“Intervista” L.Francario (Covip): Fondi pensione a rischio senza tfr

11/05/2004



 
 
 
 
ItaliaOggi Economia e Politica
Numero 112, pag. 5 del 11/5/2004
Autore: di Teresa Pittelli
 
Fondi pensione a rischio senza tfr
 
L’allarme del presidente Covip, Francario, se il progetto del governo dovesse andare avanti.
Sarà irrisoria la copertura della previdenza complementare
 
Fondi pensione in bilico senza tfr. Il flusso del trattamento di fine rapporto garantito dalla riforma previdenziale ai fondi pensione assicurerà, a regime, una copertura pari a circa il 90% dei 19 punti non più garantiti dalle pensioni Inps. Senza tfr, invece, la copertura dell’ultima retribuzione offerta dalla previdenza complementare sarà talmente irrisoria che i fondi pensione non avranno più ragion d’essere. Un’ipotesi, quest’ultima, che potrebbe concretizzarsi se dovesse andare avanti il progetto di una parte del governo di trasferire i circa 10 miliardi di euro all’anno del tfr a un fondo Inps, in modo da contabilizzarlo come entrata, e migliorare i conti pubblici. Questo l’allarme di Lucio Francario, presidente della Covip, la commissione di vigilanza sui fondi pensione.

Domanda. L’ipotesi di trasferire il tfr all’Inps in modo da migliorare il rapporto deficit/pil dell’Italia, finora smentita dal ministero dell’economia, continua a far parlare e inquieta i sindacati. Qual è il giudizio della Covip?

Risposta. Il giudizio non può che essere di disappunto, perché la scelta dei fondi pensione per la previdenza complementare non può essere opportunistica, ma deve essere strutturale. Il tfr sarà fondamentale, infatti, per recuperare parte del gap tra livelli attuali e futuri di pensione.

D. In che modo?

R. Intorno al 2040 il tasso di sostituzione, cioè la percentuale di copertura dell’ultima retribuzione da parte della pensione, si abbasserà dall’attuale 68-70% (era il 67,3% nel 2000, ndr), al 48,5%. Una perdita secca di 19 punti, che potrà essere però recuperata se la quota di pensione complementare sarà sostenuta negli anni dall’afflusso del tfr.

D. E cioè?

R. E cioè il tasso di sostituzione offerto dall’integrativa a regime sarà intorno al 16,7%, cioè coprirà quasi il 90% di quei 19 punti non più garantiti dalla pensione Inps. Questo tasso, però, è composto per tre quarti, cioè il 12,5%, dal tfr, e solo per il 4,2% da altri contributi. Come dire: senza tfr la copertura offerta dalla previdenza complementare sarà irrisoria. Meglio dire ai lavoratori: abbiamo scherzato, non vale più la pena aderire ai fondi pensione. Non ci sarebbe margine sufficiente, infatti, tra massa contributiva impegnata e oneri di gestione.

D. Cosa ne sarebbe delle pensioni degli italiani?

R. Si assisterebbe al crollo di uno dei pilastri dello stato sociale. Ma non si può rinunciare a una strategia avviata dagli anni 90, quella del risparmio pensionistico attuato con il sistema contributivo e integrato dalla pensione complementare. Non si può creare un buco nel welfare solo per l’esigenza di abbassare le tasse a tutti. Vorrebbe dire che per sanare il bilancio pubblico di un esercizio si spoglia lo stato sociale per i prossimi 20 anni!

D. Esiste uno scenario meno catastrofico?

R. Forse se questo progetto fosse solo l’anello di un intervento complessivo in grado di offrire altre soluzioni, penso per esempio a una cartolarizzazione del tfr, allora sospenderei il giudizio.

D. La previdenza complementare ha ancora un basso grado di adesione, soprattutto tra alcune categorie di lavoratori. Pensa davvero che un lavoratore medio sia oggi in grado di rendersi conto dell’importanza del secondo pilastro, e che voglia trasferirvi la propria liquidazione?

R. Anche se c’è un margine di miglioramento, il tasso di adesione ai fondi pensione è in crescita costante. Occorre tenere presente che è un tema che coinvolge già oltre 2 milioni di lavoratori privati. E che sta per essere esteso a un milione di professionisti, le cui Casse di previdenza si sono mosse per ottenere la gestione dei fondi, e a 4 milioni e mezzo di dipendenti pubblici. Basta pensare che la prossima settimana la Covip autorizzerà il fondo Espero, al quale aderirà un milione e mezzo di lavoratori della scuola. Si tratta di una partita troppo importante per essere giocata con superficialità. (riproduzione riservata)