“Intervista” L.Gallino: «Una riforma basata su carte truccate»

29/07/2004


            giovedì 29 luglio 2004



            intervista
            Luciano Gallino
            sociologo del lavoro

            «Una riforma basata su carte truccate»
            Questa delega è ancora densa di incognite per cui favorirà una corsa al pensionamento da parte dei lavoratori

            Giampiero Rossi

            MILANO «Una riforma costruita sulla base di carte truccate», che adesso rischia seriamente di scatenare una corsa frettolosa al pensionamento anticipato e, soprattutto, di consegnare al futuro di questo paese «una generazione di pensionati poveri», specialmente tra coloro che «commetteranno l’errore di campare “troppo” a lungo». Non è il commento politico di un oppositore barricadero, quello che boccia stronca senza messe misure la legge delega che il governo ha spinto in avanti a colpi di fiducia, ma è il giudizio documentato di uno studioso rigoroso e da sempre pacato nelle sue analisi come il professor Luciano Gallino, docente di sociologia del lavoro all’università di Torino, da sempre attento ai fenomeni che investono la realtà dei lavoratori italiani. E anche questa volta parla esclusivamente, sulla base di dati di fatto, il sociologo torinese, che purtroppo suggeriscono previsioni tutt’altro che ottimistiche.

            Professor Gallino, ormai è fatta, dunque, la legge delega sulla riforma del sistema previdenziale avanza a colpi di fiducia. Lei cosa ne pensa?

            «La mia opinione è che si tratta, tanto per cominciare, di una riforma condotta nascondendo le carte e utilizzando i dati in modo sostanzialmente scorretto. Perché la verità è che i numeri dovrebbero avrebbero dovuto giustificare questo intervento sul sistema previdenziale italiano sono incongruenti tra loro, sbagliati, oppure semplicemente non esistono.


            Non è poco, come preambolo. Può fare qualche esempio?

            «È molto semplice: prima di tutto va detto che il bilancio dell’Inps non è affatto nelle condizioni disastrose che sono state descritte. Anzi, è assolutamente in equilibrio. Il fatto è che all’interno di quel contenitore vi sono casse differenti, come per esempio quella che eroga gli assegni di invalidità, e alcune partite passive che sono state scaricate sull’Inps come i fondi pensionistici dei dirigenti d’azienda e dei lavoratori autonomi. Ora, a me sembra del tutto evidente che il peso degli assegni di invalidità non dovrebbe riguarda esclusivamente i lavoratori ma la il sistema fiscale in generale, quindi è profondamente scorretto partire da questo passivo passivo inevitabile – perché gli invalidi evidentemente non possono più apportare contributi – aggiungervi fondi deficitari e mettere tutto sul conto dei lavoratori».


            Quindi tutti quei messaggi terroristici sull’imminente bancarotta dell’Inps erano fondate su un trucco contabile?

            «Ripeto, l’Inps in quanto cassa pensionistica dei lavoratori dipendenti è in equilibrio, questo è il dato reale. Dopodiché in questa materia sono stati utilizzati molti dati falsi o incongruenti tra loro che, anche dal punto di vista del ricercatore che intende utilizzarli per analizzarli in termini comparativi, rendono tutto confuso e assolutamente irreale».


            Perché, non si sono limitati ai conti dell’Inps? Quali altri dati hanno contrabbandato per sostenere questo progetto di riforma?

            «Ah be’, molti altri. Per esempio sono del tutto scorretti tutti i confronti con gli altri paesi europei che sono stati diffusi quando si parlava della riforma delle pensioni italiane. In Italia, come è noto, i pensionati restituiscono allo Stato svariati miliardi di euro ogni anno sotto forma di imposte, nell’ordine di grandezza di qualche punto percentuale di prodotto intero lordo. In Germania, invece, l’imposizione fiscale sulle pensioni è molto vicina allo zero, e anche negli altri paesi europei la fiscalità è molto bassa, il che rende incomparabili tra loro i livelli di trattamento pensionistico con l’Italia. Insomma, si tratta del classico caso in cui, come dicono gli statistici, si fa un raffronto tra cavalli e mele. E se sgombriamo il campo dai trucchi, allora scopriamo che il nostro bilancio pensionistico è in equilibrio e che questa riforma e tutti i proclami terroristici sull’imminente crollo dell’Inps, non hanno alcuna giustificazione tecnica».


            Ma adesso che è stata approvata, quali effetti potrà produrre la riforma?

            «Dobbiamo tenere presente che si tratta di una legge delega e che, quindi, i successivi decreti attuativi potranno in qualche modo correggerla ancora, in peggio o in meglio, ma lasciando aperte ancora molte incognite per i lavoratori. Quindi io penso che ci sarà una corsa alle pensioni anticipate, perché molti si renderanno conto che questo è solo l’inizio di un processo e che quindi è meglio scappare subito e raccogliere quello che si può».


            Quindi l’effetto esattamente opposto a quello desiderato. E un peso immediato sulle casse dell’Inps?

            «Eh sì, i molti pensionamenti anticipati saranno un colpo non da poco per l’Inps. Ma d’altra parte anche gli incentivi a prolungare il lavoro richiedono calcoli complicati, dove ciascuna singola posizione. E attenzione, perché se si considera che l’incentivo consiste nel non versare la quota di contribuzione Inps e nel riceverla invece in busta paga, la conseguenza sarà poi una pensione più leggera. E se allora quella stessa persona commette “l’errore” di campare troppo a lungo rischia davvero di trovarsi in condizioni di fragilità economica».


            Un futuro fatto di anziani poveri, dunque?

            «È il classico caso in cui preferirei sbagliarmi, ma se pensiamo ai milioni di lavoratori con buste paga da 1.000-1.200 euro, non credo che 300 euro in più permettano grandi investimenti in vista della terza età. E con il sistema dei servizi ridotto in questa maniera…».