“Intervista” L.Angeletti: sui contratti la Cgil è in ritardo

21/07/2004

          mercoledì 21/7/2004
          sezione: IN PRIMO PIANO – pag: 2
          CONCERTAZIONE • «Epifani è arrivato al tavolo impreparato» – «L’intesa ci sarà, spero non si perda troppo tempo»
          Angeletti: sui contratti la Cgil è in ritardo
          MASSIMO MASCINI
          ROMA • Si rende conto che tutti hanno perso un’occasione importante, ma non dispera che il bandolo della matassa possa essere ritrovato.
          Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, crede che la commissione interconfederale possa enucleare i problemi veri e che questi possano essere superati. Un ottimismo forse di maniera, ma sorretto da una forte volontà di costruire qualcosa.
          Angeletti, il sindacato è in una situazione difficile?
          È in attesa.
          In attesa di cosa?
          Di soluzioni per i nostri problemi.
          E le dovreste trovare nella commissione interconfederale che avete incaricato di esaminare i nodi della contrattazione?
          Quella commissione ha un compito delicato, deve enucleare le differenze tra le nostre posizioni e consentirci un accordo.
          Ma non sapete già tutto?
          Tutto no, non ancora. Gli avete dato 50 giorni di tempo.
          Non ne bastavano tre?
          Ne bastavano 15.
          E allora perché 50 e più?
          Così hanno voluto gli altri. Perché negare un po’ di tempo?
          Non è che fate passare il tempo per far partire con le vecchie regole il contratto dei meccanici?
          Proprio no. Chi lo pensa sbaglia alla grande.
          Lei esclude che il nodo sia quel contratto?
          Il problema è che la Cgil è in ritardo nella discussione al suo interno sui temi contrattuali. Noi e la Cisl abbiamo già discusso tutto. La Cgil non ancora.
          Quindi la commissione ha un lavoro effettivo?
          Deve diradare il sottobosco. E non è un lavoro facile, specie se non lo si fa da tanto. Qual è il vero nodo tra voi?
          Il modo in cui cresce il salario reale, se con il contratto nazionale o con i contratti di secondo livello.
          Non è che la Cgil ha problemi politici a trattare con questo Governo?
          La contrattazione non è competenza del Governo. Ma si è bloccato anche il discorso sulla politica economica. Non credo che la Cgil abbia problemi del genere. Non adesso. Perché l’errore di quella falsa partenza del confronto?
          C’è stato uno sbaglio mediatico iniziale, troppa enfasi sui possibili esiti del dialogo. E poi la Cgil è arrivata impreparata, ha sottovalutato i problemi di merito che ogni sindacato ha nei confronti delle proprie controparti.
          Avete perso un’occasione importante, considerando che potevate criticare tutti assieme alcune scelte di politica economica, per esempio sulla riforma fiscale?
          Si, poteva essere un momento importante in questa situazione così confusa, un momento di certezze, un punto di riferimento.
          Anche Lei, come Epifani, ha visto la vecchia Confindustria?
          Proprio no. D’Amato credeva nell’autosufficienza dell’impresa. Montezemolo riconosce che il sistema delle imprese rappresenta una parte, che da sola non va da nessuna parte, che certe scelte vanno costruite assieme.
          Si troverà un accordo tra le confederazioni?
          Non c’è alternativa. Spero non si perda troppo tempo.
          Il baricentro della politica salariale si sposterà in azienda?
          Credo sia inevitabile. La torta è piccola, va aumentata, ma la distribuzione va fatta dove si produce produttività.
          Un eventuale accordo con Confindustria disciplinerà anche il tema della rappresentanza?
          Noi auspichiamo un sistema di misurazione delle organizzazioni. Ma diffidiamo di una legge che controlli il potere del sindacato. Ma non c’è mai stata una legge così. Parecchi ci hanno provato.
          Il Dpef indicherà tassi di inflazione programmata lontani dalla realtà?
          Tanto non ne terremo conto.

          In disaccordo

          Il confronto tra le parti sociali
          ll nodo contratti
          -Lo strappo di Epifani. Confindustria chiede una revisione degli assetti contrattuali e salariali all’insegna di una maggiore flessibilità (tenendo conto dei livelli di produttività e delle differenze nei mercati locali) e la modifica del sistema di contrattazione. La Cgil ritiene la proposta troppo sbilanciata a favore delle imprese

          La commissione
          - La mediazione di Pezzotta. La Cgil può prendersi tutto il tempo che vuole ma è necessario fissare una data entro cui iniziare a trattare con Confindustria. La commissione interconfederale può arrivare a una proposta condivisa dalle tre sigle sindacali. Ma la discussione non può protrarsi oltre novembre
          D’accordo

          Il confronto dalle parti sociali

          Sviluppo
          - Obiettivo crescita. La crescita del Paese è per Confindustria e sindacati un obiettivo prioritario. Il suo raggiungimento passa per la ripresa degli investimenti privati con incentivi per le imprese che scommettono su innovazione e ricerca. Bisogna poi mettere in moto le aree del Paese in ritardo: nel Sud il Governo deve pensare a una fiscalità di vantaggio per le attività produttive
          Fisco
          - No ai tagli sull’Irpef. Sindacati e industriali concordano sul giudizio sulla riforma fiscale: non è in grado di assicurare investimenti produttivi e crescita. La conseguente riduzione del gettito si tradurrebbe in una minore disponibilità di risorse da destinare allo sviluppo. Inoltre la diminuzione del carico fiscale avrebbe un impatto negativo sulla finanza pubblica