“Intervista” M.Piccini: Alpitour, dagli alberghi la svolta verso la redditività

08/02/2005

    SUPPLEMENTO AFFARI & FINANZA di lunedi 7 Febbraio 2005

      FINANZA pag. 42

      Alpitour, dagli alberghi la svolta verso la redditività

      ADRIANO BONAFEDE

      Alpitour, il primo tour operator italiano, sembra finalmente aver trovato la strada verso la crescita e la creazione di valore. Il gruppo ha chiuso il 2004 anno in generale non brillante per il turismo con risultati positivi: fatturato a 1.100 milioni (più 18 per cento) e utile a 3,4 milioni (contro 0,7 milioni dell’anno precedente). Va comunque detto che il bilancio si è chiuso al 31 ottobre, prima dello tsunami. Alpitour era stato acquistato alcuni anni fa dalla Ifil, che lo aveva rilevato dalla famiglia Isoardi di Cuneo. Successive incorporazioni come quella di Francorosso, storico operatore di Torino, avevano rimpolpato il gruppo che però, fino a ieri, non era mai riuscito a mettere in atto le proprie potenzialità. La profonda ristrutturazione cui è stato sottoposto nell’ultimo anno e mezzo comincia ora a dare dei risultati. Ma, soprattutto, sembra avergli dato una fisionomia più chiara, più simile a quella dei grandi tour operator stranieri. «Ci siamo organizzati in cinque business unit spiega il presidente, Mauro Piccini tour operator, alberghi, aviation, rete di distribuzione e società di incoming internazionale».

      Quali sono i driver dello sviluppo nel 2005?

      «In primo luogo, abbiamo riproposto con forza l’Italia come destinazione. E abbiamo investito negli alberghi. Fino a due anni fa ne avevamo solo due di proprietà, oggi siamo a 25. Entro la fine dell’anno in corso, ne avremo 28».


      Avete creato anche un vostro vettore aereo charter, Neos. Perché alberghi e aerei vostri? Non siete più soltanto un tour operator, qual è l’obbiettivo che vi proponete di raggiungere?

      «Ci stiamo dando un’organizzazione simile a quella dei grandi tour operator internazionali come Tui o Thomas Cook. Anche loro tendono a essere presenti su tutta la filiera. E la ragione è semplice: soltanto così ci si garantisce il controllo sulla qualità. Naturalmente continuiamo a lavorare con gli altri, non sarebbe possibile altrimenti. Comunque sia, la prospettiva per Alpitour è quella di cercare di valorizzare le parti più virtuose per il nostro profitto che sono appunto gli alberghi e l’aviation. Per gli alberghi, punteremo di più sulle città d’arte italiane».


      Avete anche una business unit dedicata all’incoming. Pensate di avere la capacità di intercettare il turismo in entrata che sembra ormai quasi interamente in mano ai grandi tour operator stranieri?

      «In Italia l’incoming è stato trascurato un po’ troppo. Noi abbiamo creato questo segmento nel 1999. Per ora è piccolo, ma stiamo crescendo. Crediamo nei paesi emergenti come Cina e Russia, e siamo sicuri che si aggiungeranno a Germania, Usa e Francia, classici serbatoi di turisti verso l’Italia. Per questo siamo usciti di recente con due cataloghi cinesi».


      Non avete paura di Internet? Le offerte last minute sono cresciute molto.

      «Sì, è vero, soprattutto all’estero Internet sta crescendo molto. Noi manteniamo comunque, da parte nostra, molta flessibilità. Per quanto riguarda i last minute, ad esempio, li contrastiamo con le offerte "early booking", che premiano con sconti chi prenota prima».