“Intervista” L.Marino: «Unipol sbaglia su Bnl, cooperative a rischio»

14/07/2005
    giovedì 14 luglio 2005

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      L’INTERVISTA / Il presidente: guardiamo con sospetto a questi immobiliaristi che non creano un posto di lavoro

        «Unipol sbaglia su Bnl, cooperative a rischio»

          Marino (Confcoop): la scalata è incostituzionale, gli utili vanno usati per fini sociali non finanziari

            ROMA – «Siamo nettamente contrari all’operazione Unipol su Bnl perché si va oltre i presupposti di solidarietà previsti dall’articolo 45 della Costituzione». Per Luigi Marino, 58 anni, presidente dal 1991 della Confcooperative (l’altra faccia della cooperazione, quella legata tradizionalmente al mondo cattolico), c’è un forte rischio «boomerang»: alla fine a rimetterci sarà l’intero mondo cooperativo che potrebbe perdere le agevolazioni di cui gode.

            Perché Unipol esce dal seminato della cooperazione?

              «Quando una cooperativa destina una parte delle proprie risorse, peraltro ottenute con il favore dello Stato, verso altre logiche, è lecito porsi degli interrogativi. Questo è il caso Unipol, che fa una scalata utilizzando gli utili che dovevano essere destinati per scopi solidali».

              Eppure anche la vostra Conserva Italia ha rilevato la Cirio e Granarolo vorrebbe acquisire Parmalat. Dov’è la differenza?

                «Non mi scandalizzo sul fatto che si tenti di acquisire una società quotata in Borsa. Ma che non ci sia continuità o rafforzamento della missione della società acquirente. Insomma Unipol e Bnl non fanno lo stesso mestiere».

                Ma l’asse banche-assicurazioni non è considerato un business del futuro?

                  «Scalare Bnl è più che legittimo. Il problema, ripeto, è l’utilizzo di risorse accumulate grazie alla legislazione favorevole in attività che non sono caratteristiche delle cooperative».

                  Però, con la legge varata l’anno scorso che distingue le cooperative vere dalle altre, le agevolazioni sono cambiate…

                  «Diciamo che è stata fatta una distinzione: quelle a prevalenza mutualistica pagano solo il 30% di imposte, le altre il 70%. Quindi il vantaggio, anche se ridotto, c’è sempre».

                  Lei sposa le riserve avanzate da Rutelli e Follini?

                    «Sì. Noi siamo dell’avviso che vadano posti dei paletti affinché le cooperative rimangano nel loro alveo. E poi c’è un problema di governance. Quando un socio sottoscrive delle azioni è giusto che sappia dove vadano a finire i suoi soldi. In sostanza, sono le cooperative che governano Unipol o si è creato un management diventato talmente autonomo da condizionare anche i soci?».

                    Lei cosa sospetta?

                      «Non lo so, non sono dentro Unipol. Pongo solo il problema».

                      Quanto conta l’invidia visto che voi non avete una compagnia assicurativa forte come la Unipol?

                        «Rivalità assolutamente no. Siamo solo preoccupati che l’intero movimento cooperativo ritorni nel mirino della politica, come è già successo qualche anno fa, e che ora ci accusino di essere come le altre imprese, che fanno scalate avventurose. E quindi dovremmo essere trattate senza differenze. Sarebbe un peccato perché, nella crisi generale dell’economia, siamo un modello che funziona, che aumenta fatturato, utili e occupazione».

                        Fassino non solo ha dato l’ok a Unipol, ma ha invitato a non demonizzare gli immobiliaristi

                          «La cooperazione è economia reale. Fino ad oggi le cooperative non hanno ceduto alle lusinghe della finanza. E quando è successo – come il caso della Banca Mantovana – hanno preso delle salassate pesanti. Ecco perché noi guardiamo con sospetto questi nuovi immobiliaristi che non creano un posto di lavoro, non risolvono un problema e forse sono i responsabili del boom del prezzo degli immobili».

                          C’è chi dice che Berlusconi e Fassino su queste vicende hanno la stessa opinione. Lei cosa ne pensa?

                          «E’ una coincidenza curiosa ma del tutto occasionale. Secondo me Berlusconi cerca una sorta di rivincita nei confronti di questa Confindustria. Fassino, è indubbio che sia vicino a Unipol».

                          Roberto Bagnoli