“Intervista” M.Caputi: «Pronti a gestire Parmatour»

07/01/2004

    Domenica 04 Gennaio 2004


    «Pronti a gestire Parmatour»


    ROMA – La Parmatour ha asset industriali che «in un quadro gestionale e di alleanze rinnovato possono avere un futuro positivo». Massimo Caputi, amministratore delegato di Sviluppo Italia, esce per la prima volta ufficialmente allo scoperto: la società pubblica è disponibile all’affitto della Parmatour. E Caputi racconta l’iter dei contatti con la società del gruppo Parmalat: «il 30 dicembre ho incontrato il presidente e l’amministratore delegato per discutere la situazione dell’azienda. Per tutelare l’occupazione e difendere la crescita produttiva, obiettivi della nostra mission aziendale, ci siamo detti disponibili all’affitto e gestione della società». Inizialmente la Argho si era fatta avanti per sottoscrivere l’aumento di capitale di Parmatour. L’amministratore delegato, Giacomo Torrente, di fronte alla disponibilità di Sviluppo Italia ha parlato di dumping: come risponde?
    Dico solo che Sviluppo Italia non è concorrente di nessuno, siamo alleati di chi punta seriamente allo sviluppo. Da mesi parliamo con Parmatour, questa situazione ci ha spinti a presentare un’ipotesi di gestione di azienda, considerato che un gruppo turistico va in autodistruzione in tempi velocissimi, se ha difficoltà finanziarie. Il consiglio di amministrazione della Parmatour deciderà al meglio: se il nostro intervento non serve, saremo ben felici, vuol dire che la società va bene. Certo resto dell’idea che gli operatori principali del turismo debbano fare uno sforzo enorme per creare un competitor in grado di agire sui mercati europei, non è possibile che il turismo italiano sia gestito da operatori esteri come il Gruppo TUI.
    C’è un vostro interesse anche sulla vicenda Parmalat?
    Non possiamo interessarci di crisi finanziarie. La vicenda Parmalat è molto complessa ed è soprattutto di tipo finanziario-gestionale. A meno che il commissario Bondi non abbia necessità di supporto per il rilancio e la gestione delle aziende produttive specifiche, non interverremo sul breve. Per il turismo, invece, il discorso è diverso.
    Anche Parmatour ha un problema di indebitamento e di risorse per gli aumenti di capitale: quali sono i rapporti con le banche?
    Bisogna vedere come si comporteranno gli istituti di credito: Parmatour ha una convenzione bancaria di ristrutturazione del debito che ha congelato all’aprile scorso debiti per 310 milioni di euro, al netto degli interessi, a fronte di aumenti di capitale previsti per il 2003 attorno ai 100 milioni di euro e circa 50 milioni di euro nel 2004. In caso di nostro ingresso, ci accolleremmo gli oneri della gestione.
    Oggi Parmatour è fuori dall’orbita del commissario straordinario: una complicazione? Esiste il problema di individuare i soci fisici della società Nuova Holding, che è azionista al 100% della Parmatour: sono altri soggetti, non riconducibili ai soci Parlamalat. Noi abbiamo comunque fatto un’offerta formale ai vertici dell’azienda. Stiamo aspettando.
    Come sta andando la privatizzazione di Sviluppo Italia turismo?
    Stiamo rispettando i tempi. Entro il termine del 23 dicembre abbiamo ricevuto 12 manifestazioni di interesse.
    Lei è anche nel cda del Monte dei Paschi: quali conseguenze potrebbe avere la vicenda Parmalat?
    Il caso Tanzi ha dell’incredibile, ma temo che nel 2004 emergeranno altre piccole Parmalat. Le banche non potranno più mitigare le situazione di default chiamando credito incagliato una chiara situazione di soldi persi. Per fortuna oggi abbiamo strumenti che possono rendere l’Italia competitiva: la riforma Biagi, i contratti di localizzazione, riforma del diritto societario, nuove regole fiscali. È necessario metterle a sistema e farle conoscere. Stamo lavorando per questo. E poi evitiamo di farci male da soli e di penalizzare ulteriormente la nostra immagine. Pensiamo agli svizzeri per la Swissair: la compagnia è saltata, i risparmiatori sono stati buggerati, ma tutto è passato in sordina.

    NICOLETTA PICCHIO