“Intervista” Maroni: «Disponibilità al dialogo

27/10/2003






lunedì 27 ottobre 2003

MARONI

«Disponibilità al dialogo

      DAL NOSTRO INVIATO
      VARESE – «Noi siamo pronti a riaprire il confronto se ci sarà una proposta alternativa, che non vedo…». Nessun appello ai sindacati sulla riforma pensionistica. Il ministro del Lavoro, il leghista Roberto Maroni, ripete che «non è nel nostro stile chiudere le porte in faccia», usa toni morbidi, esprime «rispetto» per lo sciopero di venerdì. Ma la tabella di marcia del governo – scandisce con tono fermo – «resta quella fissata prima delle manifestazioni sindacali». Oggi sarà presentato in Senato l’emendamento alla delega di riforma delle pensioni. Un atto che Maroni considera «normale e annunciato» e che non dovrebbe impedire al sindacato di «approfittare della disponibilità al dialogo dell’esecutivo: penso sia anche nel loro interesse». Il ministro, che ha affiancato ieri gli esperti del Fondo Ambiente Italiano alla scoperta dei segreti di Palazzo Estense a Varese, la sua città, contesta chi considera la presentazione dell’emendamento un gesto di rottura: «Il tavolo della trattativa è sempre lì, a patto che i nostri interlocutori abbiano la consapevolezza che noi partiamo dal documento approvato dal Consiglio dei ministri all’unanimità».

      Epifani, Pezzotta e Angeletti sostengono che la loro proposta è nota da tempo. Lei si attende invece qualcosa di realmente alternativo. Chi fa pretattica?

      «Nessuno, è un problema di contenuti: se la proposta dei sindacati è quella di separare l’assistenza dalla previdenza o di non tagliare le pensioni d’anzianità, ribadisco che è tutto nel nostro documento».

      Quindi si attende dal sindacato qualcosa di diverso?

      «Vi sono due questioni aperte: la decontribuzione e l’uso del Tfr (trattamento di fine rapporto,
      ndr ). Sul primo aspetto, sono state avanzate proposte interessanti, ad esempio sulla fiscalizzazione degli oneri impropri, ma andrebbero completate. Così come sono state formulate, non sono attuabili».
      Tocca ai sindacati fare un ulteriore sforzo?

      «Penso sia nel loro interesse accettare questa sfida al dialogo».

      Intanto però l’emendamento arriva in Senato…

      «L’avevamo detto. Io rispetto il ruolo di Cgil, Cisl e Uil e le loro manifestazioni. Ma il governo deve tutelare la stabilità dei conti».

      Ritiene sincera la volontà del sindacato al confronto?

      «Sì, mi conforta il precedente della riforma Biagi sul mercato del lavoro…».

      In quel caso, però, la Cgil restò isolata.

      «Noi non escludiamo nessuno, io faccio parte di un partito che a lungo è stato escluso. Ma alla fine chi ci sta, ci sta».
Francesco Alberti


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