“Intervista” Lucchini: «Per le riforme serve coraggio ma il sindacato non va colpito»

15/04/2002


 
Pagina 11 – Economia
 
L´INTERVISTA
 
L´ex presidente della Confindustria: lo sciopero di martedì è politico, però il dialogo deve riprendere
 
"Per le riforme serve coraggio ma il sindacato non va colpito"
 
Lucchini: l´art.18 è marginale, D´Amato ha attaccato troppo
 
 
 
cofferati Che la Cgil protesti fa parte dei ruoli, dell´ordine delle cose
non danneggiare Bisogna evitare che qualcuno tragga pretesto per danneg-giare Cgil,Cisl e Uil
il premier Berlusconi ha fatto un discorso da politico e ha parlato pro domo sua. Alcune cose certo le ha realizzate, ma deve farne ancora tante altre
l´errore Visti i risultati ottenuti, devo dire che il nostro presidente non ha fatto una gran bella cosa Ha finito per mettersi contro gli altri
 
DAL NOSTRO INVIATO
SALVATORE TROPEA

PARMA – «Certo che è uno sciopero politico, lo sanno tutti. Ma attenzione a non chiudere le porte. Sarebbe un grave errore dimenticare o semplicemente trascurare la necessità di riprendere e proseguire il dialogo. Il sindacato è parte integrante dei rapporti sociali. Non bisogna colpirlo, semmai ricordargli che non si devono proclamare scioperi politici…».
Dalla scala mobile all´articolo 18. Luigi Lucchini, presidente della Confindustria nel quadriennio 1984-1988 ha titolo per parlare di queste manifestazioni generali di protesta. E lo fa appena qualche minuto dopo gli interventi di Berlusconi e D´Amato che lui ha ascoltato seduto in prima fila nel vasto hangar della Fiera di Parma dove si è tenuto l´annuale summit della Confindustria.
Allora, cavaliere Lucchini, che differenza c´è tra questo sciopero e quello che lei subì quando era presidente degli imprenditori italiani all´epoca del governo Craxi?
«Mi verrebbe quasi voglia di fare un´indagine ma so che il risultato direbbe che la maggioranza degli italiani, come è stato sottolineato da tutti qui a Parma, guarda a quello di martedì come a uno sciopero a sfondo politico. E la ragione è semplice ed evidente: l´articolo 18, in quanto tale, a destra e a sinistra interessa poco. E´cambiato, sta cambiando il mondo, perché non dovrebbe cambiare anche una norma che ha fatto il suo tempo? Che poi la Cgil protesti fa parte dei ruoli, dell´ordine delle cose. C´era forse da aspettarselo».
Come fu per la scala mobile?
«Esattamente. Da parte della Cgil ci fu allora un tentativo di bloccare quel cambiamento. E anche in quell´occasione ricordo che Lama non era d´accordo, perché si chiedeva che cosa sarebbe successo dopo lo sciopero, come si sarebbe potuto muovere il sindacato.
In fondo è quello che oggi si chiede il segretario della Cisl Pezzotta e forse anche qualche altro sindacalista. Proprio come allora, quando tutti sapevano che quello sciopero era contro Craxi che, come si ricorderà, non era particolarmente amato dalla Cgil».
Uno sciopero contro Berlusconi? Se è così ha ragione il presidente del consiglio a definirlo, come ha appena fatto, uno sciopero politico.
«Non lo dice soltanto lui, lo dicono e le pensano anche molti altri. Per questo io penso che abbia ragione il senatore Franco Debenedetti quando sostiene, nonostante la sua collocazione politica, di non essere d´accordo con questo protesta».
Ciò detto, secondo lei, si poteva evitare questa rottura?
«Io credo proprio di sì. Il fatto è che quando si devono fare le riforme occorre avere il coraggio di sedersi al tavolo per evitare che alla fine qualcuno tragga pretesto per danneggiare il sindacato. Questo vale oggi e non lo si deve dimenticare neppure in futuro.
Il sindacato non deve scomparire e s´illude chi pensa il contrario».
Che fa, cavaliere, difende il sindacato?
«Dico soltanto che il sindacato è importante e deve sopravvivere anche nell´interesse delle imprese. Soprattutto di quelle imprese che sono il perno del Paese.
Se poi mi si chiede quale sindacato, io rispondo che vorrei un sindacato unito, non influenzato dalla politica, capace di agire in maniera autonoma. Ma questa è un´altra cosa, bisogna guardare le cose come sono e non come vorremmo che fossero».
Ma adesso è fatta e ci si può soltanto domandare se, dopo lo sciopero di martedì, sarà possibile riprendere il dialogo. E soprattutto con quali prospettive. Lei che ne pensa?
«Io rispondo di sì. Io credo che si possa e si debba riprendere a dialogare, sarebbe un errore per tutti non farlo. E sono certo che lo capisca anche quella componente che ha provocato il no della Confindustria».
Deve però volerlo anche la Confindustria.
«E´ evidente, ma non lo chieda a me. Io da confindustriale di antico pelo devo difendere l´organizzazione. Certo anche D´Amato, con l´entusiasmo giovanile, ha attaccato e, visti i risultati ottenuti, devo dire che non ha fatto una gran bella cosa. Ha finito per mettersi contro gli altri».
Adesso dice di essere pronto a tornare al tavolo, anzi sostiene di non averlo mai abbandonato. Dunque mano tesa al sindacato. Pensa che lo faccia, come dice, con buoni propositi o comunque con intenzioni diverse da quelle che lo hanno sinora animato?
«Direi di sì. Ma i buoni propositi non sono l´articolo 18 che, ripeto, non interessa a nessuno. Bisogna trovare una un modo nuovo di dialogare, evitare possibilmente le contrapposizioni, il muro contro muro. E ricordarsi che non siamo più ai tempi di Valetta, non si può pensare come allora. Oggi il rapporto col sindacato è un´altra cosa».
Articolo 18 e deleghe non sono argomento limitato soltanto al rapporto tra Confindustria e sindacato. C´è un altro protagonista che è il governo. Il cui premier ha appena ribadito che, in questo primo hanno di presidenza, non ha perso tempo…
«Berlusconi ha fatto un discorso da politico e dunque ha parlato pro domo sua. Io non lo avrei fatto. Certo alcune cose le ha realizzate, ma deve farne ancora tante altre.
Naturalmente non dipende soltanto da lui. Ricordo che anche D´Alema aveva tentato di mettere mano a qualche novità. Anche lui voleva cambiare qualcosa, ma i tempi non erano maturi e poi non gliele hanno lasciate fare».
Torniamo allo sciopero di martedì: si può morire per l´articolo 18?
«No. Personalmente la trovo proprio una cosa ridicola. A meno che, non si agiti questo problema, di fatto pensando ad altro».
E, a suo giudizio, tra chi vuole cambiare o eliminare l´articolo 18 e chi lo difende a spada tratta c´è qualcuno che ha qualche retropensiero?
«E´ possibile. E in ogni caso sarà facile rendersene conto abbastanza presto. La verità finisce per imporsi prima o poi».