“Intervista” Maroni: «Berlusconi deciderà quando convocare i sindacati»

27/05/2002


LUNEDÌ, 27 MAGGIO 2002
 
Pagina 9 – Economia
 
Intervista al ministro del Welfare: "Su Fiat il governo deve intervenire, per il lavoro siamo già pronti"
 
Maroni attacca Cofferati "Vuole soltanto lo scontro"
 
"Berlusconi deciderà quando convocare i sindacati"
 
 
 
sindacati
Non vogliamo dividerli perché se sono uniti sono più affidabili. Le parti sociali sarannole prime a conoscere la nostra proposta: siamo pronti
referendum
Non ci interessa ritardarlo così come l´art. 18 non è in cima alla nostra agenda. Crisi dell´auto e ammortizzatori sono più importanti
sommerso
Nessuno scontro con Tremonti: lui è ottimista, io sono pessimista
governo
Non è vero che voglio cambiare ministero: c´è molto da fare
la cgil
Ha lo stesso obiettivo della sinistra: quello di farci cadere
la confindustria
D´Amato non mi ha deluso. Anche noi vogliamo le riforme
 
ENRICO ROMAGNA-MANOJA

ROMA – Allora, ministro Maroni, arriva questa convocazione dei sindacati per riannodare il dialogo sul lavoro o è vero che il governo vuole aspettare prima il risultato dei ballottaggi?
«Sarà Silvio Berlusconi a decidere quando convocare i sindacati».
C´è chi pensa che, in realtà, state tergiversando perché non avete ancora una proposta da fare o, magari, perché state solo aspettando che Sergio Cofferati, a giugno, lasci la segreteria della Cgil...
«Mi lasci dire che, proprio dall´intervista che ha dato ieri a "Repubblica", emerge chiaramente come a Cofferati importi ben poco che questa vicenda finisca in modo positivo per i lavoratori. I suoi toni sprezzanti – da "guerra calda" anziché fredda, tipo "bisogna costringerli alla resa" – confermano che il segretario generale della Cgil è indifferente al confronto. Vuole la linea dello scontro duro a prescindere dal risultato. Insomma, se anche Berlusconi, per fare un esempio, dicesse "okay, ricominciamo tutto daccapo", Cofferati direbbe ancora una volta "no". Ciò che a lui interessa è il mantenimento dello scontro permanente, la stessa linea della sinistra politica che vuole battere il governo per mandarci a casa».
Il segretario della Cgil ha detto che dietro alla proposta di Berlusconi di rinviare la riforma dell´art. 18 in cambio di un accordo globale su lavoro, welfare e previdenza, si nasconde una trappola: quella di tirare per le lunghe in modo da vanificare il referendum abrogativo che i sindacati vogliono indire…
«Cofferati sopravvaluta il livello di scontro che continua a voler alimentare. Ci sono tante questioni molto più importanti, come gli ammortizzatori sociali e la crisi della Fiat. L´art. 18 non è certo al primo punto della nostra agenda. Noi vogliamo negoziare, non evitare il referendum. Piuttosto, mi piacerebbe sapere cosa pensano Cofferati e l´Ulivo della proposta di referendum per la quale Bertinotti sta già raccogliendo le firme e che prevede l´estensione dello Statuto dei lavoratori anche alle aziende con meno di 15 lavoratori.»
Insomma, non c´è una sola cosa detta da Cofferati che a lei piaccia…
«E invece sì. La sola cosa della sua intervista che condivido è quando sottolinea che negli ultimi giorni troppi ministri hanno continuato a parlare di art. 18 alimentando la confusione. Ecco, vorrei invitare tutti i miei colleghi a smetterla di fare dichiarazioni in questo momento delicato. La palla è a Berlusconi. Lasciamo che sia lui a decidere come muoversi».
Si riferisce a qualcuno in particolare?
«Al ministro Alemanno. Tutti i cittadini devono essergli grati perché è riuscito a riportare la bistecca fiorentina sulla tavola degli italiani…»
Il fatto che la palla sia passata a Berlusconi, come dice lei, esautora però, di fatto, il ministro del Welfare.
«Ho sempre detto che il coordinamento da parte della presidenza del Consiglio è un fatto importante che non solo accetto ma che sono stato io a chiedere perché lo ritengo utile. In queste settimane, io, il sottosegretario Sacconi e la presidenza del Consiglio ci siamo tenuti in stretto contatto e abbiamo fatto un buon lavoro. La proposta che faremo sarà una buona proposta.»
E´ vero che toglierete le norme sull´art. 18 dalla delega sul lavoro facendole confluire in un disegno di legge separato che poi finirà dimenticato in qualche cassetto del Parlamento come avvenne per il provvedimento sulle 35 ore che Bertinotti voleva ma che non piaceva ai suoi alleati nel governo Prodi?
«Non voglio dire niente sulla proposta che faremo. Il governo la presenterà solo al tavolo delle trattative quando lo avrà convocato ed i primi a conoscerla saranno, quindi, le parti sociali».
