“Intervista” M.Agostinelli: Giù il velo dal volto delle élite europee

03/10/2003





   



il manifesto – 03 Ottobre 2003

intervista




MARIO AGOSTINELLI
Giù il velo dal volto delle élite europee

«Il valore simbolico profondo delle manifestazioni del 4, l’inizio di un processo»
CARLA CASALINI
Domani si apre a Roma al palazzo dei Congressi all’Eur la riunione della Conferenza intergovernativa dell’Unione europea: obiettivo, l’approvazione del testo del Trattato elaborato dalla Convenzione diretta da Giscard D’Estaing, «senza ulteriori modifiche» – come si raccomanda da più parti – onde varare senza altri indugi la Costituzione europea. E’ il sogno per cui ha lavorato alacremente anche Silvio Berlusconi, ansioso di fregiarsi di questo risultato come ornamento del proprio semestre di presidente Ue. Oggi, il forum di tutti i protagonisti che si oppongono ai contenuti di quella Carta, si riunisce per una giornata intera a discutere di un’Europa diversa. Con Mario Agostinelli, del «Forum mondiale delle alternative», discutiamo di questa doppia presenza impegnata a segnare con cifre opposte la nascita dell’Europa politica: da un lato i governi dell’Unione, dall’altro sindacati e movimenti che con due diversi cortei sifleranno domani per le strade di Roma.

Qual è il filo comune che lega le differenti contestazioni al testo di Costituzione che i governi intendono varare?

E’ l’espressione di qualcosa di molto profondo, che si muove dietro questa costruzione dell’Europa: quel passaggio di civiltà prodotto dalle generazioni della seconda guerra mondiale che nelle lotte antifasciste hanno individuato la speranza di un’Europa definitivamente in pace, territorio di convivenza delle sue popolazioni. E l’ambiguità tra questa volontà larga di un’Europa sociale e invece la decisione dei suoi gruppi dirigenti di costruirla e mantenerla come un grande mercato, un’Europa liberista, oggi viene a esplodere. In sostanza, questi movimenti si incaricano della difesa e proposta degli elementi di civiltà nella costruzione europea: pace, democrazia, ambiente, qualità sociale; mentre le elites dell’Unione ne fanno solo un prodotto burocratico, e nell’impostazione un governo economico liberista di una società in sviluppo.

Dalle tue parole risalta che i movimenti che animano i due cortei di domani sarebbero gli unici rappresentanti della «volontà larga» di civiltà, democrazia, in Europa. Così soli?

Secondo me sì, loro hanno portato in luce la contraddizione di questa edificazione europea, non certo i partiti. A riprova, fra destre e sinistre non si rilevano molte differenze sulla Costituzione in fieri. Mentre tutti i movimenti, e lo stesso sindacato, anche se timidamente, hanno impresso il cuneo della contraddizione di un’Europa costruita dal basso con la sua società. Infatti, non è un caso che i movimenti dello stesso sindacato, che avevano seguito il processo di costruzione europea, ne siano stati «estromessi» nella fase conclusiva, e infatti oggi ne rilevano la non democraticità e la gravità dei contenuti sociali prodotti. Le manifestazioni del 4 hanno il compito di un disvelamento dei contenuti reali dell’operazione in corso e della sua blindatura: il patto all’interno del ceto politico che ha preparato il Trattato costituzionale e che ora punta a chiudere la partita senza alcuna modifica né collo quio con la società circostante. Per questo le manifestazioni di domani hanno un profondo valore simbolico e tutti non possiamo che lavorare per una loro straordinaria riuscita:

Contestatori all’opera di «disvelamento» il 4 ottobre: per mettere in luce quali punti nevralgici celati nell’operazione delle elites europee?

Prima di tutto l’esclusione della partecipazione dei cittadini, delle loro organizzazioni, dei movimenti sociali e del sindacato dalla costruzione dell’Europa. Nel merito della Carta: la sottomissione dei principi e dei diritti affermati nella prima e nella seconda parte, alle «politiche» dell’Europa fissate nella parte terza in forma di costituzionalizzazione di Maastricht, che di quei principi sono la reale, concreta interpretazione. Per «questa» Europa i diritti provengono dal mercato come unico supremo regolatore, in contrasto con le lotte , le parole e l’agire, dei movimenti e dei lavoratori di tutto il 2002.

Basta leggere con cura i capitoli sulla pace, i migranti, sul lavoro e lo stato sociale per cogliere la distanza tra una Costituzione di democrazia sociale come quella italiana e la labilità delle affermazioni del Trattato, che poi tra lavoro e impresa, tra pace e guerra, tra migrazione e cittadinanza, si risolvono in favore del secondo polo di ciascuno di questi conflitti.

L’asimmetria è modalità frequente dei movimenti rispetto alle scelte delle istituzioni, ne segnala la costruzione autonoma, di una realtà differente. Ma se i governi europei a Roma prendono una decisione definitiva, quando tutto si è chiuso, come riaprire un processo?

Il movimento deve avere l’intelligenza di cogliere quali sono le sue, le nostre, possibilità, su tre questioni prevalenti: l’introduzione secca nella Carta del ripudio della guerra da parte dell’Europa; e poi pretendere che i Trattati non abbiano cogenza costituzionale e che quindi la Parte III venga declassata a puro trattato intergovernativo. Infine, occorre introdurre un meccanismo di revisione costituzionale che riconosca la sovranità dei cittadini e la loro titolarità sul Patto costituzionale.