“Intervista” M.Venturi (Confesercenti): «Tutto falso, questi aumenti non esistono»

06/12/2004
    domenica 5 dicembre 2004
    pagina 5 – economia

      IL PRESIDENTE DELLA CONFESERCENTI: SI POTREBBERO AVERE DEI RIBASSI INTERVENENDO SULLA FILIERA AGRICOLA
      «Tutto falso, questi aumenti non esistono»
      Venturi: così si genera solo disagio in chi deve acquistare

        FALSO!». Esordisce così, con una affermazione netta e sferzante, Marco Venturi, presidente di Confesercenti, a fronte dei dati, diffusi dalla Confederazione italiana degli agricoltori (Cia), che darebbero il settore ortofrutticolo in aumento, sotto Natale, del 15%.

        Come fa, dottor Venturi, a contestare così nettamente dei dati forniti da una associazione agricola, affidabile fino a prova contraria, almeno quanto la sua.

          «Lo dico con cognizione di causa perché esiste un organismo, terzo, che non sono né i commercianti né gli agricoltori, deputato a rilevare i prezzi dei prodotti ortofrutticoli settimanalmente, poi mensilmente e infine annualmente. Questo organismo dipende dal ministero dell’Agricoltura e si chiama Ismea. Bene: secondo Ismea questi dati non stanno né in cielo né in terra».

            Andiamo presidente, non venga a dire che a Natale, considerando che la gente ha la tredicesima da spendere e che ai cenoni non si rinuncia, non c’è (forse c’è sempre stato) qualcuno che ne approfitta.

              «Se lei mi parla di casi singoli, è possibile, si capisce, ma il fenomeno non è tale da poter essere rilevato statisticamente, al punto di poter parlare di “aumenti di Natale”. Ma ha visto cosa ha detto il Censis ancora due giorni fa? E cosa stiamo dicendo noi commercianti ormai da mesi: c’è un ristagno forte dei consumi, e tutto il nostro impegno è per sbloccare questa situazione. Figuriamoci se andiamo a dare una mazzata ai nostri clienti proprio nel momento in cui possono spendere un po’ di più: Sarebbe una follia».

                Però, se è vero come dice la Cia, che dalla produzione al consumo il prezzo di un prodotto fresco può aumentare dal 400 al 1000 per cento, forse un gesto di buona volontà, chiamiamolo così, si può ancora fare da parte vostra.

                  «Oh, ma che scherziamo? Ma ci rendiamo conto del danno che si procura al commercio diffondendo, come fanno alcuni, queste cifre a vanvera. Le ripeto che c’è l’Ismea, che è un istituto pubblico, che monitorizza i prezzi di tutta la filiera produttiva e secondo i suoi dati, all’agricoltura va oltre il 40% del prezzo finale dei prodotti. Le cifre allarmistiche sa che cosa producono? Un ulteriore aggravamento del senso di paura e di smarrimento in cui il consumatore si dibatte, con il risultato non di metterlo in guardia ma di indurlo a consumare sempre di meno. Questo è nocivo per tutti: per noi, per chi produce, e anche per l’economia generale del paese. Follia. Follia pura».

                    Non le risulta che gli italiani stanno restringendo i budget di spesa?

                      «Complessivamente i consumi sono diminuiti su base annua, questo è chiaro, ma nella rilevazione sulla propensione al consumo in occasione delle feste natalizie, Confesercenti ha osservato soprattutto una ridistribuzione della spesa: non più regali e generi voluttuari, ma una discreta ripresa invece nel comparto dei beni per la famiglia e dei beni durevoli. Addirittura un miliardo e 800 milioni di euro in più rispetto allo scorso anno: gli italiani dunque spenderanno, altro che storie, ma in maniera più accorta, più prudente».

                        Perché hanno meno soldi e non possono scialacquare.

                          «Non so se hanno meno soldi, non credo. Lo stesso Rapporto Censis diceva che non è aumentata la fascia di povertà. C’è solo più paura: per l’inflazione, per il lavoro che se c’è è precario e, più in generale, per la situazione complessiva del paese e della sua crescita economica».

                            Torniamo ai nostri temi: il prezzo di un prodotto ortofrutticolo può aumentare anche repentinamente, da una settimana all’altra, senza aspettare la rilevazione di chicchessia. O no?

                              «Esistono cinque-sette passaggi tra la produzione e il consumo al dettaglio. Vogliamo fare un discorso serio su questa filiera dei prodotti agricoli? Sul fatto che gran parte della produzione arriva dal Sud e che in questi passaggi c’è spesso, molto spesso, la mano della mafia che fa i prezzi che vuole fare? Noi siamo dispostissimi a parlarne, da subito. Io sono certo che affrontando un discorso di filiera i prezzi possono calare. Ma di questo dobbiamo parlare, pacatamente. Senza lanciare allarmi che sortiscono solo un po’ di pubblicità a chi li diffonde. Chiaro?».