“Intervista” Maroni: «Epifani ora tocca alla tua Cgil»

24/06/2002







(Del 23/6/2002 Sezione: Economia Pag. 5)
INTERVISTA AL MINISTRO DEL WELFARE: «SPERO CHE EPIFANI TORNI A TRATTARE, ECCO PERCHE´ IL PATTO NON E´ SCELLERATO»
Maroni: «Epifani ora tocca alla tua Cgil»
intervista
Giovanni Cerruti

MINISTRO Maroni, le sue dichiarazioni di questi ultimi due giorni lasciano intendere una certa abbondante soddisfazione. E’ così?
«Quasi».

Non si sente ancora sicuro?

«Aspetto il 2 luglio, quando si firmerà l’accordo sul Dpef. Ma arrivati a questo punto, doppiato il primo scoglio, non mi pare che il meteo preveda burrasca».

Giro di parole per dire che sì, è ben soddisfatto. Le ultime buone notizie dal fronte sindacale?

«Venerdì sera, dalla Uil. Hanno approvato la linea di Angeletti all’unanimità. La volta precedente c’erano state due astensioni. Un altro passo avanti».

E dalla Cisl?

«Mi sembra che anche Pezzotta si sia rafforzato».

Dunque nessun problema?

«Da parte mia no. Da parte di Cisl, Uil e dagli altri rappresentanti di organizzazioni sindacali nemmeno».

Come no, e dalla Cgil?

«Non l’ho dimenticata, è che si è chiamata fuori».

Rimpianti?

«Per l’assenza della Cgil dire delusione è ancora poco».

E allora cos’è?

«Incredulità, anche. Mi sembra che Cofferati li abbia portati in un angolo».

Dopo Cofferati che annuncia il ritorno in Pirelli è in arrivo Epifani, questione di giorni ormai.

«Auguro a Epifani tanti successi. E soprattutto di ritornare alla ragionevolezza, perché la storia della Cgil e del movimento sindacale è una storia di accordi».

A «Il Messaggero», ieri, Epifani ha dichiarato che se il 2 luglio Angeletti e Pezzotta firmeranno il Dpef «sceglieranno di essere subordinati al governo», «sceglierebbero di condividere il loro destino con quello del governo e ci sarebbe una caduta di autonomia visibile». Come le sembra?

«Se ha detto proprio così mi sembra una pura sciocchezza. La stessa Cgil ha firmato accordi importanti, penso al 1993 e al 1996, penso all’ultimo rinnovo del contratto del pubblico impiego… Subordinata anche la Cgil, allora?».

Sciocchezza pura, dunque?

«Se ha detto proprio così quelle affermazioni mi sembrano dettate più dalla necessità di rimanere nella scia di Cofferati, lanciato dritto verso la politica. E’ una posizione estremista, il rifiuto di ragionare e discutere. E l’unico risultato è che la Cgil si ritrova sempre più isolata».

In queste settimane, lei che anche nella Lega passa come un «trattativista», ha provato a ricucire?

«Purtroppo la Cgil di Cofferati ha accentuato la sua posizione politica rispetto a quella sindacale. Se davvero chi firma un accordo con il governo è "subordinato" allora mi domando cosa ci sta a fare la Cgil agli altri tre tavoli su Fisco, Sommerso e Mezzogiorno. E’ una contraddizione evidente. Se Cgil dice che non bisogna fare accordi sul Dpef è come se dicesse che con il governo non si deve trattare».

Tolga pure i se. E’ così?

«La Cgil di queste settimane mi sembra tirata, lacerata, tra una componente sindacale che vorrebbe trattare e una componente politica che vuole candidarsi alla guida della sinistra. Adesso sta prevalendo questa seconda componente».

Epifani dove lo mette?

«Lo metterei nell’area sindacale, ma ora mi sembra un po’ ingabbiato da Cofferati».

E dunque tra qualche settimana che Cgil sarà?

«Vedremo. Non è detto che cambi. Però…».

Però?

«Per come lo conosco Epifani è un sindacalista vero, uno con il gusto della trattativa. Nel 1984 si schierò con i riformisti e contro il Pci che non voleva la riforma Craxi sulla scala mobile. Gli auguro di avere la forza e l’autorevolezza per tornare sul terreno sindacale. Non sarà facile, staremo a vedere».

In ansiosa attesa?

«I prossimi mesi saranno decisivi, ma noi in ogni caso non possiamo aspettare le doglie della Cgil».

Cofferati ha definito «scellerato» il vostro accordo.

«Mi rincresce che questo giudizio drastico sia arrivato dalla Spagna. Le sue parole si sono rivelate assai più dure di quelle dei Ds. Forse non lo conosce, forse non l’ha nemmeno visto»

Poi l’avrà anche letto, ma patto «scellerato» per Cofferati resta.

«E allora lo vada a spiegare ai disoccupati. Dica che aumentare l’indennità di disoccupazione da 6 a 12 mesi è un atto scellerato, che è contro gli interessi dei lavoratori, e vediamo cosa gli rispondono. Cosa avremmo dovuto fare, ridurre l’indennità a tre mesi?»

