“Intervista” M.Resca: «Via le barriere che bloccano l’Azienda Italia»

29/09/2003


      DOSSIER
      Lunedí 29 Settembre 2003

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      Intervista: Mario Resca
      (Presidente Confimprese)
      «Via le barriere che bloccano l’Azienda Italia»
      V.Ch.


      «Il franchising è uno strumento molto importante di sviluppo economico e occorrerebbe fare di tutto per agevolarlo, per togliere tutti i vincoli che ne limitano la crescita. E poi va molto bene puntare sul Mezzogiorno che rappresenta la nuova frontiera per le reti commerciali». Mario Resca, top manager di numerosi gruppi industriali, leader storico di McDonald’s Italia e presidente di Confimprese (60 gruppi associati, 20mila punti vendita, 120mila addetti, 16 miliardi di fatturato globale) va dritto al cuore del problema: accelerare il franchising significa far allungare il passo a tutta una filiera articolata, che dal livello della produzione arriva fino al cliente finale, con ricadute rilevanti sul territorio. Presidente, quali sono i nodi da sciogliere? Bisogna eliminare gli ostacoli sulla strada del franchising. E questo è l’impegno primario per Confimprese, che raggruppa una sessantina di gruppi leader in numerosi settori economici che hanno scelto il franchising come strumento di sviluppo. Bisogna stimolare le istituzioni a tutti i livelli affinchè le barriere per le imprese vengano rimosse. L’Italia è ancora molto indietro.
      Cosa occorre fare, dunque?
      Innanzitutto bisogna rendere la burocrazia efficiente. Ci sono troppi ostacoli per le imprese, che minano la certezza degli investimenti e le prospettive di sviluppo. Un esempio: per aprire un punto vendita in Italia, nel campo della ristorazione, possono passare anche due o tre anni mentre negli Stati Uniti al massimo ci vogliono quattro settimane o poco più. Avere certezze sui tempi degli investimenti è molto importante. Resta poi decisiva la flessibilità del lavoro: nella distribuzione è il cliente che decide tutto e il punto vendita deve organizzarsi in funzione della domanda del mercato, non viceversa. Se si va in questa direzione i consumi vengono agevolati e soprattutto stimolati. Se i negozi sono chiusi nessuno compra. Nei centri commerciali, quando sono aperti la domenica, è boom di acquisti o di consumazioni.
      E se ne avvantaggia tutta la filiera.
      Certo. Il franchising del resto ha nell’imprenditorialità il fulcro e mette in moto risorse su molti fronti. Lo sviluppo abbassa poi i costi per tutti.
      In che modo?
      Il franchising fa leva sul ruolo della marca, dell’insegna del promotore e sulle capacità imprenditoriali dell’affiliato. Questa sinergia produce effetti rilevanti, per i clienti finali che ricevono offerte di prodotti e servizi con un posizionamento ottimale e per la filiera produzione-distribuzione che ottimizza la struttura dei costi e crea economie di scala. I dettaglianti non possono più stare isolati. Non sono competitivi e i prezzi sul mercato sono più rigidi. I clienti oggi sono molto esigenti e determinano l’evoluzione del mercato.
      Insomma, il franchising è stato una sorta di rivoluzione per il commercio italiano.
      Sì e abbiamo espresso solo una parte delle potenzialità di un sistema che in altri Paesi ha avuto grande successo.
      Negli Usa si contano circa 400mila affiliati, in Giappone oltre 220mila e 130mila in Corea.
      Il problema resta quello delle regole. In altri Paesi ci sono da tempo flessibilità e certezze. Il sistema italiano ha recuperato il divario con altre realtà ma deve fare ancora tantissimo. Confimprese è molto determinata al riguardo. Il Sud è, ad esempio, un banco di prova decisivo.
      Quali sono i progetti in campo?
      Stiamo seguendo con grande impegno le iniziative di Sviluppo Italia che ha messo in cantiere risorse importanti. Occorre dunque un salto di qualità perchè il Sud è un mercato molto grande. Insomma, dobbiamo ridare fiducia agli investitori. E i risultati nel Mezzogiorno sono decisivi per ridare fiducia agli investitori italiani e soprattutto stranieri.