“Intervista” M.Sacconi: «Da domani riparta il dialogo»

26/03/2004


        Intervista
        sezione: ITALIA-LAVORO
        data: 2004-03-26 – pag: 21
        autore: MASSIMO MASCINI
        SCIOPERO GENERALE
        Il sottosegretario al Welfare indica le priorità del Governo per riavviare la crescita
        «Da domani riparta il dialogo»
        Sacconi: il sindacato rappresenta un fattore frenante, deve avere più coraggio e disponibilità al cambiamento
        ROMA • Il sindacato sciopera, ma il Governo guarda al prossimo negoziato, centrato sulla crescita. «Dopo il rito dello sciopero, dovrà venire il dialogo». Il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, indica le cinque priorità del Governo e chiede più coraggio al sindacato.
        Sacconi, ripartirà il dialogo dopo lo sciopero generale?
        Il primo problema che abbiamo è la crescita. Il nostro Paese va avanti meno di quanto potrebbe e dovrebbe.
        Questo porta al confronto?
        Non può essere altrimenti. Un’intesa sui modi attraverso i quali dare impulso alla crescita avrebbe un indubbio valore. Sarebbe possibile produrre innovazioni e riforme significative, tali da rimuovere le ragioni della scarsa produttività della nostra economia, della limitata competitività del sistema.
        Una rimozione difficile?
        Certo non facile, perché si tratta di ragioni antiche, profonde. Serve coraggio e disponibilità al cambiamento. Ma soprattutto è necessario che tutti si rendano conto che il problema non consiste solo nel decidere quanti soldi in più si devono dedicare alla ricerca, che sembra essere il minimo comune denominatore del documento sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria.
        Di cosa ci si deve rendere conto?
        Che ciascuna parte deve impegnarsi fino in fondo a dare il massimo per imprimere velocità alla crescita. La nuova economia nasce dal contestuale incremento di capitale digitale, capitale umano e capitale organizzativo: ma non ci saranno investimenti nelle nuove tecnologie se non ci saranno persone in grado di utilizzarle fino in fondo e se queste non si inseriranno in un sistema organizzativo tutto nuovo. Per questo serve una totale disponibiità al cambiamento.
        Non c’è questa disponibilità?
        Non è sufficiente. Il sindacato tende troppo spesso a rappresentare un fattore frenante di questa ineluttabile trasformazione del sistema produttivo.
        Che deve fare?
        Deve trasferire al tavolo negoziale una disponibilità di principio a questa trasformazione dei modelli organizzativi e così riuscire, per esempio, a rendere il nostro Paese meta di investimenti esteri. Lo deve fare per dare un senso alla forza stessa del sindacato.
        È troppo forte il sindacato?
        Il suo potere rappresenta un’anomalia in Europa, altrove il sindacato, tranne che in Germania, rappresenta una presenza più formale che sostanziale.
        Dovrebbe avere meno potere?
        No, ma se vogliamo competere avendo un sindacato importante e relazioni industriali impegnative, il sindacato deve riconvertirsi a un modello dichiaratamente cooperativo, come è accaduto in Germania.
        Che significa in concreto?
        Che il sindacato deve esprimere una politica di disponibilità all’impiego delle nuove tecnologie. Per esempio considerando l’outsoursing, non quello rivolto ad abbattere le tutele del lavoro, ma quello indotto dalla modernità, come il simbolo dell’innovazione portata dalla nuove tecnologie.
        Deve cambiare la strategia del sindacato?
        Non deve cambiare il sindacato, né le relazioni industriali. Ma nessuno può pensare di sedersi al quel tavolo di trattativa solo per chiedere agli altri di fare la loro parte. Industriali e sindacati hanno indicato cosa fare. Sì, ma non sono d’accordo su cose importanti, per esempio sul ruolo che può avere la riduzione della pressione fiscale. Gli imprenditori, tutti, piccoli e grandi, ce la chiedono. Ma il sindacato non è di questo avviso. È una differenza importante.
        Il Governo è pronto a fare la sua parte?
        L’Esecutivo ha ben ferme le sue prioprità. Crede nella riduzione della pressione fiscale. Ha pronto il piano Stanca per l’innovazione, è pronto agli investimenti in capitale umano, con l’attuazione delle riforme della scuola e del mercato del lavoro, sta già discutendo in Parlamento alcune importanti misure di politica sociale, soprattutto quelle contenute nel disegno di legge 848 bis che intendiamo portare all’approvazione subito dopo la riforma previdenziale.
        Ci sono le risorse necessarie?
        Molte delle risorse dovranno essere trovate con la crescita dell’economia. Ma tutto deve rientrare nella prossima manovra economica. Il varo del Dpef è alle porte e non sarebbe male anticiparlo.
        Il documento del sindacato è in linea con le esigenze della crescita?
        In parte. È chiara l’opzione per la crescita, ma il sindacato deve spendersi di più, deve dire cosa è disposto a fare perché l’economia riparta.
        Ma prima di tutto restano le pensioni?
        Io veramente penso che la riforma dlele pensioni sia alle nostre spalle. Siamo disponibnili anche a limitati aggiustamenti, ma ormai l’impegno è per la crescita.