“Intervista” M.Venturi (Confesercenti): «Troppi errori, largo ai privati»

18/05/2004



        sezione:
        data: 2004-05-16 – pag: 12
        autore: VINCENZO CHIERCHIA

        Intervista / Venturi (Confesercenti)
        «Troppi errori, largo ai privati»
        MILANO • «L’Italia è rimasta ferma per troppi anni. Non basta avere il più importante patrimonio artistico-culturale del mondo per attrarre milioni di turisti senza far nulla. E infatti il turismo nelle città d’arte è in difficoltà. Andando avanti così non possiamo che perdere terreno. Ci vuole invece un grande progetto nazionale coordinato tra Governo, Regioni, enti locali, città e operatori per il rilancio, un vero progetto di sistema». Questa dunque la ricetta di Marco Venturi, presidente della Confesercenti (che nei giorni scorsi ha promosso a Ferrara la Borsa turistica delle città d’arte), per rilanciare la competitività delle aree storicoculturali italiane. Quali sono le cause del declino?
        Abbiamo subìto le politiche mirate e aggressive di Paesi nostri diretti concorrenti sul mercato turistico, come Francia e Spagna ad esempio. Per questo motivo è urgente che si diano risposte adeguate. Il Governo finora è stato spesso latitante.
        Da che cosa cominciare?
        Bisogna rilanciare la promozione ma facendo leva sull’intero sistema. Bisogna peraltro fare molta attenzione ai Paesi che sono appena entrati nella Ue e che hanno una buona capacità di attrazione dei flussi turistici e soprattutto hanno voglia di investire. L’Italia ancora non riesce a risolvere il nodo dell’Iva che spiazza la competitività del sistema turistico rispetto agli altri a causa di aliquote troppo alte. Nel frattempo l’Enit, l’ente preposto alle campagne di promozione per l’intero Paese, si sta svuotando. Bisogna anche dare più spazio ai privati. Pompei è in abbandono: ebbene, sinergie mirate pubblico-privato potrebbero fare moltissimo.
        C’è però un eccessivo frazionamento degli interventi.
        Oggi la politica turistica spetta alle Regioni. Ma senza un impegno nazionale, che mobiliti e valorizzi l’intero sistema, non si va da nessuna parte. Ognuno si muove per conto suo e i risultati sono negativi. Sarebbe assai opportuno poi che si facessero investimenti sulle macroaree. L’intera Europa ad esempio negli ultimi anni ha perso quote del mercato turistico mondiale. Nel Mediterraneo l’Italia, sul fronte del turismo culturale, ad esempio si confronta con una offerta diversificata. Insomma, oggi bisogna ragionare anche per grandi sistemi. È comunque sconfortate notare che nel Mezzogiorno, dove si concentra una parte notevole del patrimonio artistico e culturale, la dotazione di infrastrutture ricettive e di trasporto è nettamente sottodimensionato.
        Che cosa intende per una promozione di sistema?
        Tra città d’arte e turismo c’è una simbiosi molto forte. Però oggi occorre lavorare su una offerta integrata: arte, cultura, intrattenimento, ambiente, commercio, percorsi enogastronomici e così via. In caso contrario, l’offerta perde forza. Stesso discorso per i prezzi: ci sono state tensioni, ma gli operatori scontano i rincari di tariffe e imposte locali, degli affitti e dei prodotti alimentari.