“Intervista” L.Marino: con i vincoli solo lavoro nero

20/01/2003

        19 gennaio 2003

        LE COOPERATIVE
        Marino: con i vincoli solo lavoro nero
        La priorità è la riforma previdenziale

        ROMA. Luigi Marino, presidente della Confcooperative, scommette su una sconfitta del referendum sull’estensione dell’articolo 18 alle piccole imprese ma sull’esigenza di riforme non ha dubbi: la priorità sono le pensioni.
        Perché un no al referendum, quali sono i danni di un’estensione dell’articolo 18?
        Sono di due tipi. Di breve termine perché l’effetto-annuncio di un referendum di
        questo tipo costringerà a uno blocco di nuove assunzioni in attesa di vedere gli esiti finali. Mi ricordo che il quesito referendario sull’articolo 18 alle piccole imprese promosso da Democrazia proletaria (che portò all’attuale legge, 108/90, ndr) fu preceduto da un periodo di stagnazione nell’occupazione nelle Pmi.
        L’altro danno, in caso di vittoria del referendum di Rifondazione, è di lungo periodo cioè un irrigidimento del mercato del lavoro e quindi una proliferazione
        di disoccupazione e lavoro nero. Invece di creare lavoro e combattere il sommerso, prenderemmo la direzione opposta.
        Le modifiche del Governo sono la strada giusta?
        Intanto crediamo che sull’articolo 18 si sia perso troppo tempo. Ora, poi, con
        questa campagna referendaria rischiamo davvero di assistere a una battaglia di arretramento vero, contro gli interessi del Paese e dello sviluppo economico. Mi pare che si possa trasformare in un referendum sul referendum, cioè un test anche su quel poco che il Governo ha fatto sulla modifica dell’articolo 18. Ma non viviamo in un paese virtuale, privo di relazioni industriali e rapporti sociali,
        quindi è comunuque un risultato per quanto debole.
        Meglio sarebbe stato allora fare una battaglia seria, fino in fondo, sulle pensioni. E
        proporre ai sindacati uno scambio sulla previdenza. Ma c’è ancora tempo.
        Il premier sembra chiudere a una riforma previdenziale…
        Quella previdenziale è una riforma necessaria. L’Ue ci sollecita a intervenire, dovremmo metterci in ascolto dei suggerimenti di Bruxelles. Affrontare il conflitto sociale su un tema come le pensioni, invece dell’articolo 18, sarebbe stato meglio.
        Meglio il modello tedesco sui licenziamenti di lasciare l’alternativa al giudice tra risarcimento e reintegro?
        Diamo un giudizio positivo di questo modello. La vicenda sui licenziamenti si è
        chiusa con una soluzione insufficiente ma si doveva chiudere e ora non mi sembra
        il momento per riaprire il fronte. C’è il risultato importante della riforma del
        mercato del lavoro che dovrebbe essere approvata i primi di febbraio. Una riforma
        che va nella direzione da noi suggerita di una maggiore flessibilità anche nella figura del socio-lavoratore.
        Meglio il referendum che una legge e qual è il suo pronostico?
        Dico che è meglio andare alle urne ma non per ragioni politiche, di assistere a una vittoria o sconfitta della sinistra, ma perché una legge che evita le urne andrebbe nella direzione contraria alla flessibilità. Il mio pronostico è che vinceranno i «no» perché il fronte delle imprese e, in parte, delle forze sociali è su questa linea.
        LI.P.