“Intervista” L.Marino: «Le coop devono fare altro»

12/12/2005
    venerdì 9 dicembre 2005

    PRIMO PIANO – Pagina 3

    Intervista a Luigi Marino

    Il numero uno della Confcooperative: «Scelte fatte in modo non democratico»

    Marino: «Le coop devono fare altro»

    Ca.Mar.

    Presidente Luigi Marino, i fatti giudiziari d queste ore rafforzano le sue convinzioni?

    Rispetto le persone coinvolte e mi auguro un rapido chiarimento. Abbiamo criticato la scalata e l’Opa non per vicende specifiche, o per la presenza di alcuni soggetti del mondo immobiliare o altro, ma solo per problemi relativi alle cooperative.

    Non sono imprese a tutti gli effetti?

    Non si possono prendere scorciatoie per occupare nuovi spazi di mercato. Il nostro obiettivo di fondo è lo scambio mutualistico tra i soci.

    Ma se un’impresa vuole crescere non può fare acquisizioni?

    Se le cooperative vogliono entrare nel mondo creditizio possono fondare una Banca di Credito Cooperativo e acquisire altre Bcc. In questo caso invece c’è stata una alterazione, sono intervenute cooperative che facevano un altro mestiere, hanno fatto una cordata con Unipol per acquistare una banca.

    Ma se il piano industriale fosse valido e Bankitalia desse il via libera quale sarebbe l’obiezione?

    Sono state destinate risorse a una scalata bancaria, anziché investirle nelle attività principali delle cooperative stesse.

    Quindi voi criticate le coop della cordata e non Unipol?

    Certo, Unipol è quotata in Borsa e deve muoversi come una società di capitali. Il nodo riguarda le cooperative, e anche per altri aspetti.

    Quali?

    La cooperazione deve essere legata al concetto di massima trasparenza: da noi non si vota col portafoglio o con i patti di sindacato, il voto è capitario. Questo garantisce tra l’altro una netta separazione tra proprietà e management. E infatti quando vedo strutture societarie complesse credo vi possa essere confusione e possano nascere equivoci sulla democraticità della gestione.

    È questo uno di quei casi?

    Non lo so. Mi auguro che le cooperative che sostengono Unipol abbiano sempre rispettato questo principio di democrazia, che alle scelte abbia partecipato realmente la base dei soci. Altrimenti non è cooperazione. Noi siamo diversi e questa diversità ha le sue regole.