“Intervista” L.Angeletti: sull’Irpef manovra tutta politica

29/11/2004
    sabato 27 novembre 2004
    pagina 6

    Angeletti: sull’Irpef
    manovra tutta politica

      intervista
      Roberto Giovannini

        ROMA
        «QUELLA sull’Irpef è una manovra tutta politica, ma che non darà nessun risultato economico. E, sospetto, non ne darà nemmeno sul fronte elettorale». Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, boccia drasticamente la riforma fiscale varata dall’Esecutivo, e conferma: «i motivi per andare allo sciopero generale del 30 sono sempre di più».

          Eppure, segretario, la riduzione delle tasse dovrebbe essere una cosa positiva, no?

            «Certo, non c’è dubbio. Il primo problema è che una riduzione del prelievo fiscale indifferenziata e generalizzata è purtroppo un’operazione che non produrrà effetto alcuno, perché le cifre in gioco sono modeste, lo 0,5% del Pil. Se si voleva ottenere qualche risultato concreto sul fronte della ripresa economica, queste poche risorse bisognava finalizzarle, per difendere il potere d’acquisto del lavoro dipendente, restituire l’effetto del fiscal drag e non far pagare tasse sugli aumenti contrattuali. E non dimentichiamo: sarebbe stato utile ridurre l’Irap per quelle imprese che sono virtuose, che investono e si sviluppano. Perché il problema che c’era continua ad essere più grave che mai: non c’è crescita, non c’è sviluppo. A cominciare dal Mezzogiorno».

              E dell’effetto redistributivo della riforma, che ne pensa?

                «Che è completamente sbagliata e squilibrata la distribuzione del taglio delle tasse. La riforma riguarda anche i lavoratori dipendenti, ma va a vantaggio anche (e ripeto, in modo indifferenziato) anche delle imprese, dei professionisti e dei commercianti. Mi sembra proprio una distribuzione del tutto inaccettabile».

                  Cosa non vi convince, soprattutto, della copertura finanziaria individuata dal governo? Immagino le scarse risorse per il contratto degli statali, i tagli al personale della scuola…

                    «Se qualcuno pensa che sia una cosa giusta ed equa penalizzare in modo assurdo 3.800.000 di lavoratori pubblici, che peraltro votano, insieme alle loro famiglie… E a parte le considerazioni di equità, vorrei che mi spiegassero in che modo ridurre il potere d’acquisto dei pubblici dovrebbe favorire il rilancio dei consumi, della domanda e della crescita. E poi, non posso non constatare che i risparmi ottenuti con il blocco delle assunzioni nel comparto del pubblico impiego invece che essere utilizzato per aumentare i salari dei lavoratori, rinnovando il contratto, viene impiegato per ridurre le tasse ai contribuenti più ricchi. E questo è un ulteriore motivo per lo sciopero. Comunque, non finisce qui».

                      E dove si doveva colpire, invece, per trovare le risorse per la riforma fiscale?

                        «Intanto, vorrei ricordare una cosa semplicissima di cui tutti fanno finta di dimenticarsi: l’Italia è il paese con l’evasione fiscale più alta del mondo sviluppato. Andassero a cercare prima là».

                          Ma non ritiene che sprechi nell’utilizzo delle risorse pubbliche ce ne siano a bizzeffe? Non è giusto eliminarli?

                            «Non so quanti ce ne siano, certamente è uno spreco la duplicazioni delle funzioni tra Stato e amministrazioni decentrate. In ogni caso chiedo al governo: se ci sono sprechi, perché in questi tre anni non li hanno toccati?»

                              Lei dice che lo sciopero è ancora più fondato di prima. Ma a quanto pare, governo e maggioranza sembrano tranquillissimi e per nulla interessati al consenso del sindacato.

                                «Vedremo se sarà davvero così. Io non lo credo. Finché il governo non solo fa il contrario di ciò che chiediamo, ma non ci vuole nemmeno ascoltare, non abbiamo altre possibilità oltre allo sciopero e alla mobilitazione. Vedremo come andrà a finire».