“Intervista” Letta: non è una spallata della piazza che farà cadere il governo

08/02/2002






L’INTERVISTA

Letta: non � una spallata della piazza che far� cadere il governo

      ROMA – �Questo governo non cadr� per una spallata della piazza, ma solo quando avremo convinto in profondo gli elettori che i nostri programmi sono validi e che quelle del centrodestra sono solo false promesse. Dobbiamo ricordarlo quando scegliamo quali strumenti usare, e non dimenticare che oggi la cosa peggiore sarebbe dividere il sindacato�. Anche quando era ministro dell’Industria e del Commercio con l’estero, nella scorsa legislatura, Enrico Letta ha avuto diversi scontri con Sergio Cofferati. Adesso, da responsabile dell’economia per la Margherita, schiaccia il freno sulla proposta di sciopero generale lanciata dal leader della Cgil contro la politica del lavoro progettata dal governo.
      Una bocciatura della relazione del segretario del maggiore sindacato italiano?
      �Cofferati ha fatto un discorso carico di significati utili non solo alla sinistra ma a tutto il centrosinistra. Per esempio � giusto che non si accetti la tesi secondo cui per favorire lo sviluppo bisogna togliere diritti ai lavoratori�.

      Il nocciolo della questione per� � la strategia sindacale. E i Ds pensano che lo sciopero generale non sia cos� male: prima Fassino, ieri D’Alema, che lo ritiene un’ipotesi �legittima�.

      �D’Alema ha detto che rispetta l’autonomia del sindacato e sono d’accordo: va rispettata la scelta che tutte le organizzazioni faranno sull’opportunit� di usare la "bomba atomica". Secondo me il segretario della Cisl Savino Pezzotta ha ragione quando dice che bisogna pensare sempre anche al "giorno dopo". Il mondo non finisce con le amministrative della prossima primavera: questo governo ha davanti a s� oltre 4 anni di vita ed � bene che anche noi dell’opposizione programmiamo le nostre battaglie su un periodo medio-lungo�.

      Quali, sul lavoro?

      �Con l’unit� sindacale potremmo ribaltare lo schema: basta discutere di statuto dei lavoratori e di questioni ideologiche, confrontiamoci invece su uno "statuto dei lavori". Il lavoro � cambiato e il tema concreto da affrontare � quello delle garanzie per i nuovi lavori, per quelli cosiddetti atipici che ormai sono la norma. Se si unisce questo tema a quelli della previdenza, della riforma degli ammortizzatori sociali e soprattutto del mezzogiorno, allora l’opposizione � pronta a giocare un ruolo costruttivo�.

      Il ministro del Welfare Maroni ribadisce che sull’articolo 18 il governo non si sposta.

      �Si incaponisce su uno schema vecchio e sbaglia. Cos� getta benzina sul fuoco e aiuta le posizioni pi� estremiste: allora sono loro che vogliono lo sciopero�.

      Il mese scorso l’Ulivo si � impegnato a un’opposizione �durissima�, convocando anche una manifestazione nazionale contro il governo fissata prima per il 16 febbraio e poi spostata al 2 marzo.

      �Dire che il governo non cadr� con la piazza non significa voler fare un’opposizione debole. L’idea piuttosto � di ottenere risultati concreti, come � stato con il contratto del Pubblico impiego; e di denunciare le mancanze del governo, come la promessa sull’aumento di un milione di lire a 9 milioni di italiani: solo un quarto di loro lo ha avuto, gli altri 6 milioni e mezzo sono stati presi in giro�.

      Molti pensano che il contratto del Pubblico impiego sia appunto frutto dell’annunciata ipotesi di uno sciopero generale.

      �La minaccia infatti c’� ancora, � chiaramente sul tavolo: potrebbe aiutare proprio a rovesciare lo schema del confronto, a spostare l’attenzione dal vecchio tema dell’articolo 18 a quello dei nuovi lavori. Lo sciopero generale per� � un’arma efficace che va usata dal sindacato unito. E io prendo atto che sulla proposta di Cofferati le altre organizzazioni hanno valutazioni diverse. Insomma, un conto � "minacciare" lo sciopero, un conto � farlo�.
Daria Gorodisky


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