Bossi, Tremonti e Marzano hanno chiesto che venga elevata la soglia dei 15 dipendenti oltre la quale si applica lo Statuto dei lavoratori. Immagino che questa soluzione sarà recepita nella proposta del governo?
«Non voglio commentare».
A furia di non voler dire cosa farete e di non convocare i sindacati vi ritroverete di nuovo con i lavoratori in piazza. La Cgil è pronta ad un nuovo sciopero generale; Cisl e Uil non sono d´accordo ma non resteranno con le mani in mano. Puntate a dividere i sindacati?
«No, perché il governo farà la sua proposta a tutti, compresa la Cgil. Il protocollo del ’93 sulla concertazione prevede la partecipazione di oltre 60 sigle; la Cgil è solo una di queste, anche se molto importante. Noi non abbiamo alcun interesse a dividere il fronte sindacale: il sindacato unito è per noi più affidabile; se si divide complica la trattativa. La nostra proposta sarà fatta per trovare un accordo, non per dividere».
Molti si aspettavano un´apertura da parte di Confindustria. D´Amato, invece, pur ricorrendo a toni più concilianti, non ha cambiato linea. Deluso?
«Tutt´altro. Ho apprezzato le cose dette da D´Amato perché i due terzi della sua relazione riguardavano i temi del lavoro. Mi è poi piaciuta molto la sua affermazione secondo la quale "la nuova Maastricht sarà Lisbona" e, cioè, il consiglio europeo che ha posto l´occupazione al centro dell´azione dell´Unione. Certo, per arrivare agli obiettivi che ci chiede l´Europa dobbiamo cambiare le regole del mercato del lavoro…»
Ma D´Amato non è stato tenero con il governo.
«Il suo è stato un giudizio articolato. Ha riconosciuto che abbiamo fatto molto ma ha anche detto che bisogna portare a compimento le riforme annunciate. E´ proprio ciò che vogliamo fare».
Veniamo alla crisi della Fiat. I sindacati l´hanno accusata di averli provocati convocando anche le organizzazioni di destra che non partecipano al tavolo.
«Sono rimasto allibito per queste accuse. E´ da un anno che, innovando rispetto a quanto succedeva prima, tutte le convocazioni di Palazzo Chigi e del ministero del Welfare non riguardano più due tavoli distinti – uno per Cgil-Cisl-Uil, e l´altro per tutte le sigle restanti – bensì un tavolo solo. Lo abbiamo già fatto per le pensioni e per il Libro bianco sul lavoro. Non capisco quindi il motivo di questa polemica: oltretutto, non si tratta di una vertenza; volevo semplicemente sentire l´opinione dei sindacati sulla crisi Fiat. Adesso, spero almeno che mi facciano avere un appunto.»
La crisi della Fiat sta investendo anche il sistema bancario e allarga quindi i suoi confini a tutto il sistema-paese. Dopo la sua ricognizione a Torino, quali misure intende adottare il governo?
«Gli strumenti a favore dell´occupazione sono pronti. Voglio però capire cosa succede all´indotto perché i numeri non sono ancora chiari, c´è chi parla di 3.000, chi di 9.000 unità. Si tratta di un utile esercizio in vista della riforma degli ammortizzatori sociali che non si applicano, oggi, alle aziende con meno di 15 dipendenti. Nel caso di società nate a fronte di esternalizzazione di servizi da parte della Fiat e con il gruppo come unico cliente, ritengo che lo Stato non possa non intervenire.».
Ma state anche studiando interventi di politica industriale?
«Io mi occupo di problemi del lavoro. Contrariamente a quanto fa qualche mio collega, non metto naso nelle competenze altrui. Starà poi a Berlusconi compiere la sintesi delle proposte dei vari ministri. Qualcosa, comunque, bisognerà fare visto che la Fiat rappresenta qualche punto percentuale del Pil ed è il simbolo dell´Italia all´estero».
Cosa mi dice dello scontro tra lei e Tremonti sul sommerso?
«Io ho soltanto detto che il dato relativo all´occupazione è molto deludente. Tremonti guarda ai dati fiscali ed è più ottimista di me. Io sono solo più pessimista».
Veniamo alle elezioni amministrative. Rutelli dice che se la Lega perde, torna lo spettro del ribaltone del ’94.
«Rutelli farebbe bene ad aggiornarsi, siamo nel 2002 e le cose sono molto cambiate. E poi la Lega non perderà voti…»
Un´ultima domanda. E´ vero che lei si è stufato di fare il ministro del Welfare e che vorrebbe passare alle Attività produttive?
«Sono solo voci dal sen fuggite di chi vorrebbe cambiar posto. Non è il mio caso. Sono tutt´altro che stanco e annoiato. E poi Berlusconi ha detto che non ci sarà rimpasto: sarebbe sciocco cambiare dopo un anno nel quale abbiamo imparato a fare il nostro mestiere».