“Intervista” M.Sacconi: «La legge Biagi non si può abolire»

07/10/2005

    giovedì 6 ottobre 2005

    ITALIA LAVORO – pagina 23

    Intervista – Maurizio Sacconi

      “La legge Biagi non si può abolire”

      Lina Palmerini

      ROMA – Ormai è uno dei temi più accesi della campagna elettorale tra l’Unione e il centro-destra. È stato Michele Tiraboschi, dalle pagine de “Il Sole-24 Ore, a criticare le “ipocrisie” del centro-sinistra che da un lato annuncia l’abrogazione della legge Biagi, dall’altro la sta applicando (come, ad esempio, il Comune di Bologna, le cooperative). A Tiraboschi ha voluto replicare l’ex ministro del Lavoro Tiziano Treu (vedi “Il Sole-24 Ore” di ieri) chiarendo cosa l’Unione abolirà e cosa invece cambierà in caso di vittoria alle prossime elezioni.“Non sarà facile cancellare la Biagi. Ci sono delle norme che ormai sono irreversibili. Come la fine del monopolio pubblico del collocamento, come il nuovo contratto di apprendistato”, è la contro-replica di Maurizio Sacconi, sottosegretario del Welfare.

      Treu dice che è “propagandistico” averla chiamata legge Biagi.

        Sarebbe odioso se l’avessimo fatto senza la consapevolezza che era gradito alla famiglia e ai collaboratori più stretti di marco. le leggi spesso si intitolano ai vivi, a maggior ragione credo si possa fare quando l’autore da dato la vita per un progetto di riforma. ma io inviterei Treu a chiamare sia la sua legge sia la legge 39 “le leggi Biagi”.

        Le leggi Biagi? Ma Treu dice che non c’è continuità.

          E invece si. C’è la continuità dell’autore, Marco Biagi, su entrambi i provvedimenti legislativi. Una continuità evidente e documentata nei testi: molti provvedimenti che non volle adottare il centri-sinistra sono stati inseriti nella nostra legge. Ma c’è anche una coerenza politica: non è un caso che Fausto Bertinotti voglia abolire sia la Treu che la Biagi.

          Ma Prodi non è Bertinotti.

            Romano Prodi è più vicino alle posizioni di Bertinotti che di Treu. prodi parla di una "generazione bruciata dalla Biagi".

            Si prepara a vedere annullato il lavoro fatto in questi anni?

              No, non penso che si possa cancellare tutto. Alcune riforme hanno ormai radici forti. Parlo della Borsa lavoro che entro novembre sarà completamente operativa, con soggetti pubblici e privati che – in rete – faranno intermediazione tra domanda e offerta di lavoro. Il monopolio pubblico del collocamento è finito in modo irreversibile. Presto autorizzeremo anche alcune parti sociali, come Confindustria, ad operare nel mercato del lavoro. E sul nuovo apprendistato c’è stata una collaborazione proficua delle Regioni, al netto di alcune pigrizie e lentezze. L’Emilia Romagna, per esempio, ha fatto una buona legge.

              Però salterebbero lo staff leasing, il job on call, il part-time sarà rivisto e corretto…

                Ritengo che queste siano norme di "nicchia". Mi preoccupano, invece, i cambiamenti annunciati sul part-time: reintrodurre la rigidità sarà un danno soprattutto per le donne e riporterà le imprese a una nuova diffidenza verso il contratto. Sullo staff leasing dico solo che Schöeder ha copiato la nostra norma. Peccato tornare indietro.

                Ma siete riusciti a evitare gli abusi sugli ex co.co.co?

                  I nuovi contratti a progetto – che hanno sostituito i co.co.co – hanno avuto un effetto di ripulitura. Prenda il caso del Comune di Bologna: lì i co.co.co che non si sono trasformati in progetto sono rientrati nell’alveo del lavoro autonomo. Si dice che la sinistra ami talmente i poveri che vorrebbe produrli: così, vorrebbe trasformare i co.co.co in lavori subordinati di serie B. Invece sono autonomi. Non abbiamo ancora fatto partire la campagna ispettiva proprio per dare modo alle imprese di adeguarsi alla novità gradualmente.

                  I dati sulla precarizzazione del lavoro come li spiega?

                    Sono un falso. I contratti a termine si sono ridotti dello 0,6%.

                    Cosa lasciate di incompiuto. Gli ammortizzatori?

                      Ma abbiamo speso tutti i soldi del Patto per l’Italia (750 milioni) per aumentare l’indennità di disoccupazione e finanziare le casse integrazioni in deroga.

                      Vuole dire che se vincerà il Polo non ci sarà nulla da completare?

                        La legislatura si è aperta con l’accordo Blair-Berlusconi sul mercato del lavoro: insisteremo sull’idea di dare protezione attiva al lavoratore sul mercato e non più sul posto di lavoro.