“Intervista” L’opinione del presidente Enasarco su temi caldi quali pensioni integrative ed età pensionabile

18/11/2004


             
             giovedì 18 novembre 2004
             
             
            Agenti di commercio
            Numero 276, pag. 40
             
            L’opinione del presidente Enasarco su temi caldi quali pensioni integrative ed età pensionabile
             
            Previdenza, impossibile unico ente
            L’accorpamento è in contrasto con gli interessi degli agenti
            Luca Gaburro
            A conclusione di un recente convegno organizzato a Roma dalla Federagenti sono emerse serie preoccupazioni intorno alla gestione dell’Enasarco. Sul tema intendiamo aprire un dibattito nella categoria, iniziando, ovviamente, dal presidente dell’Enasarco, Donato Porreca, cui abbiamo rivolto alcune domande:

            Domanda. L’Enasarco, fondazione di diritto privato, eroga una pensione integrativa obbligatoria finanziata per il 50% dalle ditte preponenti e per il 50% a carico degli stessi agenti e rappresentanti. Questi ultimi devono, inoltre, versare obbligatoriamente all’Inps una contribuzione analoga a quella dei commercianti. Ora, se è vero che il sistema previdenziale Enasarco, aggiungendosi a quello Inps, sembra precorrere la stagione della previdenza integrativa, è pur vero che quest’ultima nasce come una libera scelta degli interessati, mentre il regime previdenziale Enasarco è obbligatorio. Da qui la nostra domanda: non sarebbe in linea con il sistema generale far gestire la previdenza della categoria da un unico ente, con una quota obbligatoria e una facoltativa?

            Risposta. In base alle vigenti disposizioni di legge la realizzazione di quanto ipotizzato, a prescindere dal fatto che si porrebbe in aperto contrasto con gli interessi degli agenti, richiederebbe uno stravolgimento radicale della normativa. È impossibile, infatti, concentrare presso un unico istituto la copertura previdenziale della categoria, se non cassando una legge dello stato. A ciò va aggiunto che rendere facoltativo, sia pure parzialmente, l’obbligo contributivo e la conseguente copertura pensionistica, oggi obbligatoriamente previsto, costituirebbe un arretramento della tutela previdenziale della categoria, quando l’orientamento attuale nel settore privato è quello di rendere obbligatoria la previdenza integrativa e non viceversa. Peraltro non può esserci un passaggio del sistema, da obbligatorio a facoltativo, per il semplice motivo che l’Enasarco deve onorare il debito previdenziale nei confronti di tutti gli iscritti ´obbligatoriamente’ dalla istituzione a oggi, e ciò può avvenire solo perdurando il criterio della obbligatorietà.

            D. Dopo la privatizzazione del 1998 l’età pensionabile è stata portata a 65 anni per gli uomini e a 60 per le donne e l’anzianità contributiva a 20 anni. Non le pare che sia equo riconoscere a chi matura 40 anni di anzianità contributiva il diritto alla pensione di vecchiaia indipendentemente dall’età, in analogia a quanto previsto dal regime generale obbligatorio? Quanto ´costerebbe’ alla fondazione sanare questa dimenticanza?

            R. La posizione di quanti hanno maturato oltre 40 anni di anzianità contributiva, alla data del pensionamento è stata considerata nel nuovo regolamento delle attività istituzionali, e specificatamente all’art. 15 dello stesso, ove viene prevista una maggiorazione del 2% del trattamento pensionistico per ogni anno eccedente il quarantesimo. L’ipotesi di poter ritenere sufficiente il requisito dell’anzianità contributiva, ancorché massima, a prescindere da quello dell’età anagrafica, è estranea al regolamento recentemente approvato, con il pieno sostegno delle parti sociali. Alla luce di quanto sopra, è superfluo parlare di costi, che, peraltro, potrebbero essere teoricamente quantificati soltanto all’esito di analisi e complessi calcoli attuariali.

            D. Il ritardo nella liquidazione delle prestazioni, il recupero dei contributi evasi, l’inefficienza del servizio informazione, la riduzione delle spese di gestione, la gestione e il rendimento del patrimonio immobiliare e l’elezione diretta degli amministratori da parte della categoria, sono gli argomenti caldi del confronto con la Federagenti. Che cosa ci dice di nuovo e quale futuro devono attendersi gli iscritti alla fondazione Enasarco?

            R. Nel tempo relativamente breve trascorso dal convegno di fine aprile a oggi, quanto allora preannunciato è ormai in fase di avanzata realizzazione. Di conseguenza, anche in questa sede si deve evidenziare la progressiva riduzione dei tempi di liquidazione delle prestazioni, al pari dell’inasprimento della lotta all’evasione e all’elusione contributiva, resa possibile grazie a un maggior dispiegamento di risorse umane all’uopo dedicate. Lo stesso servizio di informazione all’utenza è migliorato, sia per effetto del potenziamento del call center, sia per effetto della prossima attivazione di un contact center. Quanto sopra non può esimerci tuttavia dal sottolineare come l’implementazione e il potenziamento di vari altri canali di comunicazione, raggiungibili tramite le moderne tecnologie informatiche, potrebbero, già oggi, se pienamente utilizzati, soddisfare sufficientemente le richieste dell’utenza, rendendo residuale il canale telefonico. Le spese di gestione, già contenute, verranno ulteriormente ridotte grazie ai progetti di sviluppo ormai in fase di completamento. Per quanto concerne invece il criterio di designazione degli amministratori dovranno essere evidentemente le parti sociali a concordare eventuali nuovi meccanismi, e ciò nell’ambito della commissione appositamente istituita. In merito alla gestione immobiliare sarà in tempi brevi operativa la delibera con la quale è stato deciso di conferire il patrimonio a uno o più fondi. Ovviamente conferimento non significa dismissione, ma rappresenta solo un mezzo per ottimizzare il patrimonio ed elevarne il rendimento. I fondi immobiliari interessati al conferimento saranno selezionati con la massima trasparenza, attraverso una gara che consentirà di individuare le offerte economicamente più vantaggiose, nell’ambito di un progetto di più ampia portata. Il ruolo della Fondazione sarà quello di esercitare attività di indirizzo e controllo pur nel rispetto della necessaria autonomia gestionale dei Fondi; la governance politica sarà del cda della Fondazione. Con l’occasione si ribadisce che gli iscritti devono conservare la più grande fiducia nella Fondazione e nei suoi amministratori, in considerazione di una ritrovata solidità economica anche di prospettiva, che consentirà non solo il riequilibrio del bilancio previdenziale, ma anche il raggiungimento di obiettivi di gran lunga più ambiziosi.