“Intervista” M.Messori: Siamo nei guai, l’economia è ferma

18/01/2005

    martedì 18 gennaio 2005

      Intervista all’economista Marcello Messori
      La redistribuzione del reddito ha favorito i ceti più abbienti. I più poveri riducono i consumi
      Siamo nei guai: l’economia è ferma

      MILANO «Siamo in una fase di scarsissima crescita, e questo non può che allentare la tensione sui prezzi». Parla l’economista Marcello Messori: se negli ultimi mesi del 2004 l’inflazione sembra essersi attestata su livelli contenuti, dice, non è perchè si sia innescato un circolo economico virtuoso. Anzi, il contrario. «L’Italia ha un tasso di crescita tra i più bassi in Europa, che peraltro già non brilla. E il 2005 sarà anche peggio, visto che la ripresa mondiale si sta allentando, negli Stati Uniti come nel sud-est asiatico».

      Professore, l’inflazione ufficiale si sarà anche stabilizzata: ma, al di là delle variazioni mensili e delle polemiche sulle rilevazioni dell’Istat, la percezione comune è che anche nel 2004 il caro-vita sia stato sostenuto.

      «Questa percezione di forte tensione sui prezzi deriva molto dal fatto che i consumi di una considerevole parte della popolazione non sono più omogenei alla struttura dell’offerta produttiva. Una questione annosa in Italia, che però si è di nuovo infiammata negli ultimi anni a causa dell’acuirsi dei problemi di reddito di molta parte degli italiani».


      È una questione di impoverimento della popolazione, quindi
      .
      «In questi anni abbiamo assistito ad una polarizzazione del reddito, ad una sua forte redistribuzione a favore delle fasce già abbienti. E quindi ad una perdita del potere d’acquisto delle fasce medie e basse. Adesso vedremo che succederà con il contratto dei metalmeccanici, che è sempre un autorevole indicatore».


      Intanto i consumi sono bloccati.

      «La componente che ha frenato di più in questi anni è stata quella delle esportazioni, però certo anche i consumi non hanno brillato. Altrove in Europa è anche peggio: la Germania, ad esempio, non cresce proprio a causa di una domanda interna assolutamente piatta. Ma il problema vero dell’Italia non è tanto quello dei consumi, quanto che continua a perdere quote sui mercati internazionali».


      Un problema di competitività.

      «Sì. La spinta vera alla crescita non può venire da una ripresa dei consumi. E anche in questo senso la riduzione delle tasse è del tutto illusoria. Anzi, con il problema di competitività che soffriamo, un aumento dei consumi tenderebbe più a far crescere le importazioni che altro».


      E la spinta alla crescita chi la deve dare?

      «Gli investimenti. I servizi alle imprese e al pubblico sono ancora inefficienti e arretrati. I problemi di fondo della nostra economia non sono affatto la scarsa flessibilità del mercato del lavoro, o il costo del lavoro. Il punto è che dovremmo assomigliare un po’ di più alle economie avanzate. E, a quel punto, tanto più si rende efficiente l’offerta, tanto meno corriamo il rischio di impennate dell’inflazione, pur in presenza di una forte crescita. Questo sì, sarebbe un circolo virtuoso».


      la.ma.