“Intervista” Letta: bene Cisl e Uil, l’art.18 non è un tabù

03/07/2002



Mercoledí 03 Luglio 2002

Riformisti per forza? – Per la Margherita «l’andamento della trattativa ha dimostrato che era giusto dialogare»
Letta: bene Cisl e Uil, l’art.18 non è un tabù

Fabrizio Forquet
ROMA – «Scajola si assuma la piena responsabilità di quanto accaduto e si dimetta. Altrimenti il Governo non avrà più credibilità: anche al tavolo delle riforme». Enrico Letta rivendica la sua «cultura moderata», rilancia la scelta di appoggiare Cisl e Uil nella trattativa sul lavoro e assicura: «L’articolo 18 non è un tabù». Ma a tre giorni dall’agghiacciante sparata del ministro dell’Interno, il responsabile economico della Margherita è ancora infuriato: «Quello che è avvenuto – affonda – è gravissimo. E ancora più grave è che il presidente del Consiglio sembra voler gestire tutta la vicenda in modo pilatesco, come fosse ordinaria amministrazione». Lei conosceva bene Biagi? Era una grande e retta persona. La sua memoria è del tutto inconciliabile con le parole che sono state pronunciate dal ministro.
Domani (oggi, ndr) Berlusconi riferirà alle Camere. Cosa vi aspettate?
Che riconosca la gravità dell’accaduto e induca il ministro a lasciare. Ma soprattutto ci aspettiamo una testimonianza di dignità da parte della maggioranza. Se ciò non dovesse avvenire significherebbe che il Centro-destra non è fatto di uomini liberi.
Questa vicenda avrà conseguenze anche sul dialogo per le riforme?
Sono cose diverse. Ma, certo, se il Governo non dà un segnale chiaro sulla vicenda Biagi, allora la sua credibilità, anche al tavolo delle trattative, diventa davvero uguale a zero.
Marco Biagi era un convinto riformista. Voi della Margherita, appoggiando la strategia "dialogante" di Cisl e Uil, avete dimostrato la volontà di mantenere, anche dall’opposizione, la barra del timone sulle riforme…
È stata la scelta giusta. C’era chi diceva che sarebbe stata una trattativa fasulla, che tutto era già deciso. Mi sembra, invece, che la trattativa c’è e che Cisl e Uil non stiano avendo per nulla un atteggiamento remissivo. C’è un sano confronto: e non è scontato che ci sia la firma.
Per la verità l’intesa sembra a portata di mano. Vi creerà imbarazzi?
Rispetteremo quella firma, ma guarderemo ai contenuti: perché saranno questi, e solo questi, a contare. Politica e sindacati hanno un ruolo diverso. Se Cisl e Uil firmeranno vorrà dire che avranno ottenuto un accordo sufficiente per i loro associati, ma noi continueremo a incalzare la maggioranza sui contenuti. Per ora la proposta del Governo è insoddisfacente.
Non teme nuove tensioni nell’Ulivo?
Siamo tutti consapevoli che la divisione sindacale non deve scaricarsi sull’Ulivo. Tra Margherita e Ds in questi giorni c’è stata un’ottima collaborazione: noi non ci siamo appiattiti su Cisl e Uil, loro sulla Cgil. Fassino e Bersani hanno dimostrato coraggio. E un po’ anche noi. Non c’è ragione per non continuare a farlo. Sulla tensione sociale non c’è anche una responsabilità della Cgil? La Margherita ha criticato Cofferati per non essersi seduto al tavolo. Ma quella responsabilità resta in primo luogo del Governo che ha messo nell’arena il drappo rosso del 18.
Eppure ora Cisl e Uil vanno a siglare un accordo che prevede, per l’appunto, una modifica, per quanto minima, dell’articolo 18. Non era un diritto intangibile?
Pezzotta e Angeletti, e non solo loro, hanno ottenuto dal Governo una retromarcia importante rispetto alla proposta iniziale. Comunque io ho sempre pensato che porre la questione del 18 come un tabù, come un diritto intangibile, fosse sbagliato. Possono esserci anche altri strumenti per difendere i lavoratori dal licenziamento senza giusta causa.
Quali?
Bisogna superare i limiti dell’attuale applicazione del 18. E lo si fa attraverso una riforma in tre punti: incentivazione all’arbitrato, indicazione delle fattispecie nelle quali la giusta causa si applica, riforma del processo del lavoro per accorciare i tempi a vantaggio di tutti. E poi serve una rivisitazione degli ammortizzatori sociali.
Come giudica il progetto del Governo sugli ammortizzatori?
È certamente insoddisfacente. In settimana noi contiamo di presentare una proposta alternativa, fondata sulla Carta dei diritti, che mette in campo una riforma complessiva del sistema e coinvolge risorse finanziarie molto maggiori.
Dai programmi alle formule. Come vede l’Internazionale dei democratici rispuntata al caminetto di Londra?
Molto positivamente. Dobbiamo certamente importare molte ricette di Blair. E quello del caminetto di Londra può essere un buono spunto per superare un duopolio Ppe-Pse che va superato.
In Italia: più Ulivo o più partiti?
È fondamentale la collaborazione tra Ds e Margherita. Dobbiamo chiuderci dietro le spalle un anno di incomprensioni e sospetti reciproci. L’Ulivo è come l’Unione europea: coniuga l’aspetto unitario e la specificità dei singoli. E funziona, come l’Europa, se non c’è un diritto di veto di alcuno e, in secondo luogo, se c’è un forte motore. Ecco, come l’asse franco-tedesco è stato il motore dell’Unione, così l’asse Ds-Margherita deve essere il motore dell’Ulivo. Su questa base deve nascere il secondo tempo dell’Ulivo.
Con Rifondazione si può fare un’alleanza?
La politica delle alleanze, come dicevo prima, è fondamentale. È vero che, come si è visto alle ultime amministrative, uniti si vince. Ma per il 2006 bisogna costruire un’omogeneità della coalizione: perché deve essere una coalizione per vincere, ma anche per governare.
Quella che sembra mancare, come ha detto Massimo D’Alema, è una sintesi che metta d’accordo riformisti e "resistenti"...
Noi veniamo da un’epoca in cui il confronto politico si articolava tra i sostenitori dello Stato, la sinistra, e i sostenitori del mercato, la destra. Negli anni 90 siamo entrati in una nuova fase: oggi la sfida è tra concorrenza vera, libera e regolata, e monopolio, di cui Berlusconi è il più tipico rappresentante. Il confronto Stato-mercato non esiste più: chi ragiona così è fuori tempo. Perciò io immagino un Centro-sinistra che si liberi dei suoi tabù e diventi il paladino di una vera concorrenza: con al centro l’efficienza e il rispetto del consumatore. È così, oggi, che si difendono i diritti.
Non teme che tutto questo, a sinistra, resti minoritario?
Capisco le paure. Sta a noi spiegare che sono cose coniugabili con le protezioni e le garanzie. È una responsabilità di cui vogliamo farci carico.