“Intervista” M.Mamberto (Incomig Italia): «Anche il 2005 sarà difficile»

13/09/2004


            domenica 12 settembre 2004
            sezione: TURISMO – pag: 10
            L’intervista / Parla Mally Mamberto (Incomig Italia)
            «Anche il 2005 sarà difficile»
            Serve un piano per rinnovare il sistema ricettivo

            V.CH.

            MILANO • «Una ripresa consistente degli arrivi di turisti stranieri è prevedibile almeno prima del 2006. Per il prossimo anno i segnali attuali indicano che si ripeterà grosso modo la situazione di quest’anno. Continueremo a perdere terreno per quanto riguarda gli arrivi di vacanzieri da Germania, Austria e Svizzera che rappresentano una grossa fetta del totale. Migliora la situazione per quanto riguarda il Nord Europa, mentre ci attendiamo buoni risultati dalla Russia». Resta dunque molto cauta Mally Mamberto, presidente del consorzio Incoming Italia (8 milioni di clienti esteri nel complesso e contratti con i principali tour operator internazionali) sulle prospettive del turismo estero nel nostro Paese. Che cosa penalizza l’Italia?
            C’è stato un crollo della promozione sui principali mercati. L’Enit non ha da tempo risorse sufficienti. A ciò si aggiungono la stagnazione economica di alcuni mercati chiave come la Germania, la competizione aggressiva di aree emergenti come Turchia, Tunisia ed anche Croazia. L’Italia poi resta cara e con servizi mediamente inadeguati.
            Quindi il nostro Paese sta scivolando fuori mercato?
            L’interesse dei tour operator per l’Italia resta comunque alto, in generale, ma si sta selezionando. Basti pensare che l’investimento sull’Italia dei grandi gruppi che muovono decine di milioni di turisti a livello internazionale si è ridotto in maniera consistente e anche per il prossimo anno ci sarà una contrazione sia degli accordi con gli operatori ricettivi e sia dello spazio riservato all’Italia nei cataloghi e nelle promozioni. La flessione è stimabile intorno al 10 per cento. Nonostante ciò ci sono degli spunti positivi. Le tariffe di bassa stagione e il tempo favorevole in settembre hanno attirato un buon flusso di turisti dall’estero. Ma non basta.
            Qual è il fattore critico allora?
            L’Italia è spesso strutturalmente cara in rapporto a quello che offre. Sono costosi i trasporti, le autostrade sono congestionate, sono cari alberghi e ristoranti. La pressione degli enti locali, ad esempio, sta affossando il turismo in autobus.
            Perchè?
            Le tasse locali sui bus, che una volta erano un settore floridissimo per il turismo d’Oltralpe, hanno fatto letteralmente crollare il mercato e i tour operator stranieri hanno tagliato l’Italia. Tra prezzi dei musei, parcheggi e tasse locali, organizzare un tour in autobus in Italia è sempre meno interessante e sempre più costoso. E la richiesta dall’estero di tour è in picchiata.
            Gli arrivi dalla Cina possono contribuire al recupero?
            Ci vorranno anni in verità per valutare bene lo scenario. Siamo già impegnati su questo fronte ma è un turismo particolare. L’industria turistica italiana è tarata in genere sulle famiglie. I cinesi arriveranno ma è un turismo tutto da valutare. Intanto la nostra struttura alberghiera è da rimettere a posto. I cinesi sono abituati ai grandi alberghi di standard americano, non ai nostri tre stelle che formano l’ossatura dell’offerta ricettiva.
            Quindi c’è bisogno di rinnovare gli hotel.
            È il nostro tallone di Achille. L’Italia è cara ma è anche vecchia. Offre servizi poco appetibili. Strutture moderne ed efficienti sono molto richieste dai tour operator. In questa direzione dovrebbe operare il Governo. Ridare slancio alla promozione ma accelerare gli investimenti per rinnovare l’offerta alberghiera. Costi contenuti e alberghi nuovissimi hanno fatto la fortuna di Tunisia, Egitto o Turchia. E tra breve decollerà anche la Libia, che ha le potenzialità per essere un concorrente temibile per l’Italia.