“Intervista” M.Piccinini: «Risponderemo a questo atto di arroganza»

13/05/2004


          giovedì 13 maggio 2004
          L’Intervista
          Morena Piccinini
          Segreteria confederale Cgil

          È una decisione che dimostra anche la debolezza di un esecutivo che non si fida della sua maggioranza su questioni decisive
          «Risponderemo a questo atto di arroganza»

            Laura Matteucci

            MILANO «Un atto che dimostra appieno la debolezza e l’arroganza di questo governo. Mi chiedevo infatti come mai il dibattito parlamentare non cominciasse mai. Con il
            ricorso alla fiducia, dimostrano solo di non riuscire a discutere un provvedimento pessimo, e di non fidarsi della loro stessa maggioranza. La fiducia di regola viene posta su singoli articoli e sul voto finale».

            Morena Piccinini, segretaria confederale Cgil, parla di «atto gravissimo» del governo, annuncia che Cgil, Cisl e Uil stanno unitariamente valutando di continuare la mobilitazione contro la riforma, e invita i lavoratori, «immediatamente e a partire da tutti i luoghi di lavoro, a dimostrare la loro contrarietà a questo provvedimento, nel merito e nel metodo».

            La fiducia sulla riforma delle pensioni: la Cgil come legge questa decisione?

              «Il governo vuole blindare la sua stessa maggioranza. Tanto più assurdo, perchè questo era un provvedimento calendarizzato da tempo. Hanno voluto affrettare l’iter, comprimendo, anzi azzerando i tempi del dibattito. Non si fidano, evidentemente, perchè siamo di fronte ad un testo che scassa la previdenza pubblica e anche quella complementare. Oltretutto, gli emendamenti più gravi sono stati inseriti proprio gli ultimi giorni, fatti passare anche questi in tutta fretta».

              Quali emendamenti?

                «Le forme di previdenza complementare sono state equiparate non solo ai fondi aperti, ma anche ai piani delle assicurazio ni, che ovviamente sono regolati in tutt’altro modo, in modo che di certo garantisce meno sia l’azienda sia il lavoratore stesso. È del tutto evidente che si tratta di una risposta corporativa che favorisce solo le lobby delle assicurazioni, che hanno fatto fortissime pressioni per ottenerla. La stessa Confindustria si è manifestata contraria, e ha preso posizione insieme ai sindacati. Non dimentichiamoci poi quel disegno perverso di Tremonti di stralciare la previdenza complementare dalla delega complessiva, in modo da portarla in capo all’Inps e far passare i tfr dei lavoratori come entrate dello Stato».

                Quell’emendamento comunque è stato ritirato.

                  «Ma ci stanno ancora pensando. Si tratta di 12 miliardi dei tfr, che per loro rappre senterebbero una boccata d’ossigeno non indifferente. Così potrebbero far finta di ridurre le tasse ai ricchi».

                  Anche la delega sulle pensioni è una boccata d’ossigeno per i conti statali.

                    «Certo. Questo è un provvedimento iniquo, che irrigidisce pesantemente il processo di accesso alla pensione, deciso solo per dimostrare all’Europa di essere in grado di procedere ad una riforma strutturale, e per avere più soldi da mettere a bilancio».

                    Adesso come si muoverà il sindacato?

                      «Stiamo valutando unitariamente come continuare la mobilitazione contro la riforma, già sfociata nello sciopero del 26 marzo. Peraltro, ricordo che non siamo mai stati convocati dal governo, nè prima nè dopo lo sciopero. E invitiamo i lavoratori a dimostrare immediatamente la loro contrarietà, a partire da tutti i luoghi di lavoro»