“Intervista” M.Venturi: c’è sfiducia, le famiglie sono a terra

22/10/2004

            venerdì 22 ottobre 2004

            Il presidente di Confesercenti: stiamo già diminuendo i listini

            Venturi: c’è sfiducia, le famiglie sono a terra
            Roberto Rossi

            MILANO «Ridurre i prezzi? Lo stiamo già facendo. Ma non basta. Nel paese c’è un clima di sfiducia che non sarà facile superare». L’appello del presidente Ciampi ha convinto a metà Marco Venturi, presidente di Confesercenti,

            Perché?

            «Noi un passo lo abbiamo fatto con l’iniziativa “Spesa mia” che prevede una riduzione dei prezzi del 2% su quarantacinque prodotti fino alla fine dell’anno. Siamo anche andati oltre l’iniziativa stessa promossa dalla grande distribuzione».


            E come è andata?

            «Abbiamo avuto riscontri positivi. In Liguria, per esempio, ha avuto un successo eccezionale. Anche in altre regioni non ci possiamo lamentare. È partita comunque da poco vedremo come si svilupperà».


            E iniziative del genere servono al rilancio dei consumi?

            «Non credo, purtroppo. E dico questo partendo da un dato. Con gli ultimi saldi abbiamo registrato un calo significativo rispetto allo scorso anno. Perché, mi domando, i consumatori di fronte a sconti del 30 e del 50% riducono gli acquisti?»


            Che cosa ne avete dedotto?

            «Che non è solo una questione di prezzo. Che sarebbe sbagliato puntare tutto sulla questione dei prezzi, ma che dietro c’è qualcosa di più vasto. Una sfiducia sul futuro, sulle prospettive».


            Un clima di sfiducia che non investe solo l’economia?

            «Esiste anche quello, ma non è solo. A questo aggiungiamo altri fattori come la guerra o il terrorismo. È chiaro che con queste condizioni esiste una prudenza collettiva che si riflette anche sulla spesa».


            In questo clima di incertezza la ventilata riduzione delle tasse può giovare?

            «Io credo di no, almeno da quello che fino adesso viene prospettato. Noi abbiamo una manovra Irpef che dà zero a chi ha meno di 7.500 euro. Perché, viene detto, questi sono già esenti. Ma sono esenti perché più poveri. Questi andrebbero aiutati più degli altri. Poi abbiamo una fascia sopra i 7.500 euro che si gioverà di benefici che varieranno da 50 a cento euro all’anno. Quindi parliamo del nulla.


            I benefici maggiori sono per il ceto medio altlo…

            «Vero. Oltre i 2.000 euro. Questi soldi però finiscono in risparmio o in immobili. Sinceramente in questo non vedo una ricetta per rilanciare l’economia. Se interventi fiscali si devono fare devono essere quelli che garantisco equità e un ritorno alla fasce basse di reddito».


            Tornando al clima di sfiducia, quanto può durare?

            «A lungo. Il nostro modello di previsioni ci dice che il Pil nel 2005 dovrebbe crescere dell’1,7% non del 2,1%, che già è un livello molto basso. All’appello manca un altro 0,4% il che vuol dire manovra di aggiustamento anche il prossimo anno. I consumi, poi, nel 2004 non cresceranno più dell’1% e nel 2005 l’aspettativa è dell’1,3%. Non c’è crescita».