“Intervista” L.Gallino: «Solo con una svolta radicale possiamo riprenderci»

16/03/2004


 Intervista a: Luciano Gallino
sociologo
       
 



Intervista
a cura di

La.Ma.
 

martedì 16 marzo 2004
«Solo con una svolta radicale possiamo riprenderci»
La Confindustria di D’Amato ha privilegiato la guerra ai costi e al sindacato, mentre non c’è più una politica di innovazione e sviluppo

MILANO «La situazione industriale ed economica italiana è drasticamente peggiorata negli ultimi tre anni, e richiederà molto tempo per riuscire a riemergere. Sempre che cambino in modo radicale le scelte di politica industriale». Il sociologo Luciano Gallino, docente all’Università di Torino, indica due strade ugualmente importanti per migliorare la situazione, dopo gli ultimi dati sulla produzione industriale, peraltro «ampiamente prevedibili»: gli investimenti in formazione e ricerca, per riqualificare i prodotti italiani, e l’aumento dei salari, mediamente i più bassi d’Europa, che spingerebbe
ad un aumento della domanda interna.
Professore, il governo non sembra affatto
intenzionato a cambiare direzione.
«In effetti, i discorsi su innovazione, ricerca, sviluppo li fanno solo i sindacati. E anche la Confindustria di D’Amato, negli ultimi quattro anni, ha scelto la strada della diminuzione del costo del lavoro come risposta alla crisi. Ma è ormai evidente che si tratta di una strada fallimentare. Anche perchè su questo terreno ci sono Paesi molto più competitivi di noi, la
Cina innanzitutto».
Quindi? L’economia italiana proseguirà in questa agonia?
«Non vedo come il 2004 possa essere migliore del 2003. Segni di miglioramento non se ne vedono. Oltretutto, il primo maggio entreranno nell’Unione europea dieci nuovi paesi, con una forza lavoro molto qualificata. E assisteremo al paradosso per cui, poichè la Ue li sovvenzionerà, ci saranno ancora, nuove delocalizzazioni».
Tremonti spera sempre nella ripresa Usa…
«Che però sta contribuendo a creare posti di lavoro, anche qualificati, in Cina e in India, non negli Stati Uniti. Temo proprio non ci sia da aspettarsi molto».
Perchè l’Italia si trova nella situazione peggiore d’Europa?
«Perchè l’industria italiana ha investito molto nell’innovazione del processo produttivo, dei macchinari, al fine di comprimere il costo del lavoro, ma pochissimo invece nell’innovazione del prodotto, che quindi non ha un gran valore aggiunto. Il famoso “made in Italy” di fatto ha un valore aggiunto molto scarso. In Francia, in Germania, ci sono problemi di settore: da loro si parla di riduzione dell’utile, ma da noi tuttalpiù di riduzione del
debito. Sono problemi di portata decisamente diversa».
Quanto dovrebbe investire l’Italia in formazione e ricerca per recuperare?
«Perlomeno il 2-3% del pil, come fanno Francia e Germania, mentre l’Italia investe la metà. In realtà anche di più, proprio perchè ha perso molto terreno. Ma la redistribuzione del
reddito dovrebbe comprendere anche l’aumento dei salari, che mediamente sono i più bassi d’Europa. Il che porterebbe anche ad un aumento della domanda interna. Se si guardano i
grafici Eurostat degli ultimi 10-12 anni sull’andamento dei salari, l’unico che sembra un encefalogramma piatto è quello italiano. Perfino nel Regno Unito, nonostante gli anni del tatcherismo, i salari sono aumentati quasi cinque volte quelli italiani».