“Intervista” M.Venturi «Un’iniziativa demagogica che non aiuta i consumatori»

20/09/2004


            domenica 19 settembre 2004

            Intervista a Marco Venturi presidente Confesercenti

            L’accordo dell’esecutivo con la grande distribuzione nasconde la volontà di non intervenire sulle questioni di fondo che generano il carovita
            «Un’iniziativa demagogica che non aiuta i consumatori»

            MILANO «Un accordo che non aiuta i consumatori, semplicemente un’iniziativa demagogica da parte del governo».

            Perchè non aiuta i consumatori?
            «Perchè non viene regalato nulla. Perchè i prezzi erano già stati aumentati prima. Non scherziamo. Quello che la grande distribuzione s’è impegnata a fare l’avrebbe dovuto fare comunque. Il calo dei consumi è un problema per tutti».

            Marco Venturi, presidente di Confesercenti, dal meeting della sua organizzazione, a Perugia, ritorna sull’emergenza carovita. E punta il dito contro il governo.
            Eppure il governo parla di grande conquista, sia per l’accordo con la grande distribuzione sia per quello di Torino.
            «Il governo fa demagogia. Non entra nel merito delle questioni, non affronta i nodi veri, quelli che poi hanno sul serio effetti sui consumatori. L’accordo di Torino l’hanno enfatizzato molto perchè se n’è interessato il ministro dell’Economia, ma se andiamo a vedere nel merito è analogo a quello che già esiste da tempo in altre città. A Roma hanno fatto lo stesso, a Firenze pure. Esistono miriadi di iniziative del genere sottoscritte da commercianti ed enti locali. Che oltretutto hanno il merito di coinvolgere tutti, non solo una parte del sistema commerciale».

            Invece questo accordo riguarda solo 15mila tra super e ipermercati.
            «È stata una scelta netta da parte di Marzano (il ministro alle Attività produttive, ndr), questa. Inizialmente, avremmo dovuto esserci anche noi, ma poi non siamo più stati convocati. Dopo due incontri, fatti in agosto, il governo ha preferito chiudere solo con una parte».

            Perchè?
            «Noi avevamo messo sul tavolo cose precise di cui discutere: il prezzo della benzina, l’aumento delle tariffe locali dovuto al taglio dei trasferimenti statali. E poi i costi che gravano sulle imprese. Nel 2003, per fare un esempio, gli affitti dei negozi sono aumentati del 10% nelle grandi città, del 7,5% come media nazionale: parliamo di un’enormità, che il governo dovrebbe alleggerire. C’è anche un problema di infrastrutture, che pesa soprattutto sul Mezzogiorno: bisogna intervenire sul sistema di comunicazione viario, ferroviario e aeroportuale. Su tutto questo, è il governo il nostro unico interlocutore, ma non risponde».

            Si parte comunque da un dato di fatto: l’emergenza prezzi che pesa sui consumatori. Lei è d’accordo?
            «Non è un problema generalizzato. Di tensioni nell’acquisto di beni e servizi non ce ne sono, quelle maggiori si sono registrate nell’ortofrutta, ma parlo dell’anno scorso. Quest’anno il fenomeno è in regresso. E a questo proposito vorrei ricordare che nel settore alimentare la grande distribuzione controlla il 70% del mercato».

            Saranno fenomeni in regresso, ma i consumi calano più dell’anno scorso.
            «Questo è vero, ma dipende soprattutto da un clima di generale sfiducia e preoccupazione rispetto al futuro. Del resto, i consumi calano anche durante i saldi, anche con sconti del 40-50%».

            C’è il fatto che il potere d’acquisto continua a diminuire.
            «C’è anche una riduzione complessiva del potere d’acquisto, sì».

            Berlusconi dice che aumenterà, dà addirittura i numeri: +2,2% nel 2005.
            «Il premier lega questo aumento all’accordo con la grande distribuzione, il che è un’invenzione pura e semplice. Per il resto sono tutti obiettivi da raggiungere. Vedremo».

            Gli italiani sono in difficoltà, su questo siamo d’accordo. Però lei ha polemizzato con le associazioni dei consumatori, con lo sciopero della spesa indetto l’altro giorno in particolare.
            «Io non voglio fare polemiche, mi sembra che siano state date cifre di adesione un po’ fantasiose. E credo che il problema non si risolva con gli scioperi della spesa, ecco tutto. Ma con i consumatori noi abbiamo già fatto accordi blocca-prezzi, e siamo pronti a rifarli».

            Intende l’iniziativa “Spesa amica”?
            «Anche. Questa è un’iniziativa che parte il primo di ottobre, che prevede il blocco dei prezzi per 45 prodotti di prima necessità, alimentari ma non solo, fino al 31 dicembre».
            la.ma.