“Intervista” L´ultimo appello di Cofferati: «Attenti alla trappola del governo»

25/02/2002

Pagina 3 – Economia
L�INTERVISTA
Avvertimento a Cisl e Uil: non state facendo un atto di coraggio ma un grave errore sindacale

L�ultimo appello di Cofferati "Attenti alla trappola del governo"
S� allo stralcio e trattativa a tutto campo sulle "riforme vere"
          le riforme Il confronto pu� riprendere su tutto, dagli ammortizzatori sociali alla formazione, ma l�esecutivo deve prima fare un passo indietro
          "Abbiamo il consenso di milioni di persone"
          "D�Amato chiede mano libera nei licenziamenti"
          la politica Non ho altri disegni Voglio tranquillizzare Fini, sto conducendo una battaglia sindacale, l�ultima per me E poi non scender� in campo

          MASSIMO GIANNINI


          ROMA – Sergio Cofferati lancia l�ultimo appello a Berlusconi: �Se c�� la volont�, lo scontro sociale si pu� ancora evitare. Il governo ci assicuri lo stralcio dell�articolo 18 dalla delega sul mercato del lavoro, e ci garantisca che nel confronto con le imprese lo Statuto dei lavoratori non � oggetto di discussione. Su queste basi, la trattativa pu� riprendere. Siamo pronti a risederci al tavolo, e a ragionare di riforme vere: dagli ammortizzatori sociali alla formazione�. In caso contrario, il leader della Cgil conferma l�ineluttabilit� del conflitto. Respinge le accuse di chi lo vuole ispirato da un disegno politico: �Voglio tranquillizzare Fini: sto conducendo una battaglia sindacale, l�ultima per me, e dopo non far� politica�. Spara a zero su Confindustria, �che vuole solo avere mani libere, nei licenziamenti e nei contratti�. E lancia un altol� anche a Cisl e Uil: �L�idea di scioperare da solo non mi preoccupa, ma la loro condotta, in queste ultime settimane, mi risulta incomprensibile. Voglio solo dire a Pezzotta e Angeletti: se vi rimettete a trattare adesso, alle condizioni del governo, cadete in una trappola colossale�.
          Cofferati, i fatti parlano chiaro. In questo momento lei � solo, come Don Chisciotte in guerra contro i mulini a vento, a combattere sull�articolo 18 e sulle pensioni. Il governo la sfida, Confindustria l�attacca, Cisl e Uil l�hanno mollata. Non avr� ragione D�Amato a dire che lei sta �chiudendo la porta in faccia alla storia�?
          �In questi ultimi giorni ricevo soprattutto insulti, che per me sono indice di mancanza di rispetto, ma anche di difficolt� da parte di chi li formula�.
          In realt�, in questa fase, chi � in difficolt� sembra soprattutto la Cgil. Siete soli, con il vostro sciopero generale.
          �Soli? Abbiamo il consenso esplicito di alcuni milioni di persone. E comunque l�isolamento non mi spaventa. Berlusconi e Maroni hanno teorizzato pi� volte che il loro obiettivo politico � quello di isolare la Cgil. Quanto agli insulti di Confindustria, vedo montare nel Paese una reazione vera: gli scioperi di queste settimane, ultimo quello molto significativo alla Fiat, mi confermano in realt� che non sono io a sbattere la porta in faccia alla storia. C�� sempre pi� gente convinta che la storia non sia quella che piace a D�Amato e a Berlusconi�.

