“Intervista” M.Resca: vent’anni di hamburger e patatine per la politica italiana

03/11/2005
    giovedì 3 novembre 2005

    Pagina 14 Economia & Lavoro

    McDonald’s: vent’anni
    di hamburger e patatine
    per la politica italiana

      Resca racconta lo sviluppo della società
      tra sindaci, no global e commercianti

        Milano

          COMPLEANNO – Vent’anni di patatine fritte, hamburger e contratti part-time. McDonald’s, per alcuni marchio invadente dell’imperialismo americano per altri un semplice pranzo a basso costo, ha messo le radici anche in Italia: 16mila dipendenti, qualche milione
          di panini venduti all’anno, ristoranti in tutte le provincie. Il responsabile di questa impresa, vendere fast food nella patria della buona cucina, è il presidente della società Mario Resca, ferrarese, figlio di un ferroviere, già cacciatore di teste, commissario della Cirio, consigliere di Eni e Mondadori, e amico di Silvio Berlusconi. Con lui parliamo di hamburger e politica.

            Resca, chi è il politico italiano pù vicino a McDonald’s?

              «Il primo è il presidente Francesco Cossiga. Lo considero un amico, ci è sempre stato vicino. La prima volta l’ho incontrato nel McDonald’s di Piazza di Spagna: per lui era una forma di solidarietà con gli Stati Uniti in occasione di non so quale polemica…Qualche volta mi ha chiesto di portargli i panini a casa per mangiarli insieme. I suoi preferiti: cheeseburger, patatine e McNugget, i bocconcini di pollo».

                Pollo? Di questi tempi?

                  «Certo. Noi usiamo polli di Amadori, tutto sicuro. L’altro giorno, in piena crisi aviaria, sono andato al ministero della Sanità per dare un segnale di serenità perchè da noi tutto viene drammatizzato. Ho portato a Storace i nostri bocconcini. S’è messo a ridere e li ha mangiati».

                    Il politico di sinistra che le ha fatto la miglior impressione?

                      «Ho un ricordo splendido di Bassolino, quand’era sindaco di Napoli. Un politico responsabile e coraggioso. Avevamo avuto problemi di sicurezza in un nostro ristorante a Napoli. Ci aiutò a superare le nostre perplessità e ci spinse ad avviare altre iniziative perchè era convinto di due cose: noi portavamo posti di lavoro veri e dove c’era un McDonald’s c’era meno spazio per la criminalità».

                        Altri?

                          «L’ex sindaco di Roma Rutelli è un nostro cliente. Rimase deluso quando chiudemmo, per problemi di un contratto d’affitto, il ristorante di via Cola di Rienzo ch’egli frequentava».

                            E il vero americano della politica, cioè Walter Veltroni?

                              «Abbiamo buoni rapporti, anche se non siamo mai andati insieme a un McDonald’s. Però nei prosimi giorni terrà una conferenza alla Camera di Commercio italo-americana. Bisogna convincere gli americani a investire: lo sa che siamo agli ultimi posti in Europa per investimenti esteri?».

                                Altri sindaci con hambuger?

                                  «Enzo Bianco quand’era sindaco di Catania mi chiamò per lamentarsi: “Ma come? Avete aperto a Palermo e da noi?”. Andammo subito a Catania e in quell’occasione sperimentammo il buon funzionamento dello Sportello Unico che accorciava i tempi lunghissimi della burocrazia italiana. Un altro sindaco aperto è stato Cacciari, al tempo del suo primo mandato a Venezia: ci spinse a investire in città perchè riteneva che i nostri ristoranti potevano avere un effetto calmieratore»

                                    Qualche sindaco l’ha delusa?

                                      «Anni fa un sindaco di Padova, di sinistra, ci impedì di aprire un ristorante perchè voleva difendere “l’equilibrio dei commercianti all’ombra del Santo”. Aprimmo qualche tempo dopo».

                                        Sindacalisti?

                                          «Ho conosciuto Sergio Cofferati, quand’era segretario generale della Cgil. Gli chiesi d’incontrarlo perchè volevo spiegargli la nostra politica di investimento e sul lavoro. Volevo chiarire anche una polemica aperta a Firenze. Parlammo con franchezza e dimostrò di comprendere la nostra posizione».

                                            Nessun politico vi ha mai accusato di essere degli yankee avvelenatori?

                                            «Siamo stai oggetto di accuse e polemiche, soprattutto da parte dei no global e dell’estrema sinistra. Nel 2000 a Praga vennero distrutti, nel corso di una manifestazione contro la globalizzazione, alcuni ristoranti McDonald’s. Bertinotti disse di comprendere che qualcuno poteva individiuare nel nostro marchio un simbolo dell’oppressione. Qualche mese dopo Bertinotti guidò un corteo in piazza Repubblica, dove McDonald’s ha un grande ristorante: quel giorno registrammo il record d’incassi».

                                              Ministri?

                                                «Con l’ex ministro del Lavoro, Cesare Salvi, gettammo le prime basi per la definzione del contratto part time. Ci fu una grande collaborazione, anche perchè noi avevamo un grande interresse che si formasse un quadro legislativo chiaro».

                                                  Altri ministri?

                                                    «L’ex ministro della Sanità, Sirchia, disse che gli hamburger non facevano bene alla salute. Gli portai i nostri prodotti, gli feci vedere da dove venivano i nostri ingredienti, lo invitai a confrontare gli studi senza pregiudizi. Alla fine lo costrinsi a gridare “viva McDonald’s”».

                                                      McDonald’s è di sinistra o di destra?

                                                        «Come dice una ricerca di Mannheimer, McDonald’s è trasversale, mette d’accordo tutti. Vendiamo pasti, non politica».

                                                      r.g.