“Intervista” Maroni: con Cisl e Uil il dialogo è ancora aperto

06/10/2003





sabato 4 ottobre 2003

INTERVISTA
Il ministro del Welfare: il leader della confederazione cattolica è stato il solo a darmi solidarietà dopo l’attentato

Maroni: con Cisl e Uil il dialogo è ancora aperto

«Difficile discutere con Epifani, ha gli stessi toni di Cofferati sulla legge Biagi. In Parlamento? Se serve chiederemo la fiducia»

      ROMA – «La nostra è una riforma che unisce risanamento dei conti ed equità sociale. Abbiamo salvaguardato le pensioni d’anzianità, anche se con una penalizzazione. E fino al 2008 daremo un sacco di soldi ai lavoratori che ritarderanno il pensionamento».
      Il sindacato non la pensa così.
      «Se questa è una riforma "immorale" come dice il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, abbiamo un concetto della morale molto diverso. E sono francamente preoccupato che si continuino ad usare espressioni identiche a quelle che usava Sergio Cofferati sulla legge che porta il nome di Marco Biagi. Credo che il confronto, in queste condizioni, possa difficilmente proseguire. Mi auguro che si contesti il merito, anziché dare giudizi sommari. Spero che Epifani voglia abbandonare questo terreno, che è insidioso e pericoloso. Piuttosto, il sindacato dica che cosa avrebbe fatto».

      Cgil, Cisl e Uil hanno presentato un documento.

      «La proposta del sindacato è di non toccare nulla. La mia impressione è che il leader della Cgil cambia, da Cofferati a Epifani, ma rimane "il signor no"».

      Pensa invece che con Cisl e Uil si possa trovare un accordo?

      «Sono fiducioso. Al sindacato lancio una preghiera e una sfida. La preghiera, davvero accorata, di chi si sente al centro di un’attenzione che vorrei nessuno provasse, è di smetterla con le condanne sommarie. E la sfida è di proporre una riforma alternativa, ma coerente con l’obiettivo di riduzione del deficit».

      Ce l’ha solo con Epifani o con tutto il sindacato?

      «Ho parlato l’altro giorno con il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, che è stato l’unico segretario generale a telefonarmi per darmi la sua solidarietà dopo le lettere bomba al ministero. Anche a lui ho fatto le mie rimostranze, ma poi ci siamo chiariti».

      Ci racconti.

      «Lui aveva fatto un’intervista con toni che mi sembravano eccessivamente aspri. Ci siamo spiegati e per me la questione è risolta. Io ho capito l’esigenza di chi deve mobilitare i propri iscritti per lo sciopero, ma ho anche capito che c’è la disponibilità di Cisl e Uil, della Cgil non so e non credo, a discutere».

      Ministro, la riforma è proprio necessaria?

      «Sì, per garantire la sostenibilità del sistema previdenziale. Noi paghiamo il conto di chi ha saccheggiato l’Italia negli anni Ottanta e Novanta e di quelli che hanno assistito senza fiatare».

      A chi si riferisce?

      «Ai partiti di allora e anche, con una qualche responsabilità, i sindacati».

      Ma perché ve ne siete accorti solo adesso? Fino a qualche mese fa lei diceva che non c’era bisogno di altri interventi.

      «La situazione economica è quella che è. La prevista "gobba" della spesa pensionistica si sarebbe potuta risolvere con una forte crescita del prodotto interno lordo, che invece non c’è. A questo si aggiungano le previsioni demografiche negative».

      C’è qualcosa che avrebbe fatto diversamente?

      «Il tetto alle pensioni d’oro, fissato a 516 euro al giorno, io lo avrei messo a un importo molto inferiore».

      Ha vinto la lobby dei superburocrati?

      «Sì».

      In Parlamento la maggioranza terrà?

      «Sì, perché se la riforma va bene a Maroni e va bene a Tremonti (ministro dell’Economia) risponde alle esigenze delle diverse anime della maggioranza. Comunque, il Consiglio dei ministri ha attribuito a me e a Tremonti la possibilità di mettere la fiducia. Ma non sarà necessario».
Enrico Marro


Economia