          Resta il fatto che il 5 aprile sciopererete da soli. Non � un bel segnale.
          �La nostra � stata una scelta consapevole. So cosa vuol dire, uno sciopero generale proclamato da una sola sigla sindacale. Un fatto che non accadeva dal 1969. Ma � una scelta necessaria, in un momento difficilissimo dei nostri rapporti con il governo, con le imprese e con le altre confederazioni. Potr� avere anche effetti drammatici. Ma � una scelta responsabile, per tener fermo il patto di fiducia che ci lega a milioni di persone che condividono le nostre proposte�.
          Una �scelta necessaria�, lei dice, ma per difendere quello che viene considerato ormai un tab�: l�articolo 18 dello statuto dei lavoratori.
          �Quello che lei chiama un tab� � in realt� un diritto di civilt�. Lo ha sancito e riconosciuto l�Unione Europea, con la carta di Nizza che all�articolo 30 vieta il ricorso ai licenziamenti ingiustificati, e fissa il rispetto e l�estensione ai 15 dei principi del partenariato, cio� della contrattazione, e del "non regresso", e cio� le leggi statuali in materia sociale allineate al livello pi� alto, non a quello pi� basso. Lo ha ribadito la Commissione Ue, che a Burgos ha presentato una proposta che impegna gli Stati membri a promuovere ‘ristrutturazioni socialmente compatibili�, risolvendo cio� le crisi di settore con ammortizzatori adeguati, con il sostegno della formazione e della solidariet�, ed evitando il ricorso ai licenziamenti collettivi. Questo dice l�Europa. Vorrei capire perch� l�Italia debba andare nella direzione opposta�.
          Perch� la flessibilit�, anche in uscita, fa crescere l�occupazione. Maroni dice che uno studio fatto in Lombardia dimostra che senza l�articolo 18 l�occupazione crescerebbe di migliaia di unit�.
          �E� pura propaganda, falsa e mistificatoria. L�occupazione cresce se c�� sviluppo, cio� politiche espansive e investimenti. L�indagine dell�Ires lo conferma: in una fase di stagnazione, tra il ’98 e il 2000, i nuovi posti di lavoro sono stati in prevalenza flessibili, mentre in una fase di crescita, tra il 2000 e il 2001, la tendenza si � invertita, e le assunzioni a tempo indeterminato sono diventate l�80% del totale. Quando l�economia cresce le imprese mirano a stabilizzare l�occupazione, e a fidelizzare la propria forza lavoro. L�esatto contrario di ci� che sostiene D�Amato�.
          D�Amato dice che vuole pi� posti di lavoro, non pi� licenziamenti.
          �D�Amato ha un solo obiettivo: vuole avere mani libere. Sui licenziamenti prima di tutto, e non � una novit�: Confindustria lo scrisse nelle carte delle assise di Parma, e prima ancora la giunta vot� all�unanimit� il sostegno ai referendum radicali, tanto che gi� allora Berlusconi, preoccupato che si arrivasse al quorum sul quesito della riforma elettorale, disse agli industriali "non vi preoccupate, tanto l�articolo 18 ve lo elimino io quando andr� al governo". Ma ora D�Amato vuole mani libere anche sui contratti: il convegno di Torino di sabato scorso lo conferma, l�obiettivo � un solo livello contrattuale, e in prospettiva l�approdo a forme di contrattazione individuale. Sappiano che, anche su questo, incontreranno l�opposizione durissima della Cgil�.
          Non ci sono pi� margini, per riaprire un confronto con il governo?
          �Con questo governo c�� poco da trattare. Per rispondere alle esigenze dei suoi soli elettori, e rinunciando a una sintesi valida per gli interessi di tutto il Paese, ha messo in campo uno stravolgimento della Costituzione materiale. Attraverso quattro deleghe su temi centrali del Welfare, del lavoro e della scuola, ha esautorato il Parlamento dalle sue funzioni democratiche. Per sua scelta, ha chiuso la stagione della concertazione. La nostra mobilitazione delle prossime settimane non nasce solo dalla difesa dell�articolo 18, ma � una risposta globale a questo disegno. Quello che avviene oggi � la logica conseguenza dell�insieme delle scelte compiute dal governo, con l�evidente collateralismo di Confindustria. Un grande sindacato confederale, in questi casi, si ricolloca nell�alveo della contrattazione. Con tutti i suoi effetti�.
