“Intervista” Maroni: «Il superbonus convincerà gli italiani»

08/10/2003

 

mercoledì 8 ottobre 2003 
Pagina 7 – Economia
 
 
L´INTERVISTA
Il ministro del Welfare, Roberto Maroni: così ho salvato le pensioni di anzianità dopo il 2008

«Il superbonus convincerà gli italiani
i due terzi resteranno al lavoro»
          sciopero immotivato
          I lavoratori devono sapere che i sindacati vogliono che sia ritirato l´incentivo
          MARCO RUFFOLO

          ROMA – Ministro Maroni, ma lei non aveva detto qualche mese fa che non c´era più bisogno di intervenire sulle pensioni di anzianità, che la delega era sufficiente?
          «La delega da un certo punto di vista è ancora più favorevole: fino al 2007 ai lavoratori che rinvieranno la pensione andrà un incentivo doppio rispetto a quello previsto inizialmente».
          Non mi vorrà mica dire che la riforma chiesta da Berlusconi agli italiani si risolverà in un grandioso regalo ai lavoratori?
          «No, ovviamente».
          Ma allora perché questo appello ai sacrifici arriva solo adesso? Perché solo ora parlate di crac in assenza di interventi? Perché la riforma non faceva parte del vostro programma nel 2001? Cosa è cambiato da allora?
          «Allora non c´erano stati ancora l´11 settembre e la stagnazione planetaria che ne è seguita. La minore crescita, traducendosi in un peggioramento dei conti pubblici, costringe oggi noi italiani ad accelerare le riforme strutturali a cominciare dalle pensioni. Pena una bocciatura da parte delle agenzie di rating che potrebbe avere effetti ancora più deleteri sul nostro altissimo debito pubblico».
          Ma il debito pubblico c´era anche due anni e mezzo fa…
          «Già, ma c´era anche una previsione di crescita molto più favorevole di quella attuale».
          Veniamo ad oggi. Anche lei, come Fini, giudica lo sciopero generale contro la riforma un atto politico?
          «Non commento gli scioperi, dico solo che lo ritengo immotivato. E per due motivi fondamentali. Primo: fino al 2007 daremo ai lavoratori che rinvieranno di almeno due anni la pensione un incentivo che costituisce un aumento retributivo mai visto, il 32,7% in più l´anno. Secondo: anche dal 2008 saranno salvaguardate le pensioni di anzianità. Chi vorrà lasciare a 57 anni di età e 35 di contributi potrà farlo, sia pure con alcune penalizzazioni».
          Alcune penalizzazioni? Dai primi calcoli si parla di tagli fino al 40%, forse fino al 50%.
          «Ma quale 50% in meno, non saranno questi gli effetti. E comunque l´alternativa era quella di elevare d´imperio l´età. Abbiamo invece salvato la libertà di scelta, e non è poco. Rispetto alle ipotesi più nere, la riforma che è venuta fuori è equa e accettabile».
          Anche così, tuttavia, fa venire mal di pancia a qualcuno. Nell´Udc Volonté ha parlato di possibili emendamenti e An di flessibilità.
          «Ho parlato sia con Follini sia con Alemanno. Il primo mi ha garantito che anche per l´Udc il testo deve restare quello approvato dal consiglio dei ministri. Il secondo che la flessibilità va intesa solo nel senso di una apertura al confronto con i sindacati».
          Se da questo confronto emergeranno ricette alternative, lei è disposto a parlarne?
          «Sono pronto a discutere qualsiasi ipotesi alternativa, ma l´iniziativa a questo punto deve venire dai sindacati».
          Anche l´ipotesi di rendere graduale l´innalzamento dell´età contributiva a 40 anni?
          «Anche quella».
          E il paletto posto da Tremonti? Quei 12 miliardi da ottenere in ogni caso come risparmio annuo?
          «Nella delega non c´è quella cifra, c´è scritto che bisogna assicurare effetti finanziari equivalenti alla proposta di base».
          Appunto, i margini sono ristretti.
          «Ma le ipotesi alternative sono tante, mi creda».
          Prevede una fuga da parte di chi può andare in pensione nei prossimi anni?
          «L´incentivo a restare è fortissimo. Ogni anno circa il 30% di quanti maturano i requisiti della pensione decide di restare mentre il 70% lascia. Per noi sarà un successo se convinceremo metà di quel 70% a rimanere. Un altro terzo circa degli aventi diritto».
          Ministro, ricorda la polemica incentivi-disincentivi? Lei era favorevole ai primi e contrario ai secondi. Sono passati entrambi.
          «Non è esatto. Quando ci fu la polemica tra i due sistemi, c´era chi come la Confindustria chiedeva che venissero introdotti subito i disincentivi a partire dal 2004. Non è stato così».
          Non ci sono subito ma dopo sì.
          «Non li chiamerei disincentivi. È un ricalcolo della pensione con il sistema contributivo per tutta la durata della vita lavorativa. È un´altra cosa».
          Ma alla fine il risultato è che saranno tagliate le pensioni di chi anticipa l´uscita.
          «Guardi che anche la Cgil a suo tempo propose l´estensione del sistema contributivo per tutti».
          Si è sempre detto che si doveva contenere la spesa pensionistica per dare di più al resto del Welfare, tradizionalmente malpagato. Ma non c´è nulla di ciò nella delega. Come mai?
          «Non è detto che ciò non possa avvenire nel momento in cui procederemo nella separazione tra assistenza e previdenza».
          Che appello vuole fare ai sindacati?
          «Voglio dire loro di fare proposte alternative, ma di non insistere nella richiesta di ritirare l´intera delega. Chiederci di ritirare la riforma significa bocciare il superincentivo. Ho il dovere di avvertire i lavoratori: i sindacati vi chiedono di scioperare contro il 32,7% in più in busta paga. Spero prevalga in loro il senso di responsabilità nel momento in cui torneremo di nuovo al tavolo».