“Intervista” Lavoro, il piano di Damiano

02/05/2007
    sabato 28 aprile 2007

    Pagina 38 – Economia

      Il ministro anticipa le proposte che saranno portate al tavolo della concertazione

        Lavoro, il piano di Damiano
        "Detassiamo gli straordinari"

          "Una corrente laburista nel Pd per frenare l´ala radicale"

            ROBERTO MANIA

            ROMA – «Non lascerò la rappresentanza esclusiva del mondo del lavoro alla sinistra radicale». Cesare Damiano, ministro del Lavoro, fassiniano di ferro con un lungo passato da sindacalista, annuncia che nel futuro Partito democratico non potrà non esserci una «corrente laburista». Lui ci sta già lavorando. Come al progetto di alleggerire il costo delle ore di straordinario. Una proposta che metterà sul tavolo della concertazione con le parti sociali per aumentare il potere d´acquisto delle retribuzioni, per far emergere una parte di lavoro nero, per rilanciare la produttività e sgravare i bilanci delle imprese. Damiano punta all´accordo entro giugno e fissa le sue priorità: riforma degli ammortizzatori sociali, sostituzione dello scalone di Maroni per l´anzianità con alcuni «gradini», aumento delle pensioni basse, sconti a favore dei giovani per il riscatto della laurea ai fini previdenziali, totalizzazione, infine, dei contributi versati a istituti diversi.

            Damiano, la critica principale che da sinistra viene rivolta al progetto del Partito democratico è la mancanza di ancoraggio al mondo del lavoro. Cosa risponde il ministro del Lavoro di una coalizione la cui maggioranza è quella dei partiti che daranno vita al Pd?

              «Dico che questa è una interpretazione di comodo, di chi vorrebbe rappresentare in esclusiva il mondo del lavoro. Ma questo non accadrà: non lasceremo il lavoro alla sinistra radicale. D´altra parte vorrei ricordarle un dato significativo: a Roma la mozione di Fassino ha ottenuto il 64 per cento dei voti, una percentuale che nelle sezioni aziendali, dove ci sono i lavoratori, ha toccato il 77 per cento. E sono certo che questa sia stata dovunque la tendenza. Il Partito democratico non solo sarà un partito popolare di pensionati e lavoratori, ma in esso c´è una radice profonda e consolidata sui temi del lavoro».

              Si dice che lei possa essere tra i promotori di una corrente laburista all´interno del Pd. È vero?

                «Ritengo che nel futuro Pd sia necessario avere quella che potremmo chiamare una corrente, oppure una sensibilità o una tendenza, per dare voce a migliaia e migliaia di militanti, di elettori, di intellettuali, non solo dirigenti sindacali, che rivendicano la centralità del lavoro, senza per questo contrapporlo alle ragioni dell´impresa. Si tratta di contrastare una visione distorta dello sviluppo basata sulla compressione indistinta dei costi, sul ricorso indiscriminato alla flessibilità che in molti casi si traduce in precarietà».

                Dopo 37 anni pensa che anche lo Statuto dei lavoratori potrebbe essere rivisto?

                  «Lo Statuto ha svolto una funzione fondamentale di innovazione e modernizzazione del sistema. Ma oggi quella legge copre la metà del mondo del lavoro, quello delle grandi imprese e del lavoro standard. Ecco perché ritengo che le tutele delle Statuto vadano estese e modulate ai nuovi lavori, come già stiamo facendo (pensi all´estensione della malattia e della maternità ai parasubordinati), costruendo nuove reti di protezione, un po´ come gli anelli di Saturno».

                    Fassino e Rutelli hanno parlato di riscrivere il welfare state. Come saranno i nuovi ammortizzatori sociali?

                      «Sono necessarie tutele universali. E questo passaggio, dopo lo Statuto degli anni Settanta, si può considerare la seconda rivoluzione: da una logica assistenziale a una promozionale. L´indennità di disoccupazione andrà a tutti coloro che perderanno il lavoro, ma chi non accetterà di seguire un percorso di riqualificazione professionale o l´offerta di reimpiego perderà la tutela».

                      Lei ha detto no ad una serie di riforme possibili (dall´innalzamento dell´età pensionabile delle donne alla chiusura delle finestre per l´anzianità) e ha detto sì solo ai veti sindacali. È convinto che questa strada porterà a risultati visti i precedenti?

                        «La concertazione è uno strumento delicato che richiede coerenza e passi graduali. Io mi attengo al Memorandum che non prevede quelle ipotesi».

                        Stando al Memorandum il negoziato doveva concludersi entro marzo.

                          «Ho sempre considerato quella data indicativa, non vincolante. Bisognerà chiudere entro giugno, prima del Dpef».

                          Gli industriali chiedono la detassazione degli straordinari. È d´accordo?

                            «È una richiesta che si può discutere, insieme alla rivalutazione del salario aziendale di produttività, con benefici per l´intero sistema e per incrementare il potere d´acquisto delle retribuzioni dei lavoratori italiani, che, come è purtroppo noto, è tra i più bassi d´Europa».