Si ricorda quando, con Cofferati, eravate colleghi dj in una radio privata: lei per il rock e lui per la musica classica?

«Se è per questo giocavamo pure a pallone e ci passavamo la palla. Altri tempi. Mi spiace che vada così. Lo vedo sempre più in un angolo e mi sembra che non ne venga fuori. Rischia di perdere l’appoggio dei suoi».

Si riferisce agli ultimi scioperi?

«Anche. Non mi pare siano stati un successo».

E’ vero che lei ha chiesto alle Prefetture di raccogliere dati sulla partecipazione agli scioperi?

«E’ una perfida balla».

L’ha scritto "l’Unità" ed è già pronta un’interrogazione parlamentare.

«Confermo, una balla. All’"Unità" non so se rispondere con l’ennesima querela, o una pernacchia, o una querela con pernacchia. All’interrogazione risponderò dimostrando che è una balla».

Ci provi adesso.

«La Direzione Generale del ministero ha chiesto i dati alle Direzioni Regionali dell’Ufficio del Lavoro. Una richiesta legittima e doverosa».

Tutto qui?

«Tutto qui, anche se è una novità».

Che tipo di novità?

«I miei predecessori non chiedevano i dati, si affidavano a quelli dei sindacati, magari della Cgil. L’anno scorso, proprio per uno sciopero della Cgil, avevo sollecitato le cifre e al ministero nessuno ne sapeva niente, nessuno mi dava risposte. E io come faccio a sapere, a riferire al Consiglio dei ministri? Ecco, per la prima volta gli Uffici hanno funzionato».

Niente carabinieri, allora?

«Scrivere che ho mandato i carabinieri a contare e prendere i nomi degli operai in sciopero sarebbe una mascalzonata. Una delle tante, in questi mesi…».

Guardi che lo sostiene anche Cofferati. «Decisione grave, tesa a ledere dei diritti costituzionali e ad assumere oggettivamente il carattere dell’intimidazione», dice.

«Ha detto proprio così?!?».

Agenzia Ansa da Ferrara, ore 13,45 di sabato.

«Non ho parole…».

Venerdì, all’Università Bocconi di Milano, dato un voto positivo alla trattativa con i sindacati lei ha parlato di questi mesi passati, «mesi terribili».

«Terribili sì».

Quando li rivede dove si ferma?

«Al professor Marco Biagi. Un collaboratore, un amico prezioso. Il suo assassinio è stato il momento peggiore».

Lei ha accennato a «pressioni fortissime».

«Ci sono state, ma adesso non è il caso…».

Da Confindustria, ha detto. Dalle grandi imprese, da chi ha a che fare con l’articolo 18, da chi temeva la conflittualità sindacale?

«Non è il caso…».

Basta rileggere i giornali. A parte Confindustria anche da alleati di governo.

«Ci sono state incomprensioni, qualche dichiarazione di troppo, qualche collega che aveva bisogno di mettersi in evidenza».

Un elenco?

«Non è il caso. In certi momenti si può dimenticare».

Anche la polemica con Gianni Alemanno, il ministro dell’agricoltura che ha dato più interviste sull’articolo 18 che sulle "fiorentine" al bando?

«Le "fiorentine" non sono più al bando, e gliene siamo tutti grati. Punto. Fine delle polemiche nel governo».

E allora tocca a quelle in casa Lega. C’è Umberto Bossi che ieri, sul voto sull’immigrazione, l’ha pizzicata niente male: «Maroni si occupi di lavoro e queste cose le lasci a me». Solito tono brusco, da richiamo all’ordine.

«Ho letto, ho letto. E me l’aspettavo…».

Perché, sempre alla Bocconi, ha detto che in un futuro gli immigrati potranno avere diritto di voto?

«Io ho detto un’altra cosa. In un convegno sull’"Integrazione", e non sulla legge Bossi-Fini, ho elencato tutte le ipotesi in discussione. Anche, se si vuol ragionare in astratto, sull’integrazione che avviene sul terreno del lavoro, della scuola, della cultura e del coinvolgimento nelle amministrazioni locali».

Dunque l’ha detto.

«Io ho detto che non sono d’accordo con il voto».

E allora perché se lo aspettava, il rimbrotto di Bossi?

«Perché quando si parla di immigrazione, soprattutto se se della Lega, non importa se ministro o semplice militante, basta spostare una virgola e uno dice quel che non ha detto. Per votare devi essere cittadino italiano, come tutti dovrebbero sapere. Dunque come potrei dichiararmi favorevole al diritto di voto per chi quel diritto non lo ha? L’avevo anche ripetuto: "Non vorrei che qualcuno equivocasse"…».

Oggi lei va al raduno sul pratone di Pontida, e magari per quella frase la prendono a fischi.

«Non credo. Chi mi conosce non può essere caduto nell’equivoco. Il voto agli immigrati non è nel programma della Lega e nemmeno in quello del governo. Su "la Padania" di ieri c’era già una mia precisazione, oggi un’altra in prima pagina».

Per evitare fischi?

«Per evitare equivoci».