“Intervista” M.Di Vetta: Dimenticatevi i «Mc Jobs»

11/07/2007
    mercoledì 11 luglio 2007

    Pagina 21 - Job 24

      Intervista
      Massimo Di Vetta – Direttore Hr MdDonald’s Italia

        Dimenticatevi i «Mc Jobs»

          Bersaglio dei movimenti antiglobalizzazione, dei militanti animalisti, dei paladini dell’alimentazione corretta, dai giovani delle «May day parade». Per voi si sono coniati neologismi come «cibo di plastica» e l’infamante «Mc Jobs», usato anche da Berninotti. Occuparsi di corporate identity in McDonald’s non deve essere un affare leggero…

            Infatti da noi l’affermazione della corporate identity svolge un ruolo fondamentale e la facciamo utilizzando valori ed elementi di sostanza. L’azienda ha effettuato una virata con il ritorno ai valori di base, cioè l’attenzione al cliente, la qualità del prodotto. Abbiamo risposto alla richiesta del mercato ampliando molto la varietà l’offerta che oggi comprende anche insalata e frutta. Infine, il valore del servizio percepito dal cliente. Questo si basa sulla formazione del personale dei ristoranti. La formazione è un territorio condiviso all’interno del sistema McDonald’s e un volano della crescita del gruppo.

            È la risposta a tutti coloro che vi vedono come quelli che offrono i «Mc Jobs»? Sia sincero, i vostri dipendenti sono contenti di dire che lavorano da McDonald’s, e non avete nessun problema di immagine, di employer branding, con i laureati di talento?

              Rispondo con due argomenti: ancora la formazione, che è un’attività che fa parte della nostra tradizione. Il fatto che tutti gli assunti a ogni livello per convenzione facciano 15 giorni di training nel ristorante è sempre vero. Un passaggio nell’operatività (per capire le logiche di marketing, la gestione del personale, il rapporto con il cliente) è fondamentale, sennò si ragiona solo in termini teorici. Inoltre, questo dà l’idea di come il ristorante sia il nostro biglietto da visita, anche per i laureati neoassunti. In un sistema strutturato come il nostro non si può prescindere dalla formazione, altrimenti è il caos. qui mi lego al secondo argomento: la formazione con interventi a tutto campo è un mezzo per la scalata alla gerarchia aziendale. Ci sono anche ex presidenti mondiali che vengono dalla direzione dei ristoranti.

              Qualche esempio un po’ meno lontano dei risultati ottenuti sulla reputazione all’esterno e tra i dipendenti?

                Nonostante la percezione che circola attraverso i media, quest’anno abbiamo vinto il premio per il Best workplace e il 98% de questionari proveniva dai ristoranti. la survey interna annuale ci pone nella fascia alta dl mercato di riferimento. E poi noi rappresentiamo il primo datore di lavoro per molti ragazzi. lavoro in regola, ci tengo a dire, in un settore dove la precarietà e il sommerso sono una alternativa diffusa. All’immagine di estrema flessibilità che ci attribuiscono rispondo che il 90% degli assunti è a tempo indeterminato e l’80% a part time. Per tanti giovani si tratta di un lavoro di passaggio. Molti laureati e laureandi sono poi entrati nello staff amministrativo attraverso un sistema di job posting. Il 65% del personale è femminile, metà dei direttori dei ristoranti sono donne. A livello corporate c’è poi grande attnzione alla gestione dei talenti, soprattutto in Italia dove abbiamo ancora molto spazio per svilupparci.

                Si fa carriera internazionale?

                  In Europa i nostri manager sono apprezzati: svolgono ruoli di coordinamento ed è un italiano il responsabile del nuovo concept del McCafè.

                R.San.