“Intervista” M.Sacconi: adesso la legge Biagi-2

09/02/2005

    mercoledì 9 febbraio 2005

    sezione: ITALIA-POLITICA – pagina 15

    Sacconi: adesso la legge Biagi-2

      LI.P.

        ROMA • «Welfare to work» e lotta al sommerso, sarà questa la fase-due della legge Biagi. E sarà questo il pacchetto di misure che il Welfare presenterà al ministro dell’Economia Siniscalco, in vista del provvedimento sulla competitività. Maurizio Sacconi, sottosegretario al Lavoro e politiche sociali, in questi giorni sta preparando per il ministro Maroni una serie di proposte da sottoporre «alle parti sociali per un confronto aperto», che avrà un’unica logica: «Quella di un welfare che includa, che rimetta in circolazione il lavoro e che non tenda più a escludere, a tenere ai margini i disoccupati».

        Cosa sarà la legge Biagi 2?

          L’antefatto è il rilancio della strategia di Lisbona, quella nuova partenza di cui ha parlato il presidente della commissione Ue Barroso. In questa nuova ottica, il ministro Siniscalco ha ridisegnato la griglia di Lisbona in quelle dieci linee strategiche del provvedimento sulla competitività. Al Welfare siamo pronti a dare il nostro contributo su tre dei dieci punti scritti dall’Economia: l’incremento del tasso di occupazione, l’adattabilità tra impresa e lavoratore, investimenti in capitale umano. In quest’ottica partirà la "Biagi 2".

          Quali sono i contenuti? Sarà un provvedimento urgente?

            Sono due le linee di intervento che caratterizzeranno la fase due delle norme: il welfare to work e l’emersione. Vogliamo trasformare i sussidi assistenziali da mera integrazione al reddito, a incentivi per un veloce reimpiego. O, almeno, evitare che gli ammortizzatori diventino un disincentivo alla ricerca di lavoro. Pensiamo sia necessario attuare queste misure con urgenza per fare un salto di qualità verso Lisbona.

            È un’operazione possibile in un Paese che ha visto la moltiplicazione dei lavoratori socialmente utili?

              È un’operazione possibile ora, che con la legge 30 abbiamo dato infrastrutture a un mercato del lavoro che non le aveva. Abbiamo liberalizzato il collocamento, moltiplicato gli operatori e le agenzie, creato la Borsa del lavoro — otto Regioni presto saranno collegate e comunicheranno tra loro —. Dati questi pilastri al mercato, ora abbiamo bisogno di creare movimento trasformando le indennità in una dote in mano al lavoratore per rendergli più facile la ricerca di un nuovo posto. Vorrei sottolineare che anche sulla formazione abbiamo fatto straordinari passi avanti: abbiamo avuto la migliore performance sul Fondo sociale europeo superando gli obiettivi di spesa del 30 per cento. Inoltre, dal 2001 al 2004, la spesa totale per formazione è aumentata del 250% e sono partiti i fondi interprofessionali.

              Ci fa un esempio di come un sussidio si trasforma in incentivo?

                Un lavoratore in mobilità, per esempio, potrà capitalizzare la sua indennità se si mette in proprio. O anche un’impresa se lo assume sarà avvantaggiata perché "assorbirà" la sua indennità che diventerà un alleggerimento sul costo del lavoro.

                Non è più urgente finanziare le casse integrazioni viste le crisi industriali?

                  Il nesso stretto tra il provvedimento sulla competitività e le misure del Welfare è questo: garantire la coesione sociale nei casi di ristrutturazioni industriali attraverso un welfare attivo, che faciliti i lavoratori che perderanno il posto a ritrovarlo. Per quanto riguarda i finanziamenti delle casse integrazioni hanno già copertura finanziaria. Per i settori non protetti — parlo delle casse integrazioni in deroga — valuteremo di volta in volta: oggi hanno già una copertura di 310 milioni di euro e, per il momento, li riteniamo sufficienti. Certo, stiamo anche pensando di estendere e consolidare le esperienze degli enti bilaterali artigiani che hanno, con una parte di finanziamenti propri, erogato indennità di disoccupazione ai lavoratori sospesi dal lavoro o con orari ridotti. Ecco, potremmo pensare a un modello simile, autorizzando l’Inps a versare le indennità a lavoratori sospesi di aziende che contribuiranno con proprie risorse — decideremo in seguito il quantum — e che oggi sono sprovviste di ammortizzatori sociali.

                  L’emersione: altra missione impossibile?

                    Qualche novità ci sarà. Innanzitutto, pensiamo di rendere di più immediata applicazione il lavoro accessorio, facilitando la regolarizzazione degli spezzoni di lavoro a voucher.

                    La riforma dell’indennità di disoccupazione viene
                    abbandonata?

                      Quella riforma resterà in una legge. Tutti gli altri provvedimenti di cui ho parlato li riteniamo più urgenti e, quindi, sceglieremo dei percorsi accelerati.