necessaria, riapriamo il tavolo

          DAL NOSTRO INVIATO
          GUIDO PASSALACQUA


          VARESE – «Giovedì undici dicembre o forse un giorno prima convocherò i sindacati, questa è la notizia. Il tavolo si può riaprire, chiedo solo che si condivida un presupposto fondamentale: che la riforma delle pensioni è necessaria».
          Roberto Maroni ministro del Welfare, leghista, ha seguito la manifestazione sindacale di Roma sulle pensioni, dal soggiorno di casa sua, nei pressi di Varese. via televisione. Poi ci sono state una serie di telefonate e alle sei del pomeriggio terminata la partita di calcio del figlio, che da bravo papà ha seguito dagli spalti, accetta di parlare delle prospettive future della delega sulle pensioni.
          Scusi ministro ,ma Epifani, segretario della Cgil, dal palco romano ha detto chiaramente che "se il governo insiste la protesta continuerà e si allargherà" e vi ha criticati su tutti i fronti, dalla finanziaria al suo leader Umberto Bossi..
          «Epifani ha fatto un discorso non da sindacalista ma da leader dell´opposizione, il suo complessivamente è un segnale negativo. Ma mio giudizio sulla manifestazione è positivo, non entro nella guerra dei numeri, tutto è filato liscio, e questo è bene. Valuto però il significato politico e dico che la Cgil da sola sull´articolo diciotto aveva portato in piazza molta più gente. E questo è un dato sulla capacità di mobilitazione».
          Lei è pessimista sentendo le parole di Epifani?
          «No, io penso che con questa manifestazione si concluda l´aspetto muscolare della contrapposizione. Non è l´inizio di un nuovo ciclo, come dice Epifani, ma la fine di un vecchio discorso».
          Il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini dice che la sinistra non si deve illudere e che il governo non cederà alla piazza, lei è d´accordo?
          «Certamente. Come dice Fini la riforma delle pensioni si farà. La riforma si deve fare, dobbiamo farla e la faremo. Se l´11 dicembre il sindacato farà delle proposte per le riforme sarà un incontro utile. Se invece ripeteranno la parola di Epifani…».
          Quale parola?
          «"No, no, no" allora il governo tirerà diritto e la nostra proposta passerà così come è. Sono pienamente d´accordo con Fini quando dice che la riforma si farà. Noi siamo rispettosi dell´autonomia sindacale, ma non siamo timorosi».
          Uno spazio di trattativa c´è?
          «Significa che vogliamo finalmente sapere, dopo tutti i no, che cosa propone il sindacato. Vogliamo sapere se siamo in presenza dei veti di Epifani oppure di altro. Quello che oggi ha detto il segretario della Cgil non è una proposta, è un "no" nel puro stile Cofferrati, è il "no" a qualunque riforma, e questo è inaccettabile».
          Scusi, se il sindacato non è d´accordo che dovrebbe fare?
          «Le posizioni di Epifani non sono compatibili col ruolo del sindacato, sono posizioni politiche. Il sindacato deve accompagnare la riforma del Welfare e delle pensioni e non chiamarsi fuori».
          Sembra che lei chieda una resa, mi pare non realistico.
          «No. Assolutamente. Ho troppo rispetto per la dinamica sindacale per pensare solo una cosa del genere. Il mio invito al sindacato è semplice».
          Quale?
          «Non chiediamo a Cgil Cisl e Uil e agli altri sindacati di sottoscrivere la nostra riforma e non tenteremo di fare accordi separati tagliando fuori la Cgil».
          Lo avete fatto col Patto per l´Italia.
          «C´è una differenza sostanziale di impostazione. Allora nella maggioranza non c´era una posizione condivisa e fu necessario a tutti i costi trovare un accordo faticoso, oggi la maggioranza è unita, abbiamo un accordo interno».
          Presentate il conto al sindacato?
          «No, chiediamo al sindacato di condividere il presupposto della necessità di fare al riforma delle pensioni».
          Dice poco?
          «Lo ha chiesto recentemente anche il probabile leader del Centro sinistra, Romano Prodi, presidente della Commissione Ue, quando non più di qualche giorno fa ha scritto una lettera a tutti i capi di governo europei chiedendo il loro impegno per fare le riforme del lavoro e delle pensioni. Prodi non dice come fare, chiede solo di farlo. Insomma al sindacato chiediamo la condivisione del presupposto».
          Se non ci sarà questo passo?
          «Se continuerà il rifiuto pregiudiziale, come fa Epifani, allora la riforma non si bloccherà e andremo avanti. Ma io vedo anche nel centro sinistra delle aperture, in questo senso mi pare vadano le parole di Rutelli. Del resto oggi noi siamo in grado di chiudere la riforma con chi ci sta».
          Un ultimatum? Da qui all´11 dicembre non c´è molto tempo.
          «Non è questione di giorni. Queste cose il sindacato le sa da due mesi. Se c´è la volontà bastano poche ore. Se il sindacato vuole essere un interlocutore andrà tutto bene, altrimenti andremo avanti lo stesso. Io voglio riaprire il tavolo, i tempi ci sono».
          Ministro Maroni, cosa vuole dire quando dice che convocherà i sindacati?
          «Mi pare che anche in questa situazione il governo debba e possa completare il processo di riforma delle pensioni iniziato nel settembre del 2001. Vuole dire che l´11 dicembre scadono i termini per la presentazione degli emendamenti in Commissione lavoro. Dal sindacato abbiamo sentito tanti no vengano e ci dicano qual è la loro proposta alternativa».