“Intervista” L.Gallino: Regole violate anche da chi non firma i contratti

03/12/2003


 Intervista a: Luciano Gallino
       
 



Intervista
a cura di

la.ma.
 

02.12.2003
Gallino: regole violate anche da chi non firma i contratti


MILANO
«Se è vero che i lavoratori hanno infranto le regole, è altrettanto vero che a monte c’è stata una simmetrica frattura delle regole della controparte. Le regole devono valere per tutti, sindacato e aziende. Non è possibile che la vertenza per il rinnovo del contratto si protragga per anni».
Il sociologo del lavoro Luciano Gallino, docente presso l’Università di Torino, richiama ad una visione articolata della vicenda dello sciopero dei mezzi pubblici milanesi, ricordando le responsabilità di tutte le parti in causa e cercando di comprendere i motivi che hanno portato ad una protesta così radicale. «Le cose non avrebbero dovuto giungere a questo punto, con un contratto da rinnovare da oltre due anni. È chiaro che la questione è complessa, ma non si possono lasciare i lavoratori senza adeguamento economico per così tanto tempo, tanto più in una città come Milano, la più cara d’Italia». Mentre l’inflazione è sempre alta, e della palude da crisi economica non si vede il termine.

Professor Gallino, tutti invocano le regole e condannano la protesta milanese che le ha violate, a partire dai vertici sindacali. Lei come la pensa

«Io credo che la questione non si possa porre solo in questi termini. Le regole andrebbero rispettate, e farlo è nell’interesse generale del sindacato e dei lavoratori, su questo non c’è nulla da dire. Ma è evidente che una discreta quota di responsabilità per quanto è avvenuto ce l’hanno anche le aziende. Il comportamento di una parte non può essere disgiunto da quello dell’altra. E le aziende non possono cavarsela semplicemente imputando ai lavoratori di aver infranto le regole dello sciopero. Tutto questo, comunque, mi sembra porti ad altre, preoccupate considerazioni».

Quali considerazioni?

«Questo è un momento in cui il sindacato, per via di questioni generali più gravi, la riforma delle pensioni innanzitutto, avrebbe bisogno di un’opinione pubblica favorevole. Ha bisogno di appoggi, di consensi i più ampi possibile, tanto più avendo già contro il governo, gran parte della stampa e persino – parlo della riforma previdenziale – una parte del centrosinistra, quantomeno disponibile a trattare. Il sindacato ha bisogno di forza e di unità. Da questo punto di vista, quanto è avvenuto si potrebbe ritenere un errore, perchè tende ad allontanare il favore dell’opinione pubblica».

Un autogol dei lavoratori?

«Senza esagerare, però. In primo luogo perchè è difficile chiedere un comportamento razionale a persone che sono in attesa del contratto da due anni. Certo, molto meglio stare nelle regole fissate. Ma è troppo facile dirlo per chi non vive sulla sua pelle le tensioni di un contratto non rinnovato».

In secondo luogo?
«Se l’episodio non dovesse ripetersi, è probabile che non pesi granchè, non abbia particolari influenze sulle prossime vertenze sindacali. Una piccola contusione ai sindacati, sì, ma nulla di più. L’irritazione die cittadini – legittima, peraltro – per una giornata senza mezzi potrà essere dimenticata facilmente di fronte a problemi come la scuola o le pesnioni».

Lo vede come uno scollamento tra i vertici sindacali e i lavoratori?

«È un po’ forte parlare di scollamento. Difficile per il sindacato rappresentare tutto e tutti. E oltretutto va sottolineato che l’episodio è accaduto a Milano, non a caso. Milano è la città più cara d’Italia, ad accrescere le tensioni è il carovita: se gli stipendi non vengono adeguati i problemi per i lavoratori non sono irrisori. A Roma è un conto, a Milano è ben diverso».