“Intervista” Maroni accusa Cofferati «Pericolosi i suoi proclami»

24/06/2002


LUNEDÌ, 24 GIUGNO 2002
 
Pagina 7 – Economia
 
L´INTERVISTA
 
Il ministro del Welfare: "Sono preoccupati per la mia sicurezza"
 
Maroni accusa Cofferati "Pericolosi i suoi proclami"
 
 
 
minacce Ho ricevuto un paio di pallottole ma non mi sono impressionato. Si sono anche molto intensificate le lettere anonime
il sindacato Io non ho mai attaccato il segretario della Cgil con le parole che ha usato lui: «Bisogna fermarli, patto scellerato»
 
DAL NOSTRO INVIATO
GUIDO PASSALACQUA

PONTIDA – Ministro Maroni, lei dal palco di Pontida ha parlato di pallottole e minacce, che le sarebbero arrivate. Può essere più chiaro?
«Di pallottole ne ho ricevute un paio, inviate per posta e non mi sono impressionato molto».

E le minacce?
«Le minacce sono quelle pubblicate sui giornali».
Cioè?
«Mi riferisco a quel "bisogna fermarli", "hanno fatto un patto scellerato, bisogna fermarli", detto in Spagna, a Siviglia, dal segretario della Cgil, Sergio Cofferati».
È una accusa pesante.
«Io non ho elementi per dire di più, ma dopo questa frase ho ricevuto segnalazioni preoccupate dalle autorità preposte alla mia sicurezza».
Preoccupate dice lei, che cosa significa?
«Le ripeto: dopo questa frase, che io ho letto sui giornali, sia i miei collaboratori, sia le autorità, si sono molto impressionati».
E lei?
«Per me sono cose che non significano niente, però ci sono».
Influiranno sull´accordo tra le parti sociali?
«Le posso assicurare che non influiranno sul nostro percorso riformista».
Lei ha ricevuto altre minacce?
«Da anni ricevo lettere anonime, centinaia. Di solito le cestino, non le rendo pubbliche. Sta di fatto che negli ultimi sei mesi si sono molto intensificate, c´è stato poi il caso del volantino contro di me e il ministro Castelli, volantino fatto da un sindacalista della Fiom di Lecco, ma di queste cose ho sempre preferito non parlare».
Allora perché adesso ne fa cenno, sia pure in questo modo?
«Perché ritengo che questi proclami e questi inviti siano pericolosi».
Quanto pericolosi?
«Non è detto che significhino qualche cosa. Ma per qualcuno possono significare qualcosa. Quel "bisogna fermarli" può essere falsamente interpretato».
Di fatto è una accusa pesante a Cofferati. Non crede?
«Io anche nei momenti più duri non ho attaccato Cofferati in questo modo, non con quelle parole».
Adesso c´è anche la polemica sulla sua richiesta alle prefetture di raccogliere i dati sulla partecipazione al recente sciopero. Tutto vero?
«Tutto falso, una frottola».
Eppure lo scrive l´Unità e lo ribadisce lo stesso segretario della Cgil.
«Nonostante Cofferati dica che io uso la polizia e i carabinieri per verificare gli scioperi questa è una balla. Forse Cofferati si dimentica che io non sono più, da molti anni, ministro dell´Interno. Io non ho il potere di ordinare alcunché alla polizia. Mi sono limitato a chiedere i dati alle direzioni regionali dell´Ufficio del Lavoro. Richiesta legittima. Certo che fino a oggi non si era fatto. Per i dati ci si affidava a quelli forniti dai sindacati».
Insomma la situazione è tesa.
«Cofferati ha detto queste cose in Spagna, e il giorno dopo che le ha dette ho ricevuto anche telefonate preoccupate da parte di sindacalisti della Cisl, impensieriti dal clima che si potrebbe creare».
Qual è il suo bilancio dopo un anno di governo?
«Ho portato avanti il progetto di riforma del mercato del lavoro. Una riforma utile ai lavoratori e non ai sindacati. Una riforma utile per chi non ha lavoro e non per garantire ai sindacati il mantenimento della loro base.
È una riforma che aiuta chi non ha lavoro, che non tocca i diritti dei lavoratori e che non taglia le pensioni di anzianità. Nel sindacato c´è qualcuno che fa politica e che ci combatte perché siamo al governo. Anche se dicessimo tutto ciò che vuole, Cofferati troverebbe un´altra scusa per contestarci».