          Lo sciopero generale � uno di questi effetti. C�� una possibilit�, per evitarlo?
          �Il governo stralci l�articolo 18 dalla delega sul mercato del lavoro. E chiarisca che lo Statuto dei lavoratori non � materia di confronto nella trattativa appena aperta tra le parti sociali. Se ci sono queste due condizioni, la Cgil � pronta a riprendere il confronto, e a ripartire dalle riforme vere di cui c�� bisogno, e sulle quali entro la prossima settimana noi presenteremo la nostra piattaforma programmatica: dagli indispensabili piani di formazione agli ammortizzatori sociali, dall�assetto del prelievo fiscale coerente con la politica dei redditi alla scuola, dalla previdenza alle nuove garanzie per il lavoro atipico. Perch� una cosa deve essere chiara: noi vogliamo conservare lo statuto dei lavoratori, anche e soprattutto perch� vogliamo estenderne i diritti a chi oggi ne � privo�.
          Anche Berlusconi dice di voler estendere i diritti a chi ne � privo.
          �E allora perch� ci ha risposto no, quando all�inizio delle trattative gli chiedemmo proprio di partire dalla formazione e dagli ammortizzatori sociali? Berlusconi vuole solo saldare il suo conto con gli industriali, e usare le parti sociali per cambiare l�esse politico europeo. Il suo patto con Blair lo conferma: il Cavaliere strumentalizza quell�accordo per colpire al cuore lo schieramento progressista delle socialdemocrazie, rimettendo in discussione le conquiste del vertice di Lisbona�.
          Se il disegno che lei descrive � cos� �perverso� perch� Cisl e Uil starebbero al gioco di Berlusconi, che riapre la trattativa dicendo �il mio � un atto di umilt�?
          �Pi� che atto di umilt�, � una trappola. E Pezzotta e Angeletti rischiano di caderci dentro. Il loro non � un ‘atto di coraggio�, ma un gravissimo errore sindacale. E� incomprensibile chiedere il consenso dei lavoratori su un programma di mobilitazione finalizzata allo stralcio dell�articolo 18, e poi fermarsi e rimettersi a trattare senza aver ottenuto l�obiettivo�.
          Il sospetto � che lei non voglia trattare �a prescindere�.
          �E� un sospetto che non posso accettare. Mi lasci dire che dopo qualche anno di esperienza sindacale ho alle spalle tanti accordi. Ma una cosa del genere non l�ho mai vista: come si fa a rimettersi a discutere con un governo che non ritira la delega ma si sfila dal confronto e dice trattate voi, salvo poi aggiungere che alla fine del confronto, se accordo non c��, decider� liberamente come modificare l�articolo 18? Berlusconi usa carte truccate: lo conferma la sua uscita sui 24 mesi di indennizzo per i licenziati: ora smentisce e dice che era solo una proposta. Peccato che invece aveva detto "ne stiamo parlando con gli industriali". Accettare questo gioco � un suicidio sindacale�.
          E� solo la �voglia di egemonia della Cgil�, obietta Pezzotta.
          �Ma quale egemonia! Pezzotta, e insieme a lui Angeletti, ci pensino bene: se si infilano in una trattativa del genere, si ritroveranno per due mesi la pistola del governo puntata sulla tempia. Non possono che perdere�.
          Dica la verit�: lei crede al famigerato �patto della lavanderia� tra Pezzotta e Fini.
          �So che i miei colleghi hanno pi� volte incontrato Fini e Maroni. Una volta anche gli incontri informali, momenti importanti della prassi sindacale, si facevano insieme. Prendo atto che non � pi� cos�. Ma aggiungo che chi partecipa ad incontri da solo, accetta oggettivamente il disegno politico di un governo che vuole isolare una parte. E ne porta le responsabilit�.
          Che partita sta giocando, Sergio Cofferati? Molti lo pensano, Fini lo dice espressamente: il progetto del leader della Cgil � tutto politico.
          �Voglio tranquillizzare Fini e tutti quelli che temono una mia "discesa in campo". Sto facendo la mia battaglia da sindacalista, perch� i temi per i quali saremo in piazza in tanti, il 23 marzo, e poi lo sciopero generale il 5 aprile, sono tutti sindacali. E� la mia ultima battaglia, da leader della Cgil. E nel mio futuro non ci sar� la politica�.