“Intervista” M.Sacconi: «Niente patti industria e sindacati»

22/12/2004

    mercoledì 22 dicembre 2004

    Pagina 35 – Economia

    L´INTERVISTA

    Sacconi, sottosegretario al Welfare, risponde a Epifani e Bombassei
    «Niente patti industria e sindacati
    le scelte spettano al governo»

    LUISA GRION
    ROMA – Il patto fra sindacati e Confindustria per salvare il paese dal declino non allarma il governo. Al confronto aperto su Repubblica dal leader della Cgil, Guglielmo Epifani, e dal vice presidente di Confindustria, Albero Bombassei, non crede più di tanto. «Le parti dimostrino prima di saper dialogare sui temi che loro competono – dice Maurizio Sacconi, sottosegretario al Welfare – se troveranno accordi sarà una buona cosa per tutti». Ma si scordino di dettare le linee di politica economica: «Quelle spettano all´esecutivo, anche perché sindacati e imprese rappresentano interessi parziali»

    Per chiarire, quali sono i temi che loro competono?

    «L´applicazione della legge Biagi, la riforma del modello contrattuale, gli orari di lavoro, la produttività, per esempio. Argomenti da trattare "a due" che di sicuro hanno a che fare con la competitività del paese».


    E di cosa invece non dovrebbero occuparsi?

    «Non possono decidere su temi di economia pubblica, sulle priorità e sul mandato di un esecutivo. Quelli sono temi che il governo determina con gli elettori e, in un sistema bipolare, il rapporto è sempre più chiuso e rigido».


    Le parti sociali che oggi parlano di «patto» sono però parte di quell´elettorato. Non vi preoccupa questa convergenza d´intenti fra sindacato e Confindustria?

    «Onestamente non la vedo tutta questa convergenza. Basti pensare al contratto dei metalmeccanici: non c´è unità di vedute nemmeno all´interno del sindacato e la tensione con le imprese è altissima».

    Se il tavolo si aprirà voi cosa farete?

    «Noi siamo sempre pronti a discutere, ma certo vorremmo il rispetto di alcune condizioni essenziali. Parlo degli atteggiamenti che abbiamo visto attorno al taglio delle tasse o all chiusura totale sulla previdenza. Rifiutarla del tutto vuol dire escludere ogni possibilità di dialogo. D´altronde la Cgil ha questo atteggiamento ormai da tempo».


    Questa volta è stato Epifani a fare il primo passo.

    «Il suo ragionamento mi è sembrata perfino ingenuo nella sua chiarezza. Epifani ha detto: non mi interessa palare con il governo, tratto con la Confindustria e faccio un accordo con l´opposizione che alle prossime elezioni diventerà governo. Vorrebbe escluderci a priori».


    Confindustria però non ha gettato la proposta alle ortiche.

    «Con Bombassei e con la Confindustria l´atteggiamento è altamente concertativo. Lo stesso non si può dire del sindacato».


    Qual è la vostra condizione per discutere di questi temi con le parti?

    «La riscoperta della loro parzialità. Non è una frase mia, l´ha detto Pezzotta. Il sindacato, come la Confindustria, rappresenta interessi circoscritti. La loro pretesa rappresentanza generale è fuori luogo»
    .