“Intervista” L.Gallino: «Sulla precarietà impegno non generico»

22/05/2006
    sabato 20 maggio 2006

    Pagina 9 – Lavoro/Economia

    Intervista al professor Luciano Gallino: �Dopo un certo numero di contratti a tempo uno ha diritto a un posto di lavoro fisso�

      �Sulla precariet�
      impegno non generico�

      Fabio Sebastiani

        La parola usata dal presidente del consiglio Romano Prodi a proposito della precariet� � stata “riduzione”. Si pongono alcune domande: Da quale misura si parte? Che cosa si intende per riduzione? Insomma, il rischio � che alla fine “qualsiasi risultato” vada bene. Questa impostazione � un po’ figlia dei “documenti” preparatori del programma dell’Unione in cui non compare nessuna seria valutazione sull’entit� del fenomeno, n� una formalizzazione sugli obiettivi da raggiungere. Anche se il fatidico “superamento” � costato quasi due anni di lavoro, a nessuno � venuto mai in mente di mettere mano a una valutazione sui risultati raggiunti con la legge Treu, che da molti nell’Unione viene valutato come un limite invalicabile. Liberazione ha intervistato il sociologo Luciano Gallino.

          Quale � una esatta entit� del fenomeno e quale possiamo realisticamente considerare una sua riduzione?

            Il dato nazionale che � stato reso noto non molti mesi fa � che nel 2005 le assunzioni con contratti a tempo determinato hanno superato il 50% del totale. E quindi una misura della riduzione si potrebbe considerare se l’anno prossimo si scendesse almeno al 40%. Un altro dato complessivo indicava il precariato nel 25% delle forze di lavoro. Spesso non vengono conteggiate altre figure che sono considerate formalmente autonome. Nell’insieme siamo intorno al 25% di contratti di durata breve. Occorre puntare a ridurli del 5% o del 10 in un anno o due.

              Che cosa potremmo intendere per riduzione qualitativa?

              Per intanto una riduzione netta delle tipologie dei lavori atipici che oggi sono complessivamente una cinquantina, non tutti in relazione con la legge 30. Molti di questi vengono dalla pubblica amministrazione, che non pu� utilizzare direttamente la Legge 30. Un segno importante sarebbe ridurne gradualmente la tipologia. Si torni rapidamente a 30 o a 20, o a meno ancora. Cosa tecnicamente possibile perch� molti non vengono utilizzati.

                Nel combattere la precariet� si fronteggiano diverse scuole…

                  Ho detto e scritto da diversi anni che quando c’� una dcondizione patologica sono importanti anche i rimedi. Per molte persone che non usciranno rapidamente dal precarieto anche i rimedi per una condizone sociale problematica sono utili. Ma l’imporante resta curare la malattia, ovvero l’eccesso di preacriet�. L’importante � mettere in chiaro che si vuole combattere a livello strutturale. Il che vuol dire che va messa in primo piano l’importanza culturale ed etica del lavoro a tempo indeterminato. Le altre figure andrebbero considerate come deroghe e per queste occorre pensare a protezioni e tutele che li avvicinino agli altri lavoratori.

                    Uno dei problemi del lavoro precario � la trappola della precariet�.

                      Bisognerebbe poter uscire da questa trappola, e dopo un certo numero di contratti a tempo determinato o un periodo di lavoro precario uno ha diritto a un posto di lavoro a tempo indeterminato. Non � un obiettivo da poco perch� bisognerebbe avere una banca dati, che in Italia non esiste. I paletti c’erano gi� nel vecchio pacchetto Treu ovvero vietare alle aziende di utilizzare il 50% di precari. Limiti ai contratti atipici da discutere con le categorie interessate.

                        Gli imprenditori italiani non hanno ancora capito che la trappola gioca anche contro di loro…

                          La trappola della precariet� gioca anche contro le stesse imprese connessa alla bassa produttivit� delle ore di lavoro, che deriva dalla scarsa formazione e dagli investimenti limitati in ricerca e sviluppo. Il risultato � che ci troviamo con i salari pi� bassi in Europa e anche le modeste variazioni dei prezzi e delle materie prime finiscono per essere un dramma. La produttivit� � imputabile da 4-5 anni alla mancanza di investimenti. E’ un tunnel che hanno contribuito a scavare le aziende stesse.