“Intervista” Maroni: «Cisl e Uil scelgano: o Cofferati o il dialogo»

10/01/2002






INTERVISTA / Per il ministro del Welfare il leader Cgil ha detto cose false e irresponsabili per criminalizzare il governo, «lo sfido in un’assemblea»

«Cisl e Uil scelgano: o Cofferati o il dialogo»


Maroni: il confronto su pensioni e lavoro è chiuso, adesso la parola spetta al Parlamento

      ROMA – «Sergio Cofferati ha detto delle cose false e irresponsabili». Il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, ha in mano i lanci delle agenzie di stampa che riferiscono le parole del leader della Cgil, ieri a L’Aquila per una manifestazione, e scuote la testa. La concertazione è morta da tempo. Ma anche il «dialogo sociale», la formula lanciata proprio da Maroni, rischia di finire. Per colpa della Cgil, secondo il ministro leghista: «È grave e irresponsabile dire, come Cofferati ha detto, che nella delega sulle pensioni "il governo mette a repentaglio la pensione attuale o futura di milioni di persone"». A questo punto, ragiona Maroni, Cisl e Uil devono scegliere: o seguono Cofferati e allora «non c’è spazio per nessun tipo di confronto» o scelgono di discutere seriamente col governo. E devono farlo già oggi, nell’incontro convocato dallo stesso ministro.
      Un incontro per riaprire la trattativa su pensioni e mercato del lavoro?
      «Voglio essere molto chiaro. Noi non siamo abituati a fare oggi e disfare domani. Abbiamo discusso per tre mesi con le parti sociali. Poi il consiglio dei ministri ha accolto la mia proposta e ora i due disegni di legge delega sulla previdenza e il mercato del lavoro sono in Parlamento. Quindi, su questi temi, il confronto con le parti sociali si è chiuso. Adesso si apre quello con le Camere. Non sarebbe serio se il governo riaprisse la trattativa con i sindacati. Domani, perciò, discutiamo di altre questioni, il recepimento di alcune direttive europee sull’orario di lavoro e altre materie».

      Ma il governo, nel corso del 2002, dovrà emanare i decreti attuativi delle deleghe. Su questi vi confronterete con le parti sociali?

      «Sì, ma dopo che il Parlamento avrà trasformato in leggi le due deleghe. A quel punto si discuterà di come attuarle, non dei contenuti».

      Parteciperà lei all’incontro con Cgil, Cisl e Uil o un suo sottosegretario?

      «Ci saremo io e il sottosegretario Maurizio Sacconi. E sarà l’occasione per verificare se il sindacato vuole continuare il dialogo col governo o se qualcuno vuole invece mantenere un atteggiamento di contrapposizione ideologica. Il sindacato non può pensare di criminalizzare il governo nelle assemblee dei lavoratori e poi, nel confronto con noi, far finta di nulla. Io non sono per la doppia morale. Il confronto può essere aspro, ma deve essere corretto. Se si dicono falsità grossolane, non c’è spazio per nessun tipo di confronto».

      Si riferisce a Cofferati?

      «A L’Aquila Cofferati ha detto delle cose false e irresponsabili. Il segretario della Cgil continua a tenere una linea di pregiudiziale ostilità al governo che rischia di alimentare un clima di tensione che non ha motivo di essere. È grave e irresponsabile dire, come Cofferati ha detto, che nel disegno di legge delega sulle pensioni "il governo mette a repentaglio la pensione attuale o futura di milioni di persone". È un’affermazione che non corrisponde affatto al vero e che rischia di diffondere paure ingiustificate tra i lavoratori. È un atteggiamento irresponsabile di chi vuole aumentare il proprio consenso diffondendo notizie false. Ed è un atteggiamento che nega il dialogo sociale».

      Sta dicendo che il dialogo è finito?

      «Se il sindacato intende mantenere questa linea di ostilità pregiudiziale è evidente che non è possibile alcun tipo di dialogo. Io mi auguro che questa non sia la linea di tutto il sindacato. Nell’incontro di domani verificheremo se l’atteggiamento del sindacato è quello delle parole di Cofferati o se quello della ricerca di un confronto serio. Nel secondo caso il confronto proseguirà, nel primo caso è impossibile».

      Cofferati, ma anche i leader di Cisl e Uil, dicono che le pensioni sono a repentaglio perché il governo vuole tagliare di 3-5 punti i contributi sui nuovi assunti. Ciò ridurrebbe le entrate dell’Inps, rischiando di creare un buco nei conti, come ha sottolineato anche il Ragioniere generale Andrea Monorchio. Lo pagheranno i lavoratori con una riduzione delle pensioni?

      «La delega garantisce ai lavoratori le pensioni così come sono oggi».

      Sì, ma per quanto tempo?

      «Possiamo discutere su quello che succederà tra quarant’anni, quando questi giovani avranno la pensione. Va bene, ma allora iniziamo col dire che è un’eventualità che si potrà verificare tra quarant’anni. In ogni caso, si tratta di preoccupazioni infondate perché la nostra scommessa è che decolli la previdenza integrativa».

      Meno pensione pubblica e più pensione privata?

      «Certo, come nel Regno Unito. A noi interessa che il lavoratore abbia una pensione adeguata. Il sistema pubblico non è in grado di garantirla. Per questo abbiamo disegnato un sistema misto, pubblico-privato, che invece nei prossimi decenni sarà in grado di garantirla. Tutto il resto è una battaglia senza senso, di carattere ideologico. Sono pronto a sfidare Cofferati in qualunque pubblica assemblea per dimostrare a tutti che le deleghe non toccano le pensioni e danno più diritti ai lavoratori».

      Sta cercando di spaccare il fronte sindacale e isolare la Cgil?

      «Se potessi scegliere, vorrei avere come interlocutore un sindacato forte, unito e compatto, col quale ragionare, litigare, se il caso, e poi prendere una decisione. Con un sindacato diviso diventa tutto più complicato. Per questo l’ultima cosa che il governo vuole è dividere il sindacato. Ma di fronte a chi ci criminalizza devo capire se questo è l’atteggiamento di tutto il sindacato o solo di una parte».

      È un appello a Cisl e Uil?

      «Per dirla fuori dai denti: se la Cgil ha deciso, per motivi politici, non sindacali, di interrompere il dialogo con il governo e di portare su queste posizioni Cisl e Uil, registro questa decisione e mi auguro fortemente che Cisl e Uil non vogliano seguire Cofferati perché sarebbe la fine del dialogo. L’incontro di domani (
      oggi per chi legge, ndr. ) sarà il primo banco di prova».
Enrico Marro


Economia