“Intervista” M.Baldassarri: tutto il Tfr ai fondi pensione

09/02/2005

    mercoledì 9 febbraio 2005

    sezione: ITALIA-POLITICA – pagina 15

    PREVIDENZA INTEGRATIVA – Il viceministro ripropone l’ipotesi Modigliani: con la cessione del credito maturato subito 90 miliardi

    Baldassarri rilancia: tutto il Tfr ai fondi pensione

    MARCO ROGARI

      ROMA • «Cessione del credito maturato» invece dello spostamento del Tfr maturando dalle imprese ai fondi pensione. È ancora una volta all’insegna della «capitalizzazione» — su cui per anni si è battuto insieme al premio Nobel Franco Modigliani — la proposta che il viceministro dell’Economia, Mario Baldassarri, cala sul tavolo per far uscire dall’impasse l’operazione-previdenza complementare. Una proposta che fa leva sullo stock di Tfr accantonato, portando così subito in dote ai fondi pensione almeno 80-90 miliardi, contro i 12 del solo flusso annuale del "maturando" ipotizzati con l’attuazione della legge Maroni.

      Il piano-Baldassarri ha due precisi obiettivi: far diventare il Tfr, oltre che uno strumento previdenziale, «un vero polmome per lo sviluppo» e garantire la pensione integrativa anche agli "statali" che, con lo schema attuale, ne resterebbero privi.

      Professore, sul versante della previdenza integrativa la fase attuativa della riforma Maroni procede a rilento. Non c’è forse il rischio che i fondi pensione restino ancora al palo?

        La previdenza integrativa deve partire al più presto. Era necessario farla decollare già nel ’95 quando fu varata la legge Dini.

        Vuol dire che i precedenti governi non hanno creduto nello sviluppo dei fondi pensione?

          Con le vecchie regole, per il lavoratore il ricorso alla previdenza integrativa era tutt’altro che appetibile. Si doveva pensare in anticipo a far partecipare i lavoratori alla capitalizzazione del sistema. E capitalizzazione non vuol dire privatizzazione.

          Il Governo ha puntato sul Tfr ma non è ancora riuscito a fornire le garanzie chieste da imprese e sindacati…

            Il Tfr nei fondi pensione è sicuramente uno strumento previdenziale, ma non solo: è vera democrazia economica diffusa ed è anche un grande polmone di sviluppo. Fino ad oggi si è parlato dello smobilizzo del Tfr maturando, e questo va anche bene. Ma c’è un altro modo per consentire ai fondi pensione di decollare in maniera più forte e rapida e, allo stesso tempo, azzerare gli svantaggi arrecati alle imprese.

            Quale?

              La cessione del credito maturato: i soldi restano dove stanno. E, oltre allo stock, anche il "maturando" rimane dentro l’impresa che, quindi, non ha più necessità di compensazioni.

              In che cosa consiste questa operazione?

                Il lavoratore comunica al datore di lavoro che, quando ne avrà diritto, l’azienda non dovrà più versargli il Tfr ma dovrà girarlo al fondo pensione. Quest’ultimo avrà dei pezzi di carta che sono i crediti dei lavoratori: andrà sul sistema bancario internazionale, attualizzerà questi crediti facendo liquidità.
                Così partirà l’investimento.

                E quali sarebbero i vantaggi per i fondi e per i lavoratori?

                  Agire sullo stock significa mettere in moto circa 150 miliardi l’anno, mentre il flusso annuale del Tfr non supera i 12 miliardi. Diciamo prudenzialmente che mobilizzando metà dello stock, ovvero circa 70-75 miliardi, e un’annualità del flusso, i fondi avrebbero a disposizione una dote di 80-90 miliardi e, quindi, si troverebbero ad avere dimensioni consistenti. Ed è chiaro che il fondo acquisirebbe crediti certi e privilegiati, che potrebbero essere scontati almeno a livello di BoT e CcT. Pertanto, se i fondi pagano uno sconto del 2%, investono al 5%: ecco lo spazio per farli sviluppare. Ed ecco anche il possibile guadagno per il lavoratore rispetto alla situazione attuale.

                  Ma per percorrere questa strada non sarebbe necessario modificare la legge Maroni?

                    Se tutti fossero d’accordo, introdurre qualche modifica non sarebbe un problema. In ogni caso si potrebbe anche partire con il sistema imperniato sul Tfr maturando per poi passare a quello che prevede la cessione del credito maturato.

                    Non si può però escludere il pericolo di altri casi Enron…

                      Ci sarebbe un doppio paracadute: il primo rappresentato da un Fondo dei fondi pensione, che sarebbero chiamati ad accantonare una quota pari allo 0,5% l’anno. Poi per casi assolutamente eccezionali, tipo la crisi del ’29, ci potrebbe essere anche la copertura di un fondo del Tesoro.

                      A proposito del Tesoro: per quanto tempo i dipendenti pubblici dovranno restare in attesa della previdenza integrativa?

                        Nell’attuale situazione, solo questa proposta può garantire la partenza della previdenza integrativa per i dipendenti pubblici. Il loro Tfr è infatti figurativo ed è impensabile che lo Stato tiri fuori i soldi, perché smobilizzare le liquidazioni maturande significherebbe far aumentare di colpo la spesa pubblica. Con questo meccanismo, in sintesi, non ci sarebbe il problema di compensare le imprese per la perdita del Tfr e i fondi potrebbero partire anche per i dipendenti pubblici.