“Intervista” Maroni: «Niente retromarce l’unico dialogo è in Parlamento»

14/01/2002


DOMENICA, 13 GENNAIO 2002
 
Pagina 27 – Economia
 
LA POLEMICA
 
Maroni: "Niente retromarce l’unico dialogo è in Parlamento"
 
Il ministro per il Welfare replica alle organizzazioni sindacali
 
 
Anche io preferisco un sindacato compatto, chiedo solo maggiore correttezza
 
ROBERTO PETRINI

ROMA — «Il governo ha preso una decisione e non vedo come si possa continuare a chiedere al governo di tornare sulle decisioni già adottate. La parola ora è al Parlamento».
Il ministro del Welfare Roberto Maroni difende la «sua» riforma e si rimette alla volontà delle Camere. Alla vigilia dell’inizio dell’iter dei due collegati alla Finanziaria «cruciali», con le deleghe su pensioni e lavoro, annuncia che seguirà personalmente i provvedimenti e che in settimana illustrerà la manovra ai capigruppo della maggioranza. Ai sindacati che si muovono minacciosi e uniti, replica: «Meglio un sindacato compatto, anche se avverso, ma in fabbrica Cofferati fa dire il falso: noi non abbiamo tagliato le pensioni».
I sindacati, ministro, stanno alzando il tiro: l’iter parlamentare non potrebbe essere l’occasione per qualche correzione della riforma per evitare lo scontro sociale?
«Non vedo motivi per modificare un impianto coerente, equo e innovatore: abbiamo meditato a lungo e abbiamo fatto un confronto ampio e approfondito. Il Parlamento tuttavia è sovrano, anche se io non vedo necessità di cambiamenti. Ricordo inoltre che le deleghe sono state approvate alla unanimità dal consiglio dei ministri».
Nessun cambiamento anche per l’articolo 18?
«So bene che ci saranno fortissime pressioni per modificare alcune norme, soprattutto l’articolo 18.
Ne comprendo le ragioni pur non condividendole: la delega aumenta i diritti non li riduce».
Torniamo alle pensioni: c’è anche il problema dei dubbi sulla copertura giunti dal Ragioniere generale dello Stato Monorchio.
«Smentisco. Non è vero che la Ragioneria sostenga che non c’è copertura, è una illazione. La Ragioneria ha messo il "bollino blu" sulla manovra, mi rifiuto di pensare che Monorchio abbia dato da una parte la copertura e poi, dall’altra, l’abbia negata».
Eppure il sindacato è molto allarmato e ormai sembrano definirsi le condizioni di uno sciopero generale. Non è preoccupato?
«Sulle pensioni il pressing è immotivato. E’ una questione politica e ideologica, si vuole far cadere il governo a tutti i costi».
In verità i sindacati dicono che con il taglio dei contributi si mettono a rischio i livelli di pensione futuri.
«E’ un atteggiamento, ripeto, ideologico. Non capisco perché i sindacati sono contrari alla riduzione del costo del lavoro. Inoltre con la riforma vengono garantiti tutti i diritti acquisisti».
Insisto: temono per le pensioni.
«Non è così. Cofferati dice che il governo mette a repentaglio le pensioni di milioni di lavoratori. Questo è falso».
Da ieri comunque non c’è più soltanto Cofferati nella sua "lista nera" perché anche il leader della Cisl, Savino Pezzotta, e quello della Uil, Luigi Angeletti, la attaccano duramente. Insomma ha di fronte un sindacato unito.
«Guardi, io ho sempre detto che preferisco un sindacato compatto».
Compatto, ma contrario alle sue decisioni.
«Anche se contrario. Non si può pretendere di avere un sindacato favorevole: ognuno fa il suo mestiere. Io chiedo solo correttezza. Se mi si dice la decontribuzione non va bene perché non c’è copertura, rispondo che la copertura c’è.
Se mi si dice che tra quarant’anni le pensioni saranno tagliate, dico che non è vero perché tutti prenderanno la stessa pensione.
Quando mi si dice che il sistema pubblico sarà ridotto, dico che si tratta di una obiezione fondata ma non condivisibile, perché subentreranno il Tfr e la previdenza integrativa».
L’idea del contributivo potrebbe tornare in auge?
«Non per iniziativa del governo. Sono contrario al contributivo prorata e lo dirò in Parlamento».
Pezzotta comunque la accusa anche di chiudere il dialogo. Non si tratta solo di merito ma anche di metodo.
«Sono pronto da domani a discutere con il sindacati di tutto: della riforma degli enti previdenziali, dei patronati, degli ammortizzatori sociali. Sono pronto a discutere con interlocutori che lottano con correttezza ma non con chi dice il falso».
Con chi ce l’ha, chi dice il falso?
«Sono stanco di lavoratori che mi fermano e mi chiedono se è vero che voglio tagliare le pensioni. Non ho chiuso il dialogo, sono disposto a parlare ma non con chi gioca a carte truccate e quando Cofferati dice che il governo mette a repentaglio le pensioni attuali di milioni di lavoratori dice il falso. Se si torna a considerazioni più oneste allora si può anche parlare».